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| 16 mag 2023 | 20:01

Carne sintetica, "L'Italia rischia di restare indietro: governo antiscientifico e antieconomico'', Unterberger, Spagnolli e Patton in visita alla start up trentina

I senatori del Gruppo per le autonomie, Julia Unterberger, Luigi Spagnolli e Pietro Patton, hanno visitato i laboratori di Brunocell, la start-up trentina dove si sperimenta lo sviluppo della carne coltivata, sotto la guida del direttore del Cibio Paolo Macchi e di Stefano Biressi e Luciano Conti, professori associati dell’Università di Trento

TRENTO. "Bisognerebbe sostenere la ricerca con importanti risorse, esattamente come viene fatto in tanti altri Paesi". Queste le parole di Julia Unterberger, Luigi Spagnolli e Pietro Patton. I senatori del Gruppo per le autonomie hanno visitato i laboratori di Brunocell, la start-up trentina dove si sperimenta lo sviluppo della carne coltivata, sotto la guida del direttore del Cibio Paolo Macchi e di Stefano Biressi e Luciano Conti, professori associati dell’Università di Trento. "La carne coltivata potrebbe essere una valida alternativa a quella tradizionale, in particolare a quella degli allevamenti intensivi, il risultato finale sarà una rivoluzione alimentare, senza gli enormi costi ambientali, su spazi e con risorse ridotte. L'atteggiamento del governo è antiscientifico e antieconomico". 

 

Negli scorsi mesi la Destra ha aperto la battaglia contro il cibo prodotto in laboratorio, partita inizialmente da Coldiretti e arrivata a Roma. A fine marzo in Consiglio dei ministri (su proposta del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e del ministro della Salute Orazio Schillaci) è stato approvato il ddl che vieta la produzione e l'immissione sul mercato di alimenti e mangimi sintetici (Qui articolo).

 

Stop a carne, pesce e latte in vitro che mettono a rischio la ricerca. A tremare anche i laboratori del Cibio. "Qui si va ben oltre la produzione di 'bistecche': si sta parlando di uno studio virtuoso soprattutto dal punto di sociale", le parole a il Dolomiti dei professori che collaborano con Bruno Cell, Stefano Biressi Luciano Conti.

 

"Visitare i laboratori - commentano  Unterberger, Spagnolli e Patton - è stato molto interessante, così come confrontarsi con tutti i ricercatori impegnati sul progetto e che guardano con preoccupazione alle iniziative del governo, che ha presentato un disegno di legge sul divieto di carne coltivata assegnato alla Commissione agricoltura del Senato. La carne coltivata potrebbe divenire una valida alternativa alla carne tradizionale, in particolare a quella degli allevamenti intensivi. Al momento è ancora in fase di progettazione, ma è presumibile che il risultato finale sarà una rivoluzione nel settore alimentare".

 

La Coldiretti aveva promosso anche in Trentino Alto Adige la petizione per dire "No" al cibo prodotto in laboratorio. L'adesione era arrivata negli scorsi mesi anche dal presidente Maurizio Fugatti e dall'assessora Giulia Zanotelli che sono sembrati voler rinnegare il supporto alla ricerca su questo fronte dato in passato (Qui articolo).  

 

"Si riuscirà a produrre carne - aggiungono Unterberger, Spagnolli e Patton - perché di carne si tratta, senza gli enormi costi ambientali, su spazi e con risorse ridotte. In questo modo si risponderà alla domanda di carne di un pianeta che ha raggiunto gli 8 miliardi di abitanti. Non dimentichiamo che anche l’Italia importa all’anno 820 mila capi vivi e 325 mila tonnellate tra carne fresca e congelata. E soprattutto finirà l’enorme sofferenza cui sono sottoposti gli animali negli allevamenti intensivi e durante i trasporti. Per questo bisognerebbe sostenere la ricerca con importanti risorse, esattamente come viene fatto in tanti altri Paesi".

 

Il disegno di legge mette a rischio la possibilità di sfruttare questa innovazione a livello italiano. "L’atteggiamento del Governo è antiscientifico e antieconomico. Il ddl presentato contro la produzione di carne coltivata avrà come unico effetto quello di fermare la ricerca. Se poi davvero la sperimentazione dovesse mantenere le attese, l’Italia diventerà l’unico Paese che non produce ma importa interamente la carne coltivata dall’estero. Nessun paese dell’Unione europea può bloccare la commercializzazione di un prodotto ammesso a livello comunitario, ma solo bloccarne la produzione. Un bel danno per l’Italia, che oggi invece dovrebbe solo aiutare la ricerca e poi trarne tutte le valutazioni del caso, senza lasciare a tutti gli altri Paesi le enormi possibilità di crescita e sviluppo", concludono Unterberger, Spagnolli e Patton.

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