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| 13 feb 2023 | 17:11

L'Umbria leghista cerca di ispirarsi al Trentino leghista per combattere la denatalità e sigla un protocollo d'intesa: ma non era meglio guardare all'Europa?

Il Trentino è il secondo territorio migliore d'Italia (dopo l'Alto Adige) per quanto riguarda il tasso di fecondità ma il suo dato lo pone comunque nelle ultimissime posizioni in confronto al resto del Continente. Ecco che il protocollo firmato in pompa magna oggi a Trento sa più di spot reciproco da regalare ai propri cittadini che un'azione reale di contrasto al drammatico fenomeno che sta colpendo tutto il nostro Paese qual è la denatalità

L'Umbria leghista cerca di ispirarsi al Trentino leghista per combattere la denatalità e sigla un protocollo d'intesa

TRENTO. Il Trentino che insegna all'Umbria come adottare corrette politiche per le famiglie e quindi come combattere la denatalità è un po' come il bue che dà del cornuto all'asino, ma tra governi leghisti la ricerca di reciproci spot da regalare ai propri concittadini è di vitale importanza politica (e la spilla della Lega sfoggiata dall'assessore regionale umbro durante la firma del protocollo sembrava proprio comunicare quel messaggio). E allora ecco che oggi a Trento è stato siglato un Protocollo d'intesa tra Provincia di Trento e Regione Umbria per ''avviare un processo culturale di sensibilizzazione e di riorientamento dell’attività delle istituzioni ai bisogni e al benessere delle famiglie e combattere la denatalità''. 

 

“Il Trentino - ha commentato l'assessore alle politiche sociali Stefania Segnana della Pat - promuove buone prassi che vengono viste, conosciute e apprezzate da molte regioni d’Italia e oggi firmiamo il Protocollo d’Intesa con la Regione Umbria a conferma della bontà delle politiche trentine e la loro attrattività e diffusione a livello nazionale. Sono scaturiti riscontri positivi dai nostri interventi sul territorio ed è per noi fonte di orgoglio se essi vengono emulati e apprezzati, anche oltreconfine. La Provincia autonoma di Trento crede molto in queste politiche a favore delle famiglie, conoscendo anche le difficoltà che esse vivono nell’affrontare la quotidianità. Stiamo aiutando anche i giovani da un punto di vista economico durante l’inizio del loro cammino di vita, in particolare nell’arrivo del primo figlio. Il periodo Covid non ha aiutato e noi dobbiamo aiutare le famiglie e i giovani a ricredere nel futuro. Infine, ringrazio la Regione Umbria per l’attenzione alle nostre politiche e confido in un reciproco scambio per crescere assieme".
 

La Provincia spiega, poi, nel suo comunicato che ''l’attenzione della Regione Umbria alla famiglia trova conferma anche nei numeri, visto che ad oggi hanno già aderito 15 Comuni umbri al “Network nazionale dei Comuni amici della famiglia” (Todi, Perugia, Città di Castello, Foligno, Castel Ritaldi, Marsciano, Umbertide, Torgiano, Spoleto, Bastia Umbra, Deruta, Collazzone, Acquasparta, Terni, Orvieto) e 3 Comuni hanno ottenuto la certificazione “Family in Italia” (Perugia, Todi, Foligno)''. Tutto bello e allora qual è il problema? Il problema (e chi scrive è un umbro che vive in Trentino) è che se l'Umbria ha un gravissimo problema di denatalità il Trentino non si può dire sorrida. O meglio, sorride rispetto al resto del Paese ma se confrontato con il resto d'Europa (che già è in crisi a livello continentale), certo non spicca. 

 

I dati (prendiamo in esame quelli del 2020 per uniformità di analisi) spiegano la situazione: l'Umbria ha un tasso di fecondità che si aggira intorno al 1,15, la media italiana è a 1,24, quella del Trentino è a 1,36 ed è la seconda migliore del Paese dopo l'Alto Adige che è a 1,71. L'Italia con la sua media è il terzultimo stato in Europa per tasso di fecondità e fa meglio solo di Spagna e Malta. Meglio della media trentina, invece, come si vede qui sotto fanno tutti gli stati europei (peggio ci sono Spagna e Malta e a pari(de)merito Cipro e il Lussemburgo).

