Pista da bob, Confindustria Veneto e Belluno stanno con Salvini nonostante numeri e prospettive. Lettera al Cio: ''Infrastruttura erede di una grande tradizione nata nel '56''
Che il rischio flop sia altissimo lo dicono il destino che ha avuto Cesana meno di 20 anni fa, il fatto che non ci sono giovani che fanno questi sport (l'Italia non è riuscita a fare la squadra nemmeno per olimpiadi giovanili di skeleton e slittino e quella di bob era composta per tre quindi da figli di atleti del passato) e i dubbi dello stesso comitato olimpico sul futuro internazionale delle discipline ma i rappresentanti degli imprenditori assieme al ministro Salvini vogliono lasciare in ''eredità'' lo stesso questa infrastruttura mastodontica a Cortina

CORTINA. Mentre da più parti arrivano appelli della società civile, cittadini, associazioni che chiedono di non ''impegnare'' il futuro di Cortina legandolo a una infrastruttura costosissima e condannata all'inutilità (come già accaduto pochi anni fa a Cesana post olimpiadi di Torino) gli unici che continuano imperterriti nel sostenere la pista da bob di Cortina sono gli industriali di Belluno e del Veneto.
E così, in attesa che si pronunci il Cio che, ovviamente, ha tutta l'autorità di dire no alle gare olimpiche su quella struttura perché (e lo ha sempre detto) per essere tali gli spazi olimpici devono essere sostenibili e avere una prospettiva di ritorno per i territori negli anni a venire, Cortina si trova nella scomoda situazione di rischiare di perdere ''capra e cavolo'': per scelte scellerate della politica di casa nostra e di chi dovrebbe sedersi nei luoghi di responsabilità, potrebbe ritrovarsi a dover gestire una pista che nessuno voleva davvero e nessuno userà mai (perché non c'è richiesta sia su scala nazionale che internazionale) e che non ospiterà nemmeno i giochi.
Basti pensare che della trentina, scarsa, di atleti che in Italia praticano bob, skeleton e slittino i giovani praticamente non esistono e infatti alle ultime olimpiadi giovanili di questi giorni l'Italia non è riuscita nemmeno a presentare una nazionale per bob e skeleton e dei 5 azzurri del bob che invece hanno partecipato ben 3 sono figli d'arte. Tra l'altro praticamente, sono tutti altoatesini che dovendo scegliere, in un ipotetico futuro, se allenarsi a Cortina o a Innsbruck (dove già esiste la pista) molto probabilmente preferiranno comunque la struttura austriaca che pur essendo più distante da Bolzano in termini chilometrici è molto meglio servita e più facile e veloce da raggiungere che la Regina delle Dolomiti.
Ma Confindustria resta dalla parte della miope politica nazionale che su questa vicenda si è intestardita (tanto le risorse in ballo sono dei cittadini quindi a chi guida importa ben poco di quel che ne sarà) e allora ecco una lettera-appello congiunta inviata al presidente del Cio, Thomas Bach, e per conoscenza al presidente del Coni Malagò, ai presidenti di Veneto, Lombardia, Trento e Bolzano, ai sindaci di Cortina e Milano, ai ministri Abodi, Salvini e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Carraro per Confindustria Veneto e Berton per Confindustria Belluno Dolomiti sottolineano come la pista da bob a Cortina sia "uno dei capisaldi della candidatura olimpica e del suo conseguente successo, nonché l'unica reale garanzia di Olimpiadi vere sul territorio, con gare, atleti, e vibrante spirito olimpico. Non si tratta di un feticcio, ma di una infrastruttura sportiva erede di una grande tradizione iniziata con le Olimpiadi del 1956, e proiettata al futuro". Anche se, come abbiamo scritto, di giovani all'orizzonte che si ''lanciano'' in queste discipline non ce ne sono e anche a livello internazionale è in atto un dibattito per togliere questi sport dalle discipline olimpiche. "Alle gare di slittino, bob e skeleton - proseguono le due Confindustria - sono collegate altre partite fondamentali come quella del villaggio olimpico e, più in generale, la stessa legacy olimpica, fatta di opere concrete, visibilità, fiducia e buone pratiche. La mancata assegnazione delle gare suddette a Cortina rischia di innescare un effetto domino capace di azzerare la portata dell'evento. È un'ipotesi che vogliamo e dobbiamo scongiurare".
Carraro e Berton rigettano poi "con forza le rappresentazioni di alcune associazioni ambientaliste che, seppur assolutamente minoritarie, fanno la voce grossa dimenticando che una montagna viva non può prescindere da infrastrutture e opere sostenibili ed efficienti", e sottolineano che il bando di Simico a fine dicembre "ha accolto una serie di modifiche, rendendo l'impianto 'leggero' e funzionale, come richiesto espressamente dalla Regione del Veneto e dal Ministero delle Infrastrutture". Richieste, però, che con il Cio non avevano nulla a che fare e ora si attende l'opinione proprio del Comitato olimpico internazionale. Non era perché fosse ''pesante'' l'opera precedentemente prevista che non piaceva al Cio ma perché rischiava di lasciare al territorio (e al Comune di Cortina in particolare) un buco economico di circa 700mila euro l'anno solo per tenere in funzione la struttura.
Confindustria Veneto e Belluno Dolomiti concludono, comunque, con queste parole: "All'impresa Pizzarotti e, più in generale, alle imprese mobilitate per le Olimpiadi, garantiamo il nostro pieno supporto di Associazioni del territorio, che nel territorio vivono, lavorano e vogliono continuare a rimanere e crescere con responsabilità, fiducia e senso del futuro".














