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Vaccini anti-Covid, Zeni: “I collaboratori di Apss hanno saltato la fila? Pare una tipica furbata all’italiana. Politicamente ed eticamente una scelta grave”

Durante una seduta vaccinale, per errore, sono state scongelate 30 dosi del vaccino Pfizer/BioNTech di troppo che per non essere buttate sono state somministrate al personale amministrativo di Apss. Zeni: “A me pare che si sia sfruttata la disorganizzazione creata per una tipica furbata all’italiana. Al di là del possibile rilievo giuridico dal punto di vista politico ed etico la scelta è stata simbolicamente molto grave”

Di Tiziano Grottolo - 10 marzo 2021 - 10:36

TRENTO. Dopo il caso della soluzione fisiologica somministrata al posto del vaccino (articoli QUI e QUI), l’azienda sanitaria ha commesso un nuovo errore scongelando un numero eccessivo numero di dosi e per non doverle sprecare, questa la giustificazione, ha scelto di vaccinare alcuni dipendenti del settore amministrativo. L’errore è avvenuto durante una seduta vaccinale avvenuta nei giorni scorsi dove sono state scongelate una trentina di dosi del vaccino Pfizer/BioNTech di troppo.

 

Questo vaccino, come è noto, per essere conservato deve rimanere in speciali frigoriferi a una temperatura di meno 70 gradi, anche se recentemente l’azienda produttrice ha specificato che è sufficiente tenere le dosi a una temperatura compresa tra i meno 15 e meno 25 gradi. Ad ogni modo una volta scongelate non si può più tornare indietro così Apss si è trovata a dover decidere cosa fare con le dosi in eccesso: buttarle o trovare in fretta qualcuno a cui somministrarle. Alla fine la decisione è ricaduta sui propri dipendenti del settore amministrativo che sono stati contatti e invitati a sottoporsi alla vaccinazione.

 

Ovviamente questo nuovo errore sta già facendo discutere. “La giustificazione dei vertici dell’Apss per aver fatto saltare la fila per il vaccino Pfizer ai propri collaboratori più stretti non sta in piedi”, punta il dito Luca Zeni. Almeno 30 amministrativi – commenta il consigliere provinciale del Partito Democratico – cioè persone che lavorano in ufficio, non in reparto, sono state vaccinate pur non avendone diritto. La giustificazione dei vertici Apss è che per sbaglio sono state scongelate dosi in eccesso e per non buttarle hanno deciso di vaccinare sé stessi”.

 

Secondo Zeni ci sono alcune cose che non tornano, tanto per cominciare è strano che manchi un protocollo per casi simili perché, spiega, “può succedere che una persona prenotata non si presenti. Dev’esserci una lista di persone da chiamare, perché con le migliaia di persone in attesa, scavalcare la lista non è etico”. Non convince nemmeno la versione fornita da Apss sulla scadenza delle dosi (QUI il comunicato pubblicato dopo questo articolo): “Anche ammesso che si tratti di un singolo episodio e che si siano accorti che avevano soltanto un’ora di tempo per vaccinare, ma pare che in realtà sia stato maggiore il tempo a disposizione, non basta a giustificare la scelta. Alle 18 di pomeriggio 30 persone anziane a Trento che in un’ora si sarebbero presentate alla vaccinazione le conosco personalmente”.

 

Insomma secondo il consigliere Dem si poteva fare di meglio perché ci sono tante categorie che attendono di ricevere il vaccino e, forse, a queste si sarebbe dovuto dare la precedenza. “Personalmente – l’affondo di Zeni – mi sembra che si sia sfruttata la disorganizzazione creata per una tipica furbata all’italiana. Al di là del possibile rilievo giuridico, che saranno altri a dover valutare, dal punto di vista politico ed etico la scelta è stata simbolicamente molto grave. Sarebbe bello sapere se la Giunta era stata messa a conoscenza ed ha avvallato tale scelta, o se neanche era stata informata, ed allora sarebbe grave la mancanza di collegamento e di controllo tra istituzioni. Vedremo – conclude il consigliere – se qualcuno si assumerà la responsabilità dell’atto, o se, come al solito, si andrà avanti come se niente fosse”.

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