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Svp, Lega e Fi votano per aumentarsi l’indennità, i sindacati: “Colpo di mano in barba alle regole del confronto democratico”

I sindacati tuonano contro l’aumento delle indennità votato in Consiglio regionale: “Inaccettabile e sconcertante che chi ha proposto quell’emendamento, e quanti lo hanno appoggiato, non si rendano conto che in questo modo si dà uno schiaffo a migliaia di lavoratori”

Di Tiziano Grottolo - 22 luglio 2021 - 16:57

TRENTO. Durante l’ultima seduta del Consiglio regionale si è consumato un colpo di scena che in pochi si aspettavano: nel mezzo della discussione sulla manovra di assestamento del bilancio, con un emendamento presentato dal presidente Josef Noggler, sostenuto da Svp, Lega e Forza Italia, si è deciso di sbloccare l’adeguamento delle indennità (previsto dall’Istat) che spettano ai consiglieri. Si tratta di un aumento che potrebbe arrivare fino a 600 euro e che andrà a sommarsi ai circa 9.800 euro che ogni mese finiscono nelle tasche dei consiglieri. A nulla è valsa l’opposizione delle minoranze, forte soprattutto dei voti della maggioranza Lega-Svp il provvedimento è passato.

 

Ora sulla vicenda intervengono anche i sindacati di Cgil, Cisl e Uil: “L’aumento delle indennità regionali deliberato con un vero e proprio blitz, in barba alle regole del confronto democratico, è inaccettabile e sconcertante che chi ha proposto quell’emendamento così come quanti hanno votato a favore non si rendano conto che in questo modo si dà uno schiaffo a migliaia di lavoratrici e lavoratori che in questo anno di pandemia hanno visto pesantemente ridotti i loro redditi, e soprattutto a quei lavoratori che la crisi ha messo in ginocchio come gli stagionali del turismo per i quali ieri l’Aula non è stata capace di trovare, tra le pieghe dell’assestamento regionale, nemmeno un euro”.

 

I sindacati sottolineano di non essere mai stati contrari all’adeguamento delle indennità, ma giudicano inaccettabile che sia stato previsto un meccanismo di automatismo che non esiste per nessun contratto di lavoro né pubblico né privato. “Per di più il colpo di mano di ieri ha cancellato un percorso di confronto sulla revisione delle indennità già avviato sul disegno di legge 33. Tutto il percorso fatto fino a questo momento non è servito a nulla”, affermano i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

 

“Siamo sempre stati per l’individuazione di un meccanismo equo – proseguono – adesso, invece, non solo si inserisce un automatismo per gli aumenti, ma si ha anche l’arroganza di indicizzarlo alla media dell’inflazione Istat di Trento e Bolzano. Siamo fuori dal mondo”. Nel merito Cgil, Cisl e Uil contestano anche un meccanismo che esclude, nei fatti, la libertà dei consiglieri di rinunciare agli arretrati. “Quelle somme potevano essere accantonate in un fondo e usate per famiglie e lavoratori in difficoltà. Non si potrà fare nemmeno questo”.

 

L’emendamento cancella con un colpo di spugna anche tutte le ipotesi sul tavolo per un adeguamento calcolato su un paniere di contratti pubblici e privati. “Questo avrebbe garantito aumenti congrui e sicuramente più equi”. Infine la beffa dell’adeguamento quinquennale e non annuale, “perché in ogni caso si recuperano i cinque anni pregressi. Sempre di automatismo si tratta”.

 

Resta dunque l’amaro in bocca per una decisione, targata Lega-Svp, che non ha accolto la proposta dei sindacati per stanziare risorse indirizzate a riconoscere i contributi previdenziali ai lavoratori stagionali per i periodi scoperti dalla Naspi e quindi privi anche dalla contribuzione figurativa. “Alla luce di questa posizione la scelta di ieri appare ancora più grave. Di fronte alla sofferenza dei lavoratori e delle lavoratrici la maggioranza non solo si svolta dall’altra parte, ma colpevolmente passa all’incasso”, concludono i tre segretari provinciali.

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