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''Una valutazione di impatto generazionale sui diversi provvedimenti: si tenga conto dei giovani'', la proposta di Azione

L'introduzione di questo meccanismo porterebbe ogni legge a essere accompagnata da una riflessione approfondita dal punto di vista tecnico-scientifico sugli impatti sociali, ambientali e economici di una norma: "Si è ulteriormente ampliata l'asimmetria generazionale a causa di Covid"  

Di Luca Andreazza - 19 giugno 2021 - 13:34

TRENTO. Una valutazione di impatto generazionale. Questa la proposta di Azione che vorrebbe introdurre nella legislazione provinciale l'obbligo di effettuare, almeno per i provvedimenti più importanti, un quadro degli effetti di una legge sul lungo periodo. "Un metodo - commenta l'ex presidente Ugo Rossi - per prendere decisioni oggi ma senza perdere di vista gli effetti sul futuro del territorio. La politica non dovrebbe scegliere in base alle elezioni, ma per il bene dei nostri giovani".

 

L'introduzione di questo meccanismo porterebbe ogni legge a essere accompagnata da una riflessione approfondita dal punto di vista tecnico-scientifico sugli impatti di una norma. "E' necessario - dice Rossi - guardare oltre le scadenze delle elezioni per strutturare il futuro. E' il caso dell'Assegno unico che viene erogato per le persone con almeno 10 anni di cittadinanza con il chiaro intento di promuovere qualcosa per il consenso, senza considerare quanto comporta per le prossime generazioni tra integrazione, sviluppo della vita, lavoro e equilibrio economico. Un altro esempio è quello delle politiche giovanili incorporati nell'assessorato e che perde di trasversalità".

 

La forza politica parte dall'ultimo rapporto Ocse 2020 che ha segnalato una situazione in continuo peggioramento per quanto riguarda l'impatto economico e sociale dell'epidemia Covid. "Si è ulteriormente ampliata l'asimmetria generazionale. Questo evento - dice Mario Raffaelli, coordinatore politico Trentino in Azione - così profondo e drammatico ha accelerato il processo e la società si trova in un vero e proprio punto di rottura. Tutti gli indicatori economici e occupazionali evidenziano la criticità della situazione".

 

Nonostante il blocco dei licenziamenti, la disoccupazione tra i giovani è tornata a crescere raggiungendo il 33% a marzo. Un'ampia quota di under 35 non trova lavoro ma ricade anche tra i Neet (giovani che non studiano, non sono in cerca di occupazione o non si formano per trovare lavoro): secondo i dati Istat questa categoria comprende 3 milioni di persone.

 

"L'approccio non può essere esclusivamente quello dell'assistenzialismo - prosegue Raffaelli - ma serve una strategia strutturale. Naturalmente questo è un tema internazionale e nazionale, ma si possono usare gli strumenti dell'autonomia per anticipare le azioni e le risposte: il Trentino può essere un passo avanti e diventare un esempio in questo senso".

 

La premesse di questo disegno di legge è quella di un patto tra generazioni che si fonda sul comune convincimento che ogni generazione abbia il dovere di garantire un futuro sostenibile.

 

"C'è un problema di rappresentanza delle fasce più giovani: i punti di vista delle nuove generazioni nei processi amministrativi e legislativi non sono centrali nel dibattiti. Questa crisi impatta sui giovani, come quelle del 2008 e del 2011: il tasso di povertà degli under 35 è doppio rispetto agli over 65. Questo disegno di legge - continua Matteo Piccolotto, membro del comitato politico di Trentino in Azione - offre una risposta ai timori che per i giovani non ci sia spazio in politica. Ogni legge ha delle ripercussioni economiche e ambientali e la relazione illustrativa deve indicare come una norma incide sulle risorse future: non è vincolante ma evidenzia gli impatti delle scelte". 

 

Il principio di questo disegno di legge è quello di introdurre un sistema di valutazione d'impatto generazionale con riferimento ai disegni di legge provinciali, strumento per promuovere un giudizio sull'equità intergenerazionale degli effetti ambientali, sociali e economici che i provvedimenti producono sul territorio provinciale. 

 

"E' necessario costruire un futuro per i ragazzi e le ragazze che si mettono in gioco - spiega Giulia Pigoni, responsabile nazionale Azione per le politiche giovanili e consigliera regionale in Emilia Romagna - Azione ha deciso di non aprire una sezione giovanile: la politica non può ricordarsi dei giovani quando si deve chiudere una lista elettorale. Molti invece ricoprono già ruoli dirigenziali con oneri e onori. Se ci si impegna in politica, ci deve prendere la responsabilità. Si parla spesso di ragazzi, donne e bambini, salvo poi mettere sempre altro in cima alle agende. Invece è ora di mettere in campo le stesse possibilità: questo provvedimento può dare una visione di futuro, i territori possono diventare attrattivi e dare chance a tutti".

 

Il disegno di legge si propone di tre articoli: il primo è una modifica alla relazione tecnica dei provvedimenti legislativi per introdurre la valutazione di impatto inter-generazionale. Il secondo è una una valutazione che tenga conto delle variabili economiche, sociali e ambientali. "E' compito della Giunta, sentita la commissione competente, stabilire criteri e modalità con le quali effettuare questa relazione tecnica. Per le iniziative che non arrivano dall'esecutivo - evidenzia Rossi - la commissione competente può richiedere una relazione tecnica come previsto da questo disegno di legge".

 

La valutazione è ritenuta necessaria se l'intervento normativo a cui si accompagna è significativo o ha un forte impatto sul bilancio provinciale. Inoltre è sempre da effettuarsi, salvo che la relazione tecnica non motivi diversamente, nelle materie di finanza provinciale, agricoltura e foreste, energia, attività economiche, lavoro, politiche sociali, sanità, istruzione, urbanistica, acque pubbliche, trasporti e tutela ambientale.

 

L'articolo 3 invece prevede in materia di oneri derivanti da tale misura prevede la copertura con risorse già autorizzate nel bilancio provinciale. "La Provincia può attingere alle collaborazioni già attive, come Università e gli altri enti di ricerca, per l'applicazione della legge. Questa è la proposta, ma reputiamo corretto che confezionare i criteri sia responsabilità di chi governa. Serve la partecipazione di tutti in questo caso", conclude Rossi. 

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