Civiche di maggioranza e minoranze unite sulla sanità, Lega e Fratelli d'Italia non votano ma la mozione passa per trovare una soluzione alla crisi del comparto
Tra i problemi della sanità nel Bellunese spiccano le lunghe liste d'attesa per visite e interventi. Le opposizioni e le liste civiche di maggioranza votano la mozione della sanità per rispondere alla crisi del settore e trovare una soluzione ai problemi

BELLUNO. La mozione sanità passa grazie al voto di civici e minoranze. Astenuti i consiglieri di Fratelli d’Italia, defilati quelli della Lega. Si conclude così un percorso iniziato tre mesi fa nel segno della collaborazione dopo un’inziale scontro fra maggioranza e minoranza su una mozione sempre a tema sanità presentata a fine maggio e non appoggiata da tutto l’arco consiliare perché giudicata troppo dura e politicamente schierata.
Da lì è iniziato il lavoro per la costruzione di un progetto comune per impegnare il sindaco a farsi portavoce del Comune e di tutti i sindaci nell’area dell’Ulss1 al fine di portare le problematiche e le criticità della sanità bellunese alla Regione e al Governo. Una mozione che, come ha ricordato il primo firmatario Giangiacomo Nicolini, “non è mai stata scritta contro qualcuno, né contro la Regione Veneto, né contro la direzione dell’Ulss1 Dolomiti, ma vuole essere la fotografia dello stato dell’arte della sanità bellunese”.
Una fotografia che mette in luce una sanità in crisi, con depotenziamento delle strutture, carenza cronica di organico, reparti che chiudono o si appoggiano a medici gettonisti per poter garantire l’operatività. Problemi che si tramutano nelle difficoltà che i cittadini vivono ogni giorno, fra cui spiccano le lunghe liste d’attesa per visite e interventi. Un problema che riguarda tutta la Provincia e che sembra non interessare la Regione, che ha anzi diminuito i posti letto mentre di converso aumentavano quelli nella sanità privata, portando a una lenta erosione di quella universalità delle cure che dovrebbe essere garantita dal Sistema Sanitario Nazionale.
Portare il tema della crisi della sanità nelle istituzioni ha destato irritazione, in primis nel presidente della Regione Zaia. Una irritazione che ha messo in imbarazzo i consiglieri della Lega, il cui capogruppo ha firmato la mozione insieme a tutti gli altri capigruppo del Consiglio. Durante la discussione, i consiglieri di minoranza hanno cercato di richiamare alla natura non politicamente schierata della mozione, così la consigliera Bettiol che ha ricordato “è un problema né di destra né di sinistra, è un problema nostro e dei cittadini che ci hanno eletti per risolvere i problemi”.
Interviene anche il sindaco De Pellegrin sottolineando che “questo documento vuole essere una fotografia che possa contribuire a portare un miglioramento al fine di agevolare anche la Regione”. Il sindaco non vuole farne una questione politica e per questo ci tiene comunque a sottolineare come la sanità veneta resti ai vertici della qualità rispetto le altre sanità regionali ed invita infine ad essere tutti costruttivi.
È alle dichiarazioni di voto nel corso della seduta di mercoledì 30 agosto che si consuma infine il dramma. Secondo il consigliere Sovilla, sarebbero stati troppi i mesi per redarre la mozione che rappresenta una situaizone non più attinente alla realtà e che non considera i passi avanti fatti dal commissario Dal Ben, che si è nel frattempo insediato nel ruolo. Prima di uscire dall’aula, il capogruppo ci tiene però a sottolineare che “questo voto non pregiudica l’andamento e la tenuta della maggioranza. La Lega ha una gerarchia, sono tenuto a parlare a nome del partito e garantisco questo”.
Se la defezione leghista era già nell’aria nei giorni precedenti, è stata l’astensione di FdI a cogliere di sorpresa. Il capogruppo Farina, sottolineando come la Lega sia alleata in Consiglio, in Regione e al governo, ripercorre quanto detto da Sommavilla, ritenendo la mozione ormai superata anche in virtù della lettera già presentata dal sindaco quale presidente della conferenza dei sindaci, lettera che aveva già suscitato mugugni da Venezia.
Il voto alla fine vede l’approvazione della mozione con 22 voti a favore su 24 presenti. Fra i 4 non partecipanti al voto anche il consigliere Trabucco, critico per questioni procedurali e di forma della mozione, apparentemente non condivise con la sua capogruppo che è stata invece firmataria e favorevole.
Si esce dal Consiglio con una maggioranza che perde per strada i partiti e partecipa per tramite delle sole civiche. Un precedente grave, secondo il consigliere Massaro, che getta ombre sul futuro della consiliatura vista l’ingerenza così penetrante dei partiti nelle vicende cittadine. Per Claudia Bettiol la cosa più grave è il rifiuto da parte della maggioranza di prendere in mano i problemi dei cittadini e dichiara “non dobbiamo farci condizionare in questa misura dai partiti anche se ne facciamo parte”. Per Sommavilla “la nostra posizione è di assoluta fiducia alla giunta De Pellegrin e non c’è nessun problema per noi e per i nostri alleati per la consiliatura in essere”. Anche il sindaco si mostra tranquillo rispetto alla tenuta della sua maggioranza, ritenendo che tutto rientri nell’ambito di un confronto democratico. Quello che resta alla fine della votazione è l’ingombrante presenza dei partiti nazionali, in grado di agire in maniera diretta sulle questioni territoriali, condizionandone la discussione.


















