Contenuto sponsorizzato

Il Consiglio dei Ministri impugna la norma della Provincia di Trento per facilitare l'installazione dei pannelli fotovoltaici

La legge voluta dalla giunta Fugatti di fatto liberalizza l'installazione dei pannelli fino a 50kW di potenza ma per il cdm eccederebbe ''dalle competenze riconosciute alla Provincia autonoma di Trento dallo Statuto speciale di autonomia'' che ''si pongono in contrasto con la normativa statale ed europea in materia di energia"

Di Luca Pianesi - 22 June 2022 - 19:38

ROMA. Altra legge altra impugnazione. La Provincia di Trento a guida Fugatti sta collezionando ricorsi su ricorsi bocciature su bocciature per quanto riguarda le norme ''simbolo'' di questa legislatura (dal bonus bebé con discriminazione per gli stranieri, quella sull'accesso alle case Itea sempre con blocco per gli stranieri, le leggi Failoni sulle chiusure domenicali dei negozi, l'ingresso della Pat in Itas, le concessioni idroelettriche e tante altre) e dopo aver sbandierato ai quattro venti la bontà della legge sulle ''misure per la promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili'' approvata il 2 maggio 2022 ecco arrivare l'impugnazione del consiglio dei ministri.

 

Il Consiglio dei ministri, infatti, oggi ha deliberato di impugnare la legge della provincia autonoma di Trento 4 del 02/05/2022 in quanto "talune disposizioni, eccedendo dalle competenze riconosciute alla Provincia autonoma di Trento dallo Statuto speciale di autonomia, si pongono in contrasto con la normativa statale ed europea in materia di energia". Questo quanto riportato da una nota di Palazzo Chigi. Le misure, prosegue il comunicato, sono "in contrasto con l'articolo 117, primo e terzo comma, della Costituzione, violando altresì l'articolo 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione che affida allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio e il medesimo articolo 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione in materia di livelli essenziali delle prestazioni". 

 

La norma, probabilmente, era un po' troppo semplificatoria in tema di installazioni. Ed era questo il vanto della Provincia che all'indomani della approvazione in Giunta usciva con un comunicato che spiegava come ''diventa più semplice in Trentino installare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Sono operative da domani, mercoledì 4 maggio, le norme della nuova legge provinciale che facilitano le procedure in materia. In pratica, gli impianti fotovoltaici sulle coperture e nelle pertinenze degli edifici fino a 50 kW di potenza vengono classificate come opere libere. Sarà quindi sufficiente una comunicazione al Comune di riferimento, come sottolinea il vicepresidente e assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione Mario Tonina, promotore dell’iniziativa di legge, che consente di dare una risposta in questo momento di crisi energetica e in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione contenuti nel Piano energetico ambientale provinciale 2021-2030''.

 

Ovviamente da subito è parsa attaccabile per la quasi totale deregulation in materia di installazione per impianti fino a 50 kW visto che ci sono specifiche norme sul paesaggio e spesso è difficile anche andare a cambiare gli scuri di una finestra o le tegole di un tetto, figurarsi andare a modificare completamente le coperture delle abitazioni installando pannelli solari. “Sono novità importanti – affermava nel comunicato del 3 maggio il vicepresidente Tonina che solo ieri era a Nomi a presentare la norma – che vanno nella direzione di rimuovere gli ostacoli che avevano rallentato le iniziative di installazione di nuovi impianti e di facilitare l’aumento della produzione di energia rinnovabile in Trentino. Un nuovo meccanismo, quindi, più semplice e a disposizione di tutti coloro che sono interessati, per promuovere sostenibilità e risparmio. Se ciascuno di noi fa la propria parte – e le nuove procedure servono proprio a questo – possiamo favorire la svolta sostenibile nel nostro territorio”.

La legge che si compone di 11 articoli (e 4 tabelle allegate) definisce diversi regimi autorizzatori a seconda delle taglie degli impianti e riguarda tutte le fonti energetiche ad eccezione dell’idroelettrico. Diventano liberi (basterà una comunicazione al Comune) tutti gli impianti solari termici e fotovoltaici sulle coperture degli edifici, indipendentemente dalla taglia, e quelli installati a terra nelle pertinenze fino a 50 kW di potenza. Nei centri storici si dovrà rispettare l’inclinazione del tetto e posizionarli a terra solo se non ci sono alternative e nel rispetto delle norme di sicurezza. Se per ospitare i pannelli fossero necessarie strutture portanti a copertura di costruzioni esistenti, possono essere realizzate con permesso di costruire ma non incideranno sulla SUN e non saranno soggette a contributo di costruzione.

 

Per gli altri impianti invece sono definite diverse tipologie di autorizzazione a seconda della taglia. Per i grandi impianti (oltre i 50 kw per il fotovoltaico posizionato a terra, 200 per la biomassa solo per fare alcuni esempi) sarà necessaria l’Autorizzazione Integrata per l’Energia (AIE) che sarà richiesta all’Agenzia Provinciale per le Risorse idriche e l’Energia, che prevede una conferenza di servizi alla quale partecipano le strutture interessate e il comune competente, ed il procedimento si conclude in un termine massimo di 90 giorni. L’autorizzazione ha valore di pubblica utilità e variante urbanistica ove necessario. Per gli impianti sotto le soglie previste in legge invece è istituita la Procedura Abilitativa Semplice (PAS): si consegna il progetto in Comune e, se in 30 giorni non viene espresso parere negativo, si possono iniziare i lavori. Anche qui sarà l’amministrazione ad acquisire in una conferenza di servizi tutti i pareri necessari. Impianti più piccoli prevedono poi la semplice CILA o la comunicazione al Comune.

 

Infine in legge sono individuate le aree idonee all’installazione dei grandi impianti energetici: si tratta di aree industriali e commerciali, discariche e aree per impianti infrastrutturali, cave dismesse, aree da bonificare, parcheggi, aree di servizio per la mobilità e strade esistenti. In queste zone già paesaggisticamente compromesse, sarà più semplice installare questi impianti in quanto l’iter è ridotto di un terzo e non sono soggetti ad autorizzazione paesaggistica.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 25 giugno 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Società
26 giugno - 22:45
Dopo una mattinata dedicata alle celebrazioni di San Vigilio, l'evento clou della Disfida in piazza Fiera con la vittoria dei Gobj. [...]
Politica
26 giugno - 20:34
L'ex presidente della Pat: “Sulle Comunità di valle retromarcia definitiva, tutto resta come prima, in questi giorni altra retromarcia [...]
Società
26 giugno - 20:04
"Francesco e l'autismo" è una pagina nata a marzo scorso con l'intento di mostrare le attività quotidiane del bambino, dalle recite scolastiche [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato