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Turismo, rischio spaccatura per l'Apt del capoluogo. La valle dei Laghi punta sul Garda: ''Ci è stato garantito dalla Pat che possiamo nel 2022''

I comuni della valle dei Laghi credono di poter trovare maggiori opportunità sul Garda rispetto all'attuale collocazione con Trento e il Monte Bondone: "Ci ha spaventato inoltre la possibilità di un allargamento verso la Valsugana". L'ambito che ruota intorno al lago ha già definito gli accordi con Comano e Ledro, ma le risorse non sembrano infinite e c'è il rischio di un forte calo dei budget

Di Luca Andreazza - 24 marzo 2021 - 22:59

TRENTO. Si ingarbuglia il sistema turistico trentino. La valle dei Laghi prepara gli scatoloni per trasferirsi sul Garda. Queste le indicazioni che arrivano a livello di Azienda per il turismo. Un saluto a Trento e un nuovo disegno del settore, ci sarebbe anche il via libera della Provincia: la deadline è fissata per il 1 gennaio 2022. I ragionamenti in questo senso sono già in fase avanzata, ora si vuole passare alle formalità.

 

"Siamo ancora in fase preliminare - commenta Lorenzo Miori, sindaco di Vallelaghi - ma il territorio è concorde per transitare sul Garda, c'è già un primo ok da parte dell'Azienda per il turismo. Ci teniamo a precisare che non chiudiamo la porta all'Apt del capoluogo per eventuali collaborazioni, però vediamo maggiori opportunità in questo cambio di direzione. Abbiamo già incontrato l'assessore Roberto Failoni e ci è stata garantita la fattibilità del passaggio dal 2022. Adesso ci muoviamo per formalizzare tutto". 

 

Un'intesa maturata tra Vallelaghi, Madruzzo e Cavedine, le amministrazioni si sono poi confrontate con gli operatori e la sintesi è quella di puntare sull'area del Garda. "I rapporti con Trento restano ottimi - dice Miori - la questione è una visione futura diversa: intravediamo maggiori flussi turistici e più opportunità di sviluppo con il lago. Ci sono anche maggiori similitudini per quanto riguarda l'identikit del turista, ma anche per natura, paesaggio e geografia. Le nuove prospettive sono outdoor e passeggiate, trekking, enogastronomia e turismo lento: la valle dei Laghi può essere la porta di ingresso del Garda. Un nuovo metodo e un nuovo sistema di relazioni che crediamo possano portarci grandi benefici". 

 

Un sodalizio con Trento che sarebbe quindi agli sgoccioli. "Ma questo passaggio non vuole essere una rottura. Semplicemente - spiega il sindaco di Vallelaghi - la toponomastica della valle dei Laghi è recente e siamo stati sempre inquadrati nel vecchio comprensorio C5: la Comunità di valle inoltre perderà ancora forza dopo essere già stata fortemente delegittimata e depotenziata. L'area ricerca una propria identità: il Garda in questo senso ci può aiutare, oltre a sviluppare il territorio in modo turistico e puntare sul mercato tedesco con più incisività. Attualmente non sfruttiamo tutte le nostre potenzialità". 

 

Un'ipotesi accelerata dal flirt tra il capoluogo e la Valsugana per costituire un unico ambito (Qui articolo). "Questa possibilità ci ha spaventato. Già ora la valle dei Laghi rappresenta un'appendice di Trento e del Monte Bondone. Se l'asse si allarga fino al Lagorai, il territorio diventerebbe ancora più marginale. Chiaro che il Garda è un'area forte, ma ci sono più elementi in comune che si traducono in maggiori possibilità di trovare soddisfazione a livello turistico", evidenzia il primo cittadino.

 

La direzione sembra tracciata. "A livello amministrativo - conclude Miori - la decisione può essere rapida, anche perché c'è unità di intenti tra sindaci e operatori. Ci prendiamo comunque il tempo necessario per pianificare il passaggio in vista del 2022. Il Garda è naturalmente una potenza e dobbiamo essere in grado di controllare bene il cambio di Apt per non restare schiacciati. La volontà è quella di lavorare per tirare fuori il meglio per tutti".

 

Un turismo azzerato causa emergenza Covid e il sistema è costretto a confrontarsi con le legittime aspirazioni dei territori, un libera tutti agevolato dalla riforma griffata Failoni che vuole "superare" i confini ma ragiona a livello di confini, anche comunali. Una riforma che ha portato tensioni e spaccature tra le varie aree. Il Garda, in particolare, in questa fase è chiamato a chiudere il cerchio sulla governance dopo l'allargamento dell'ambito (a bilanci naturalmente tenuti ben distinti) a Ledro e Comano (quest'ultima senza San Lorenzo Dorsino in orbita Paganella - qui articolo). Il primo effetto è quello che un Consiglio d'amministrazione snello diventi extra-large con tutto quanto comporta sulla possibilità di mediare nel locale e prendere decisioni magari in tempi più o meno rapidi.

 

In tanti sono stregati dal fascino del Garda, anche parte del tessuto imprenditoriale di Mori, di Brentonico e della val di Gresta vorrebbero caldeggiare questa direzione rispetto a Rovereto e alla Vallagarina. Gli amministratori comunali, però, tengono la barra dritta sull'unitarietà dell'ambito, tanto che la contesa si è spostata sulle Agenzie di territorio che rappresenterebbe un buon compromesso (Qui articolo). Per convinzione, per storia, per tradizione ma anche per economicità. L'ambito gardesano è fortissimo, interessato anche a rafforzare le sinergie con Lombardia e Veneto, però le risorse non sono infinte e rischiano un ridimensionamento per la suddivisione del finanziamento 49/51 tra pubblico/privato.

 

Il gettito della tassa di soggiorno (aumentato - qui articolo) è stato assicurato ai territori, prima dell'avvento di Covid si parla di un giro da oltre 16 milioni di euro per il Trentino. Ora il 10% verrà gestito dalle Ata e ci si aggira sui 250 mila euro per la parte di quota del Garda, tanti soldi da un certo punto di vista, molto pochi per accendere il motore di un ente intermedio sotto molti altri aspetti. Il grosso dovrebbe poi restare a Trento per essere gestito da Trentino Marketing, almeno questo sembra essere scritto nella legge. 

 

 Il Garda in questi ultimi anni ha gestito un budget da oltre 3 milioni e si è affidato grossomodo all'imposta, tanto da ridurre le quote dei privati. Adesso il flusso rischia di sgonfiarsi a 1,5 milioni e c'è la necessità di aumentare la compartecipazione degli operatori: i bilanci tra le "vecchie" Apt riunite sono separati; potrebbe essere ancora più complicato dover spiegare che parte di quei soldi di provenienza privatistica verrebbero utilizzati per promuovere zone diverse (Ledro e Comano) dal Garda. Insomma, quella che è sempre stata considerata la gallina dalle uova d'oro rischia di ritrovarsi senza penne.

 

Ma la parcellizzazione rischia di essere ben più ampia: Fiemme ingloba Pinè/Cembra; qui Civezzano adocchia la Valsugana, mentre Fornace preferisce Cavalese a Trento, pur condividendo con il capoluogo l'Ecomuseo. Sono molti comunque i ragionamenti sui territori, equilibri e meccanismi messi a punto in anni che rischiano di saltare.  E in caso di effettiva fusione val di Sole e val di Non nel 2022, il rischio è quello che molti comuni nonesi si rivolgano all'Alto Adige. 

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