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Trento
22 dicembre | 20:20

Un gassificatore al posto della discarica di Trento per trasformare i rifiuti in carburante per i mezzi di trasporto. La proposta di Azione: “Una via per l’idrogeno trentino”

Azione spinge per la realizzazione di un gassificatore con tecnologia “Waste to Chemical” (o in alternativa un termovalorizzatore): “Il Trentino è in balia del mercato che ha speculato sulle tariffe facendole aumentare, ma con questi impianti si possono produrre idrogeno, etanolo e metanolo con vantaggi economici per i cittadini”

Un gassificatore al posto della discarica di Trento per trasformare i rifiuti in carburante per i mezzi di trasporto
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Entro la fine dell’anno la Fondazione Bruno Kessler, l’Università di Trento e l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente porteranno i risultati dello studio che riguarda la possibilità di costruire un impianto trentino per il trattamento dei rifiuti. Dopodiché la Giunta Fugatti dovrà decidere quale strada seguire. “Per questo il nostro partito ha voluto portare una proposta sostenuta da un grande lavoro di ricerca e raccolta dati – sottolinea il segretario di Azione per la città di Trento Andrea Cavazzani – vogliamo portare un contributo per una scelta che non può più essere procrastinata”.

 

In Trentino infatti non esiste nemmeno un impianto per il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati che per questo devono essere smaltiti fuori provincia. “Il Trentino è in balia del mercato che ha speculato sulle tariffe – osserva Alessia Tarolli, già candidata di Azione alle ultime elezioni nazionali – ogni anno però vengono prodotte 62mila tonnellate di indifferenziato perciò serve una soluzione definitiva”. Ovviamente dovendo conferire l’immondizia fuori Provincia aumentano i costi anche per i cittadini che si vedono aumentare la tariffa sui rifiuti, questo nonostante una raccolta differenziata virtuosa che in provincia si attesta attorno al 79%.

 

Non solo, perché nel futuro prossimo le tariffe potrebbero essere destinate a crescere ulteriormente dal momento che le discariche presenti sul territorio hanno esaurito lo spazio disponibile e un aumento dei lotti non sarebbe risolutivo. “Recentemente alcuni bandi per conferire i rifiuti fuori provincia sono andati a vuoto – ricorda Tarolli – l’unica gara vinta se l’è aggiudicata un azienda bergamasca (la Rea Dalmine Srl ndr)”.

 

Proprio per questo per Azione è necessaria la costruzione di un impianto per il trattamento dei rifiuti. Scartata l’ipotesi di realizzare un impianto per il trattamento meccanico-biologico (perché in questo processo una parte non trascurabile di spazzatura deve comunque essere portata in discarica o incenerita), le soluzioni più caldeggiate sono il termovalorizzatore o un gassificatore in grado di sfruttare la tecnologia della “Waste to Chemical” (Wtc) che prende spunto dagli impianti giapponesi. Con una differenza sostanziale però: mentre i gassificatori giapponesi attraverso la smaltimento dei rifiuti producono energia elettrica, nel cosiddetto Waste to Chemical l’impianto di gassificazione viene combinato con la chimica convenzionale per produrre idrogeno, etanolo e metanolo. Attraverso la vendita sul mercato di questi prodotti si può rendere l’impianto più sostenibile. “Non va dimenticato – riprende Tarolli – che l’idrogeno prodotto dall’infrastruttura potrebbe essere utilizzato per convertire i mezzi di trasporto della Provincia come treni e autobus”.

 

Per affrontare il tema dello smaltimento dei rifiuti Azione ha chiamato a Trento anche Francesco Capone, assessore al ciclo dei rifiuti di Roma della Giunta ombra di Carlo Calenda. “Le 62mila tonnellate prodotte dal Trentino, di fatto, sono la metà di quello che produce uno solo dei quindici municipi di Roma dove si deve fare i conti con 3.200 tonnellate di spazzatura al giorno. Questo per dire che il Trentino ha la possibilità di essere all’avanguardia in questo settore e sperimentare soluzioni innovative e alternative”. Un primo progetto di Waste to Chemical è già partito a Roma, dove l’Unione Europea ha stanziato 194 milioni di euro a fondo perduto per la sua costruzione. Anche nella zona industriale di Milano sta prendendo il via un progetto simile ma impianti simili sono in fase di studio pure in Toscana e Piemonte.

 

“Questi impianti – riprende Capone – garantiscono benefici ecologici superiori rispetto ai termovalorizzatori. L’unico sottoprodotto dei processi di gassificazione è costituito da una parte inorganica che si deposita sul fondo ma che può essere trasformata in un prodotto vetrificato del tutto inerte. Casomai il tallone d’Achille dei gassificatori è rappresentato dal fatto che sono infrastrutture molto energivore e alcuni sono falliti proprio per questo problema. Gli impianti che sono falliti però servivano a produrre energia elettrica mentre la nostra proposta prevede di puntare su idrogeno e biocombustibili che possono essere rivenduti sul mercato a prezzi molto vantaggiosi o riutilizzati sul territorio. Inoltre la struttura potrebbe dotarsi di pannelli solari per ammortizzare i costi”.

 

Secondo Azione, l’ubicazione più naturale per un’infrastruttura di questo tipo sarebbe il sito di Ischia Podetti dove sorge l’attuale discarica (in estate interessata da un incendio). L’area è vicina al fiume Adige, aspetto non secondario visto che il gassificatore necessita di importanti quantità d’acqua per funzionare. I costi si aggirerebbero attorno ai 300 milioni di euro e l’impianto potrebbe essere realizzato in meno di 5 anni, magari privilegiando una soluzione di Partenariato pubblico privato (coinvolgendo Unitn e Fbk). Importanti pure le ricadute lavorative: nell’impianto sarebbero assunti una settantina di dipendenti (per un costo annuale di circa 3 milioni di euro), mentre servirebbero anche un’ottantina di persone per la manutenzione.

 

“L’urgenza del tema è evidente ed entro la fine dell’anno si dovrà prendere una decisione” ribadisce Giovanna Gambarota, tesoriera di Azione Trentino. “Vogliamo che questa scelta sia presa in assoluta trasparenza considerando che la termovalorizzazione è una tecnologia rodata, funzionante e sicura. Tuttavia, riteniamo che il Tentino sia sempre stato territorio di innovazione e che proporre una nuova tecnologia con un basso impatto ambientale possa essere la scelta migliore. Oltre a proporre una soluzione economicamente più vantaggiosa, il nostro obiettivo è quello di riuscire a concretizzare una gestione dei rifiuti sostenibile, efficiente ed innovativa”.

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