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Coronavirus, turismo fermo e regna l'incertezza ma la Pat parte già con l'aumento della tassa di soggiorno

Se in alcune occasioni sembrava esserci stata un'apertura dell'assessorato nel prevedere un'attuazione verso metà del 2021 e gran parte degli operatori aveva chiesto di rinviare al 2022 questo proposito, c'è invece un'accelerazione per una modifica che prende corpo in due step

Di Luca Andreazza - 26 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. Una riforma del turismo che procede a colpi di più o meno improvvise accelerazioni, incurante di tutto, emergenza Covid-19 compreso. Impianti di risalita fermi? Mobilità bloccata? Non importa, intanto si alza la tassa di soggiorno. Questo il regalo di Natale trovato sotto l'albero dagli operatori del ricettivo.

 

Probabilmente sarebbe il tempo di delineare la primavera e addirittura l'inverno del prossimo anno. Si muovono (bene) i territori e sarebbero servite le Agenzie di prodotto, che però sono di territorio e comunque non sono ancora partite (e sarebbe stata la parte più interessante della riforma).

 

Ci sarebbe la necessità di prepararsi anche a un mercato prossimo che potrebbe essere molto diverso una volta usciti dai blocchi, un settore ancora più agguerrito e aggressivo, commercialmente e nella politica dei prezzi, per recuperare un anno praticamente zero. Delineare strategie, scenari e equilibri tra costi e benefici. Slogan e belle immagini (magari meglio se originalmente del Trentino) potrebbero non essere sufficienti per recuperare pure i clienti più fidelizzati.

 

Intanto c'è sempre e solo la riforma tanto voluta da Failoni. Una circolare del 21 dicembre inviata alle Apt per ricordare che "in data 25 dicembre 2020 entra in vigore il nuovo Regolamento di esecuzione dell'articolo 15 della legge provinciale n.8/2020 (legge sulla promozione turistica provinciale 2020) in materia di importa provinciale di soggiorno, con decorrenza dal 1 gennaio 2021".

 

Se in alcune occasioni sembrava esserci stata un'apertura dell'assessorato nel prevedere un'attuazione verso metà del 2021 e gran parte degli operatori aveva chiesto di rinviare al 2022 questo proposito (se è per quello anche nel chiedere un time out generale sulla riforma), c'è invece un'accelerazione per una modifica che prende corpo in due step: 1 gennaio-30 novembre 2021 e poi si va a regime dal 1 dicembre del prossimo anno.

"Per certi ambiti questo quadro temporaneo comporterà una riduzione dei valori dell'imposta di soggiorno, per altri - al contrario - un primo graduale aumento verso i valori a regime". Intanto con le prenotazioni giocoforza in fortissima difficoltà, quelle poche arrivate a conferma devono essere riviste. E se per un turista cambia anche poco (soprattutto se ancora non ha già prenotato o non è particolarmente fidelizzato), il messaggio magari in questo periodo di grande crisi non è comunque tra i migliori. Paradossalmente per qualche territorio si accorcia pure la coperta in maniera artificiale e d'imperio.

 

L'assessorato specifica che le nuove disposizioni nascono da due obiettivi. "Uniformare i valori dell'imposta su tutto il territorio provinciale in modo da evitare incomprensibili differenze tra una valle e l'altra e - in particolare - mettere in sicurezza il sistema turistico trentino per quanto riguarda i suoi finanziamenti nei prossimi anni. Infatti, grazie ai valori dell'imposta di soggiorno a regime l'intero sistema della promozione turistica trentina sarà in grado di reggersi in autonomia con risorse certe e svincolate dagli orientamenti politici di turno".

 

Insomma, se la Lega d'opposizione considerava la tassa di soggiorno un inutile balzello, ora si è accorta che regge il sistema turistico, un meccanismo introdotto per compensare i cali di risorse dovute all'epoca al patto di stabilità e agganciata alla Trentino Guest Card. La soluzione? Alzarla (per legge) e uniformarla in tutto il Trentino. Se il proposito è buono e corretto, questo non sembra tener conto delle differenze territoriali, così come delle diverse esperienze locali. Forse oltre a qualche passaggio di confronto in più non avrebbe guastato e sarebbe bastata soprattutto una delibera. Quest'ultima più facile da regolamentare, se si vuole modificare questo aspetto, l'iter diventa invece adesso molto più farraginoso perché si deve andare a modificare una norma.

 

Comprensibile anche voler reggere il sistema solo sulla tassa di soggiorno, ma comunque le risorse non sono certe perché dipendono dalla movimentazione annuale. In questo 2020 gli introiti da imposta sono naturalmente crollati e presumibilmente anche la prima parte del 2021 è destinato a presentare i conti in rosso.

 

Senza una prospettiva almeno perequativa, la Pat sembra inoltre voler abdicare al proprio ruolo di sostegno a un settore pesantissimo per il Pil locale. Una mossa comunque discutibile; un'assenza di iniezione di denaro pubblico forse significa altri tagli in vista, oltre a quelli già avvenuti in questi 2 anni di legislatura. Da capire anche se quanto non verrebbe assegnato alle Aziende per il turismo potrebbe essere dirottato su Trentino Marketing. Ma questi sono altri capitoli.

 

"Rimane poi assolutamente confermato il principio per il quale ogni euro incassato in un ambito ricada a favore di quel medesimo ambito". Quella che sembra una marcia indietro rispetto ai propositi iniziali di far confluire parte di questi "incassi" alle Agenzie di territorio o altrove. Ma l'attuazione della Riforma è in corso e quindi poi il quadro sarà maggiormente chiaro nei prossimi mesi.

 

Insomma, show must go on a tutti i costo o quasi per un comparto che necessita di aggiornamenti e miglioramenti, come qualunque industria, ma che prima dell'epidemia Covid-19 non brancolava nel buio con crescite costanti nell'ultimo decennio.

 

Intanto la crisi ha portato l'Apt di Comano, impossibilitata a trovare le risorse private per raggiungere il rapporto 49/51 tra finanziamenti pubblici e privati, a trovare un accordo con il Garda per la fusione e perdere San Lorenzo Dorsino in direzione Dolomiti Paganella. A bilanci naturalmente tenuti ben separati. Traballa Ledro, mentre la sinergia più convinta sembra quella tra Cembra/Pinè e Fiemme per un percorso da avviare il prossimo anno. Nuove sinergie che richiedono ovviamente tempo, soprattutto nella costituzione di una governance e nel trovare equilibri, quando forse le energie andrebbero focalizzate per la ripartenza. 

 

Un settore ora che naviga nelle acque tempestose dell'incertezza e con pochi riferimenti: le uniche certezze sono quelle di una riforma (che tolto l'istituzione di un Cda con nomine politiche non tocca Trentino Marketing, aspetto che quindi lascia intendere la lungimiranza del provvedimento) che procede imperterrita ma non è ancora dato sapere in quale direzione. L'importante è cambiare, poi la Lega in effetti non ha specificato se in meglio o in peggio.

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