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Comunità di Maso San Pietro a rischio con l'addio dei padri camilliani? Il Patt: ''Nel bando della Provincia punti da chiarire. Non bisogna disperdere il progetto di padre Taufer''

La comunità terapeutica di Maso San Pietro (e Maso Tre Castagni) di Pergine è stata gestita dal 1985 ad oggi dalla  Fondazione Opera San Camillo dei padri camilliani. Ora però i religiosi, a causa anche della carenza di vocazioni e del gravoso impegno, hanno deciso di recedere dalla convenzione. La Pat ha pubblicato un bando ma il timore di molti è che l'esperienza portata avanti con ottimi risultati vada dispersa 

Di G.Fin - 13 August 2022 - 20:35

PERGINE. Fra trasferimenti, ristrutturazioni e assenza di programmazione il rischio è quello che ci si trovi davanti a un sistema di incastri in cui a farne le spese saranno ancora una volta i pazienti. I soggetti più deboli, che invece di essere accompagnati nel loro percorso di reinserimento nella società rischiano di essere allontanati.

 

Sono numerose le preoccupazioni attorno al futuro della comunità terapeutica di Maso San Pietro e Maso Tre Castagni di Pergine, gestita dalla Fondazione Opera San Camillo dei padri camilliani, in convenzione con l'Azienda provinciale per i servizi sanitari, ed accreditata per la funzione residenziale psichiatrica.

 

Una struttura importante che da anni offre un fondamentale servizio e che ha tra i suoi elementi essenziali proprio il collegamento con il territorio in cui si trova. Un elemento, quest'ultimo, quanto mai importante per quel percorso di salute messo in campo e che ha dimostrato negli anni essere un punto di forza. Ora, però, il progetto fondato nel 1985 da padre Beppino Taufer a Maso San Pietro, una vera innovazione per l'epoca ed ancora oggi all'avanguardia, rischia di naufragare.

 

COSA SUCCEDE A MASO SAN PIETRO

La comunità terapeutica per malati psichiatrici “Maso San Pietro“, che in questi 37 anni ha accolto decine e decine di persone con l’obiettivo di reinserirle in società, è stata gestita dalla Fondazione Opera San Camillo dei padri camilliani, in convenzione con l'Azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

A giugno di quest'anno, però, è arrivata la decisione: complice anche il venir meno delle vocazioni, i padri camilliani non se la sono più sentita di portare avanti questo impegno ed hanno deciso di recedere dalla convenzione con l'Apss. Da qui la decisione della Provincia di mettere nero su bianco un bando che però sta facendo sorgere numerose perplessità e timori.

 

Ad esprimerli a livello politico sono i consiglieri provinciali del PattPaola Demagri e Michele Dallapiccola. “L'assessorato ha fatto un bando che è molto strano perché dice sostanzialmente che c'è la necessità di un nuovo ente gestore che si occupi di questi pazienti ma tra i requisiti inseriti vi è anche che questo ente debba avere delle proprietà” spiega la consigliera Demagri che conosce bene Maso San Pietro visto che nel novembre del 1985 era stata scelta proprio da padre Taufer come una delle professioniste adatte per avviare il progetto. Requisiti “patrimoniali” giudicati quanto mai strani dai due consiglieri: “Soprattutto considerando il fatto che l'attuale struttura era data in convenzione gratuita ai Camilliani ed ora invece la strada scelta sembra essere diversa" spiega la consigliera.

 

Il timore che è sorto in molti è che si punti ad un trasferimento della comunità in un altro luogo, lontano dalla gente e questo andrebbe di certo a danneggiare la possibilità di essere vicini alla società perginese con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per il  reinserimento sociale degli ospiti. 

 

Ma non è l'unico aspetto che sembra preoccupare. Un altro campanello di allarme, sempre leggendo il bando, spiegano i consiglieri Demagri e Dallapiccola, è la mancanza di qualsiasi indicazione geografica sulle “proprietà” del nuovo ente gestore. “Non viene detto – spiegano i consiglieri del Patt – che debba trattarsi di una struttura collocata in Trentino. Questo può far rischiare che arrivi un ente da fuori provincia”. Elementi sui quali i due rappresentanti del Patt chiedono maggiore chiarezza alla Provincia. “Si spera che il futuro ente possa essere trentino – spiegano Demagri e Dallapiccola – e che la futura dislocazione della struttura possa continuare ad essere vicino alla comunità di Pergine e non invece in spazi lontani come invece sembrano indicare alcuni elementi”.

Ma in tutto questo c'è anche un gioco di incastri che riguarda i fondi che arriveranno dal Pnrr. Quel che si viene a sapere dalla giunta provinciale attraverso sempre la delibera è che Maso San Pietro e Maso Tre Castagni saranno utilizzati per altre attività e qui c'entra la futura casa di comunità ma anche la ristrutturazione del Perusini e del Pandolfi, le due strutture che si trovano all'interno dell'ospedale psichiatrico di Pergine e che sembra verranno ristrutturate.

 

“Sulla futura casa di comunità che potrebbe occupare gli spazi delle due strutture – spiegano Demagri e Dallapiccola – ancora oggi non si sa quali saranno i contenuti. Per il resto il rischio è che un progetto, un'esperienza quanto mai all'avanguardia ancora oggi, come quella di Maso San Pietro, venga cambiata, dispersa o posta in condizioni che non permettano più essere la stessa. In molti attendono risposte da parte della Provincia per capire come si vuole andare avanti”.

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