 

 

 

E il tasso di natalità? In Europa la media è (sempre anno 2020) al 9,1 per mille abitanti, in Trentino al 7,4, in Umbria e al 6,1 per mille e in Italia è al 6,8. Tra le regioni italiane, come al solito l'Alto Adige primeggia e anche la Sicilia fa meglio del Trentino con un tasso di natalità di 7,7 ogni mille abitanti. Insomma l'Umbria potrebbe cercare di ispirarsi a qualche territorio in Europa che davvero sta tentando di combattere, pur faticosamente, la denatalità e non al Trentino sicuramente ''avanti'' rispetto al panorama nazionale ma drammaticamente indietro rispetto al resto del Continente

 

Presenti oggi alla conferenza stampa di Trento anche due rappresentanti dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose (ANFN): Vincenzo Aquino e Elisabetta Mazzeschi. In apertura, Luciano Malfer, dirigente generale dell’Agenzia provinciale per la coesione sociale, ha evidenziato “l’alto valore di scambio di buone pratiche per entrambe le parti. Si tratta di un percorso nato in Umbria qualche anno fa: un lavoro corale compiuto da comuni, associazionismo, consiglio e giunta regionale. Il protocollo non è oneroso, è di “visione” dove le parti cercano di sviluppare un territorio amico della famiglia, che è motore di sviluppo locale”. Infine Malfer ha sottolineato che le misure devono avere sviluppo partendo da 3 pilastri: economia, servizi e cultura.

 

“La firma del protocollo – ha detto l’assessore alla salute e politiche sociali della Regione Umbria Luca Coletto permette di accelerare in Umbria un processo di riorientamento dell’attività delle istituzioni ai bisogni e al benessere delle famiglie, consentendo di sperimentare nuove politiche, nuovi modelli organizzativi e di welfare. In Umbria la popolazione residente è prevista in decrescita - da 865 mila residenti nel 2021 a 835 mila nel 2030 ed è stato registrato un forte calo delle nascite, in particolare nel periodo novembre 2020 e febbraio 2021. È quindi necessario mettere in atto azioni in grado di fronteggiare, o per lo meno attenuare, le problematiche che inducono a impedire o rallentare la formazione di famiglie o la decisione di non avere figli o rinviarne la nascita”.

 

La vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Paola Fioroni, esprimendo soddisfazione per la firma del documento, ha ricordato che “è frutto di un percorso che ci ha visti fortemente impegnati a sostegno delle richieste dei Comuni umbri che già fanno parte del Network dei Comuni amici della famiglia, delle associazioni e delle famiglie stesse, che in questa fase di grande insicurezza, hanno bisogno di essere sostenute dalle istituzioni con politiche continuative. In questo contesto, la Provincia di Trento, ha strutturato un insieme di azioni unico in Italia”. Presente oggi nella delegazione umbra anche Paola Occhineri dei servizi sociali Regione Umbria, presente in rappresentanza della dirigente Enrica Ricci, assente per impegni istituzionali.

 

 

Il Protocollo avrà durata triennale, prorogabile, e i due interlocutori privilegiati saranno – per la Provincia autonoma di Trento – l’Agenzia per la coesione sociale e - per la Regione Umbria - la Direzione Salute e Welfare. Gli ambiti di intervento prioritari siglati dalle parti nel Protocollo sono, in sintesi, scambi di buone pratiche e occasioni di confronto territoriale; promozione di strumenti quali i marchi famiglia (Family Audit, Family in Trentino, ecc.), lo standard famiglia, i Piani famiglia annuali, i Distretti famiglia, i sistemi premianti, oltre alla sussidiarietà orizzontale partendo dall’importante ruolo svolto dall’associazionismo familiare.

 

Altro versante oggetto di attenzione dell’accordo sarà il Welfare aziendale con l’intento di promuovere il miglioramento delle politiche di conciliazione tra vita familiare e lavorativa – anche attraverso la certificazione “Family Audit” - in una visione sussidiaria circolare che vede coinvolti 3 attori: “Istituzione, Imprese e Famiglie”. Infine il Protocollo cita l’importante funzione delle reti territoriali – i cosiddetti “Network” - rispettivamente il Network nazionale dei Comuni amici della famiglia e il Network Family in Europe - con l’obiettivo di mettere a sistema e diffondere le politiche e le misure più virtuose per valorizzare la famiglia, quale cardine e motore della società, favorendo il suo benessere e sostenendo la natalità.

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