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| 05 apr 2023 | 17:28

''E' un'operazione vergognosa, così si colpiscono i pensionati e le fasce più deboli. Forse pensavano non avremmo fatto il confronto con Bolzano''

L'allarme della Cisl Pensionati con Tamara Lambiase che spiega come ''la Provincia di Trento abbia introdotto l'addizionale regionale a partire da pensioni e stipendi che superano i 15mila euro. Nel 2022 l'esenzione arrivava a 25 mila euro e in Alto Adige parte dai 35mila euro. Forse la Provincia di Trento ha agito sulle fasce più deboli, meno informate e meno informatizzate pensando di far passare in silenzio questo aumento di tasse''

E' un'operazione vergognosa, così si colpiscono i pensionati e le fasce più deboli

TRENTO. ''Denunciamo l’azione della Provincia di Trento che ha ulteriormente infierito su pensioni e stipendi: in sede di approvazione del bilancio 2023 ha introdotto l'addizionale regionale a partire dalle pensioni e dagli stipendi che superano i 15 mila euro annui lordi, mentre per il 2022 veniva applicata una esenzione fino a 25 mila euro. Ciò significa che un pensionato che percepisce e cerca di sopravvivere con 1.000 euro netti al mese, viene “alleggerito” di quasi 200 euro l'anno''. Così Tamara Lambiase, della Cisl Pensionati Trentino, spiega quella che non esita a definire ''una operazione vergognosa''. 

 

Un attacco diretto ai pensionati e a chi è più in difficoltà, per la delegata trentina, mentre nella vicina Provincia di Bolzano ''la giunta ha invece deciso di applicare l’addizionale regionale solo sui redditi e sulla parte di essi superiori a 35.000 euro lordi''. ''Forse la Provincia di Trento ha agito sulle fasce più deboli, meno informate e meno informatizzate - aggiunge Lambiase - pensando di far passare in silenzio questo aumento di tasse. Forse ha creduto che nessuno facesse un confronto con le scelte operate dalla vicina Provincia di Bolzano. Ma solo per fare un esempio: a Bolzano una pensione di 36.000 euro lordi versa solo sui 1000 euro eccedenti una addizionale di 12,30 euro annui, mentre a Trento ne versa 442,80 annui''.

 

Il tutto in un contesto dove l'inflazione viaggia attorno al 10% su base annua, il carrello della spesa è sempre più costoso e le bollette luce – gas più pesanti. Gli stipendi e le pensioni hanno perduto buona parte del loro potere d'acquisto. ''Ma mentre i lavoratori possono recuperare aumenti economici, almeno in parte tramite la contrattazione - continua Lambiase - i pensionati possono contare unicamente sulla rivalutazione del trattamento pensionistico. La rivalutazione delle pensioni, scattata il primo gennaio scorso, prevedeva un aumento del 7,3%, senonché la Legge di Bilancio 2023 ha concesso la piena rivalutazione solo alle pensioni non superiori a quattro volte il minimo, ossia fino a 2101 euro lordi mensili, riducendo via via la rivalutazione sui redditi superiori''.

 

Il sindacato spiega che l’azione della Provincia di Trento in sede di approvazione del Bilancio 2023 avrebbe introdotto l'addizionale regionale a partire dalle pensioni e dagli stipendi che superano i 15 mila euro annui lordi (1,23% fino a 50 mila e 1,73% oltre i 50 mila), mentre per il 2022 veniva applicata una esenzione fino a 25 mila euro. Ciò significa che un pensionato che percepisce e cerca di sopravvivere con 1.000 euro netti al mese, viene “alleggerito” di quasi 200 euro l'anno.

 

''Non possiamo accettare passivamente questa decisione “politica” e forse anche “di promozione elettorale”, per questo motivo . prosegue la delegata trentina - il Sindacato Pensionati CISL Trentino con un gruppo spontaneo di pensionati, ha messo in atto una protesta sottoscrivendo un documento che ha già raccolto centinaia di firme e che verrà consegnato ai Consiglieri della Provincia di Trento. Il nostro governo provinciale dovrebbe rammentare le parole di Degasperi autonomista convinto che ricordava che l’autonomia deve dimostrare di essere migliore della burocrazia statale, del sistema accentrato statale e soprattutto di saper spendere meglio le risorse per stare sempre dalla parte del cittadino''.

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