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"Siamo esasperati", tra Cup e medici di base, la vaccinazione dei docenti è una "lotteria". Lo sfogo: "La Provincia ci manda allo sbaraglio"

"Siamo esasperati" è lo sfogo di un'insegnante del liceo Maffei di Riva del Garda, che in nome di un gruppo di colleghi ha voluto esprimere lo stato di profonda frustrazione in cui si trovano i docenti trentini di fronte alla campagna vaccinale con AstraZeneca. "E' una lotteria, la disorganizzazione della Pat la stiamo vivendo sulla nostra pelle"

Di Davide Leveghi - 06 marzo 2021 - 21:32

RIVA DEL GARDA. “Siamo esasperati. Quella dei vaccini è una lotteria, la più totale disorganizzazione che noi insegnanti stiamo vivendo sulla nostra pelle”. È piuttosto esemplare lo sfogo di un'insegnante del liceo Maffei di Riva del Garda, che a nome di un gruppo di docenti si è voluta rivolgere a il Dolomiti per portare la voce di chi attualmente si trova invischiato nel caotico mondo della campagna vaccinale trentina.

 

In un quadro di forniture a singhiozzo, dopo le polemiche sulle prenotazioni per gli over80, infatti, il “testimone” delle difficoltà organizzative è passato agli insegnantiCambiato il vaccino – per la categoria, fino ai 65 anni, si utilizza il vaccino AstraZeneca – la farraginosità è rimasta la stessa, dando il via ad una corsa alla vaccinazione in cui chi non ha il medico di base che ha aderito all'accordo siglato con la Provincia per la somministrazione delle dosi si è trovato bloccato, in attesa di capire quando potrà effettivamente ricevere l'atteso “antidoto” contro il Coronavirus.

 

A montare la rabbia della categoria è soprattutto questo “doppio canale”, secondo cui chi ha il medico di base che ha aderito all'accordo può vaccinarsi a prescindere dal grado in cui insegna, mentre chi non ha questa fortuna deve attendere il momento per prenotarsi tramite Cup. Con questo secondo canale, aperto dalla Provincia e dall'Azienda sanitaria, si parte infatti dalle scuole dell'infanzia, per poi salire di grado.

 

“Ho dei colleghi 40enni che sono già stati vaccinati, mentre molti altri sopra i 55 non lo sono ancora. Questo perché loro avevano i medici che fanno i vaccini, mentre gli altri no – incalza la docente – non sappiamo se ci sia una regia, siamo lasciati allo sbando. Anche chi ha il medico che fa il vaccino, infatti, non è detto che possa riceverlo. Se i medici non raggiungono le 10 persone a cui somministrarlo, non lo fanno. E così si crea una situazione in cui chi lo vuole fare non può, perdendo al tempo stesso settimane e settimana. È una lotteria”.

 

“Quando è stato annunciato che sarebbero partiti i vaccini per gli insegnanti io ho immediatamente sentito il mio medico – continua – il quale, purtroppo, mi ha detto che non aveva aderito. Una volta pubblicata la lista da parte dell'Apss con i nomi dei medici che aderivano alla convenzione, c'era anche il suo. L'ho risentito e mi ha detto che non era vero. Anche la lista era fatta con la stessa disorganizzazione”.

 

E così, la docente si è trovata come molti altri colleghi a dover attendere pazientemente il proprio turno. L'ultimo, essendo insegnante del liceo. “E' folle partire con i nidi e le materne, dove è risaputo che gli insegnanti hanno un'età media più bassa – spiega – di questo passo, gli over55 quando avranno la speranza di farlo? Noi vogliamo disperatamente tenere aperte le scuole, ma in sicurezza. E intanto si crea una lotteria, con il tam-tam di notizie di medici che fanno i vaccini anche ai non assistiti”.

 

L'impressione è che la Pat non ne faccia una giusta – incalza – siamo esasperati perché sia con il vaccino che nella gestione, ad esempio dei tamponi ai ragazzi, sembra che in Piazza Dante si siano messi d'accordo per fare le cose complicate e non trasparenti. Perché non si sa ad ora quanti siano i docenti vaccinati?”.

 

Mentre in Alto Adige nel fine settimana corrente i vaccinati tra il personale sanitario dovrebbero superare le 10mila unità, in Trentino, secondo i dati lentamente aggiornati e consultabili sul sito del governo, alle 15.31 del 6 marzo, le persone della categoria che hanno ricevuto almeno una dose sono 1699. Un numero decisamente inferiore. 

 

“Noi facciamo di tutto per stare a scuola. Facciamo in modo che i ragazzi tengano la mascherina, facciamo igienizzare loro le mani, mettiamo tutte le misure necessarie in campo, ma c'è un limite. I tamponi non si fanno, le vaccinazioni vanno a rilento, l'organizzazione è farraginosa e non crea l'idea che chi ci amministra tenga alla nostra sicurezza. Il messaggio è questo: arrangiati”.

 

Di fronte alla possibilità di chiudere le suole anche in zona arancione ma con un'incidenza al di sopra dei 250 contagi ogni 100mila abitanti, l'insegnante del Maffei è realista. Eppure a parole il presidente della Provincia Maurizio Fugatti si è dichiarato contrario, ribadendo la volontà della giunta di mantenere aperte le scuole.

 

“Sono combattuta, perché se stiamo attenti da una parte dentro alle mura scolastiche poi non sappiamo che fanno i ragazzi quando sono fuori – prosegue – andare in dad è una sconfitta, diciamo ai ragazzi di resistere perché la settimana dopo ci potremo rivedere. Ma al tempo stesso, se la situazione è fuori controllo, bisogna dare una sistemata. La domanda che si può fare, a questo punto, è: cosa non è stato fatto? Si sapeva che la variante inglese sarebbe arrivata, perché non ci si è organizzati prima? Perché siamo ripiombati in questa situazione?”.

 

“Come tutto quello che è stato fatto dalla Pat in questa pandemia, anche in questo caso si vuole andare di scommessa sulla pelle degli altri – conclude – su cosa basano infatti la volontà di tenere ancora la scuola aperta se ci sono ben più di 250 contagi al giorno? È un azzardo continuo, fatto sulla pelle dei trentini. Se le vogliono tenere aperte queste scuole, vaccinino per una buona volta gli insegnanti”.

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