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Il pasticcio della Giunta Fugatti che rischia di paralizzare la pesca: dopo mesi di promesse e annunci si è scoperto che la questione è “complessa e delicata”

Poco tempo fa la Giunta Fugatti sosteneva di aver individuato “nuove strategie” per consentire alle associazioni dei pescatori “di proseguire nelle loro attività”, peccato che non sia così e ora le realtà che governano la pesca in Trentino evocano conseguenze catastrofiche per il settore

Di Tiziano Grottolo - 10 aprile 2022 - 20:16

TRENTO. Solo pochi mesi fa l’assessora all’agricoltura, caccia e pesca Giulia Zanotelli sosteneva di aver individuato “nuove strategie” per consentire alle associazioni dei pescatori “di proseguire nelle loro attività di gestione delle acque, degli impianti ittiogenici e della pesca sportiva e ricevere i necessari contributi”. La situazione però è ben diversa e soprattutto il divieto di “immissione e qualsiasi azione di introduzione, reintroduzione e ripopolamento di esemplari di specie non autoctone”, previsto da una norma nazionale, è entrato in vigore anche in Trentino.

 

Ovviamente le associazioni dei pescatori trentini sono in stato d’agitazione ed evocano conseguenze catastrofiche per il settore. In mezzo c’è pure la “bocciatura” da parte dei pescatori dell’analisi del rischio formulata dal Servizio Faunistico e che avrebbe dovuto essere sottoposta all’Ispra. Quest’ultimo è un documento imprescindibile per sperare di poter autorizzare nuove immissioni. Nonostante le rassicurazioni ricevute i pescatori trentini sono rimasti con il proverbiale cero in mano e non hanno mancato di comunicare il loro scontento per la situazione che si è venuta a creare.

 

Di fatto, al netto dei proclami, la Provincia non è riuscita a portare a casa nulla tanto che recentemente l’assessora ha dovuto ammettere: “La possibilità di autorizzare autonomamente le immissioni ittiche di specie alloctone da parte della Provincia, è subordinata esclusivamente alla stesura di uno studio del rischio da sottoporre al parere di Ispra. Questa – si legge in una nota ufficiale – appare come l’unica via percorribile per consentire ai pescatori di procedere al più presto con le immissioni, dato che il decreto Milleproroghe non ha introdotto alcuna deroga”.

 

A quanto pare la Giunta Fugatti si è improvvisamente resa conto della “complessità e la delicatezza della questione, anche per via di profili di natura legale che vanno tenuti in considerazione”. È l’assessora che ricorda di aver più volte incontrato i rappresentanti del mondo della pesca, ma alla luce di quelle che vengono definite “informazioni poco corrette”, ritiene di dover chiarire ulteriormente il quadro: “La Provincia sta operando nel solco della normativa a oggi in vigore, con serietà. Se ci fosse stata una soluzione alternativa, avremmo perseguito un altro percorso senza esitazioni”. Ciò detto è impossibile non notare come sia stata la stessa Provincia a mettersi in questa infelice posizione.

 

In attesa di una soluzione i pescatori trentini non possono fare altro che accontentarsi di un’altra promessa da parte dell’Assessorato: “Non abbiamo alcuna intenzione di fermare o rallentare l’iter per la definizione dello studio del rischio, ma intendiamo affinarlo in tempi brevissimi assieme ai pescatori confidando nella collaborazione degli stessi”.

 

Nel frattempo chi festeggia sono gli ambientalisti che sottolineano come il provvedimento nazionale si sia reso necessario per tentare di salvaguardare le specie autoctone che altrimenti rischiano di essere soppiantate da quelle aliene o di dar vita a ibridi che prima non esistevano. Nel mirino del decreto governativo infatti, ci sono in particolare trota fario, trota iridea, trota lacustre e coregone, specie che pur essendo presenti da molto tempo non sono considerate autoctone in quanto frutto di precedenti immissioni.

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