"Nessun senso costruire la pista da bob di Cortina. Il Cio riveda i parametri per stabilire quali discipline mettere nel programma". Parla l'ex olimpionica Antonella Bellutti
"La costruzione di una simile struttura deve presuppore l'esistenza di un progetto credibile e sostenibile alle spalle. Come si può pensare di ammortizzare i costi organizzando qualche gara di Coppa del Mondo e i campionati nazionali? E una pista di quel tipo non può andare bene come centro di reclutamento e per l'avviamento all'attività dei più piccoli: troppo impegnativa. La soluzione per le Olimpiadi? Affidarsi a chi la pista ce l'ha già, anche all'estero. La manifestazione è già diffusa di per sé"

TRENTO. Definire Antonella Bellutti "esperta" in materia d'Olimpiadi è certamente riduttivo. Due medaglie d'oro conquistate ad Atlanta '96 e Sydney 2000, rispettivamente nell'inseguimento e nella corsa a punti e, uno dei rarissimi casi nella storia delle manifestazioni a cinque cerchi, nel 2002 si è tolta lo sfizio anche di partecipare ad un'edizione invernale dei Giochi Olimpici.
Assieme all'altra altoatesina Gerda Weissteiner prese infatti parte alla gara di bob a due femminile, disciplina introdotta per la prima volta proprio a Salt Lake City, chiudendo al settimo posto. La sua esperienza nella velocità sul ghiaccio si concluse lì e, anni dopo aver chiuso con le competizioni sportive, nel 2021 si era candidata alla presidenza del Coni, uscendo però sconfitta dalla competizione con Giovanni Malagò, confermato per la terza volta sullo scranno più alto di largo Giulio Onesti.
Ecco perché il suo parere riguardo l "affaire Cortina" non è quello semplicemente di una ex atleta tout court, ma di un'ex atleta di altissimo livello, a trecentosessanta grandi, che conosce perfettamente le dinamiche, non solamente quelle sportive ,ma anche quelle politiche, del mondo olimpico. Il discorso riguardante la pista da bob, che non si farà, è una piccola "bomba" che è già esplosa, ma i danni non sono ancora stati quantificati e, soprattutto, l'operazione di "ripristino" è tutt'altro che conclusa.
Il governatore veneto Zaia chiede "gare di riparazione" per rimpinguare quello che è diventato uno stringatissimo programma cortinese, dalla Lombardia, Fontana e Sala compatti, non ci sentono minimamente e non sono disposti a cedere nemmeno uno spillo e, in più, ora sulla scena si affacciato il Piemonte che, vista l'occasione, sta spingendo per trasferire sulla pista di Cesana (che necessita di un restyling da 34 milioni, considerati "spiccioli" rispetto ai 120 milioni di Cortina) le gare di bob, skeleton e slittino.
"Credo che da nessun punto di vista - esordisce la due volte campionessa olimpica nel ciclismo su pista - avesse senso costruire una pista da bob, slittino e skeleton ex novo a Cortina, considerati i costi elevatissimi di realizzazione e il fatto che, per allestirla, si andrebbe a deturpare una grossa superficie di paesaggio naturale. Le discipline di cui stiamo parlando non hanno pubblico, pochissimi introiti: organizzare qualche gara di Coppa del Mondo e i campionati italiani non sarebbe assolutamente sufficiente per ammortizzare i costi. E poi una struttura di quel livello non può essere utilizzata nemmeno per la promozione del movimento, visto che è un tracciato ad altissimo livello tecnico e, dunque, pericoloso per chi non è uno sportivo di livello assoluto. Meglio, a quel punto, utilizzare una pista già esistente o, in alternativa, come paventato, andare all'estero. Tanto, ormai, le Olimpiadi sono evidentemente diffuse e, dunque, sarebbe una decisione già in linea con l'attuale organizzazione".
C'è, addirittura, chi paventa la possibilità che bob, skeleton e slittino escano dal programma delle Olimpiadi invernali in quanto discipline "superate" e con pochissimi partecipanti, sia a livello italiano che mondiale.
