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| 28 mar 2023 | 19:47

"L'Alto Adige è senza nome da 100 anni". Gli Schützen attaccano 'l'italianizzazione' della toponomastica: "Nomi di luoghi tradotti arbitrariamente e fascistizzati"

La Südtiroler Schützenbund torna con un'azione di protesta, a 100 anni dal marzo 1923 quando ebbe inizio "l'opera di italianizzazione" nella denominazione dei luoghi: "L'Alto Adige merita un futuro senza falsificare la storia e l'identità. Questa è una questione centrale che forma l'identità di un territorio"

di Francesca Cristoforetti

BOLZANO. "Il Sudtirolo è senza nome da 100 anni". E' chiaro il messaggio della Südtiroler Schützenbund a un secolo dall'italianizzazione della toponomastica altoatesina, avvenuta nel 1923. Tanti gli striscioni e i manifesti esposti nei territori di tutta la provincia di Bolzano.

 

"Cerchiamo una soluzione storica al problema attraverso un'azione onesta, giusta e pacifica - dichiara l'associazione -. Le 'storpiature' fasciste non vanno bene e rimarcano quell'intenzione, come nel 1923".

 

L'azione di protesta è stata lanciata attraverso una campagna su tutto il territorio con l'obiettivo di ribadire il no all'italianizzazione della toponomastica altoatesina, avvenuta sotto Mussolini. "No a Lagundo per Algund, no a Colle per Pichl. La denominazione dei luoghi è una questione centrale, che forma l'identità e trasmette la storia di un paese", sostiene la Schützenbund.

 

"In un momento storico in cui il mondo è alla ricerca delle proprie origini e di autenticità, i toponimi storici che riflettono le caratteristiche locali hanno un valore inestimabile. È quindi ancora più allarmante che la 'nazione culturale italiana' insista in Alto Adige su nomi di luoghi arbitrariamente inventati e fascistizzati, che mirano a falsificare l'identità di un paese e a reinterpretarla in senso nazionalista".

 

Secondo la Schützenbund la questione della toponomastica per troppo tempo è stata trattata come puro oggetto di "mercanteggiamento politico". "L'ingiustizia non va in prescrizione - sostiene Martin Robatscher, responsabile culturale del gruppo - e non diventa legge solo perché esiste da tempo o perché vivere nella falsificazione sembra più comodo e opportuno. L'Alto Adige merita un futuro senza falsificare la storia e l'identità: lo dobbiamo alle generazioni future".

 

Gli Schützen attaccano il fatto che i toponimi tedeschi e ladini "non abbiano ufficialità rispetto a quelli italiani a livello nazionale che quindi non risultano essere tutt'oggi ufficialmente validi - conclude il gruppo -. Non chiediamo di cancellare la traduzione italiana per i 55 luoghi che storicamente hanno sempre avuto anche contatti con il Trentino. Ma quelli tedeschi devono rimanere così come sono".

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