"Il programma olimpico è mutevole, ci sono discipline che entrano, escono, alcune che vengono introdotte per alcune edizioni e poi depennate. Se parliamo di bob a due femminile, ad esempio, l'introduzione è recentissima, visto che l'edizione del 2002 a Salt Lake City fu la prima in assoluto. Io ritengo che il Cio dovrebbe avere parametri oggettivi e ben precisi riguardo le discipline olimpiche. Faccio alcuni esempi: il rugby è stato introdotto solamente recentemente e in forma ridotta, pur essendo uno sport che ha un enorme seguito in tutto il mondo e verrebbe da chiedersi perché il pattinaggio a rotelle non è nel programma olimpico, nonostante un elevatissimo numero di praticanti. Servirebbero regole più chiare e, ribadisco, oggettive. Parlando di ciclismo, ad esempio, una serie di gare su pista non fanno più parte del programma proprio a causa dello scarso numero di praticanti".
Ecco, appunto. In Italia sono pochissimi, obiettivamente, gli sportivi che si cimentano nel bob, slittino e skeleton. Qualcuno sostiene che la mancanza di un centro tecnico federale sia una delle cause della poca diffusione di tali discipline.
"E' un circolo vizioso: da un lato ci si lamenta dello scarso numero di praticanti, dall'altro come si può pensare di costruire un centro tecnico per così pochi atleti? Se la realizzazione di una struttura portasse con sé un progetto serio, allora se ne potrebbe parlare, ma i recenti esempi sono tutt'altro che incoraggianti. Bastì pensare alla pista di Cesana, costruita ad hoc per Torino 2006 e poi letteralmente abbandonata, sino a farla diventare la più classica "cattedrale nel deserto. E poi bisognerebbe ragionare comunque che si tratterebbe di una struttura che lavorerebbe in perdita, visti gli elevatissimi costi e l'utilizzo, che comunque non potrebbe essere continuo".
Il progetto "taxi bob" non potrebbe essere un palliativo per abbattere i costi?
"Ma no. Il "taxi bob" è fondamentalmente dare la possibilità alle persone d'infilarsi nel bob, una volta nella vita, assieme ad un pilota per provare l'esperienza. Un po' come andare in deltaplano. Sono quelle cose che una persona fa una volta per togliersi lo sfizio e poi basta. E' impensabile che possa abbattere in maniera sensibile i costi. Quando parlo di progetto mi riferisco a ben altro, intendiamoci".
Vent'anni fa si faceva, più o meno, lo stesso discorso per i velodromi.
"Infatti e, sino a quando non iniziai a correre io, raccogliendo risultato importanti, non vi erano strutture adeguate, così come ve ne sono pochissime tutt'oggi. E pensare che il velodromo potrebbe essere uno straordinario strumento per fare ciclismo in sicurezza e per avviare, sempre nelle condizioni di massima tranquillità, i bambini alla pratica di questa disciplina. E, magari, come avviene all'estero, aprire per qualche ora la struttura agli amatori, per permettere loro di andare in bicicletta senza rischiare di essere investiti, in un momento in cui, lo dicono le statistiche, ogni 36 ore muore un ciclista.
Dunque l'unica soluzione per le gare olimpiche è andare all'estero o "riesumare" la pista di Cesana.
"Credo che quella di andare all'estero sia la soluzione più sostenibile, ma questo deve portarci a fare un ragionamento più ampio sullo sport, dove specializzazione e specificità sono sempre più marcati. Dunque, se si vuole incentivare la pratica di discipline di "nicchia", come è possibile farle stare all'interno di una società che corre velocemente? Per quanto riguarda di bob, slittino e skeleton stiamo parlando di sport gestibili solamente ad altissimo livello. Ma con un ritorno minino, insufficiente. L'analisi dovrebbe essere molto più profonda e non stimolata solamente dai problemi nati per la "questione" pista olimpica".












