Blitz della destra: 10 ore per chiudere sul terzo mandato. Scintille delle minoranze, bloccata la fuga in avanti: "Una forzatura". FdI arroccato: "La linea non cambia"
Fissata la scaletta della prossima settimana. Dalle nomine alla commissione speciale, il "piatto forte" è il terzo mandato. Aria tesa nella capigruppo sul tentativo di fissare la trattazione sulle 10 ore. Polemiche le minoranze che fermano il blitz e mediano per una discussione più articolata

TRENTO. E' pronta partire la discussione sul terzo mandato e sono volate le scintille nella capigruppo. Il centrodestra ha cercato un'accelerazione, bloccata però dalle opposizioni. Nessun contingentamento dei tempi, si segue il regolamento e quindi la previsione è di ampia, molto ampia, discussione. Una norma che consentirebbe all'attuale governatore, Maurizio Fugatti, di correre per altri 5 anni alla guida di piazza Dante. Ma c'è ancora da fare i conti con Fratelli d'Italia, la compagine appare ancora ferma sulle posizioni del "No".
E' stata definita la scaletta dei lavori: il Consiglio provinciale si riunisce da martedì 8 a venerdì 11 aprile con un orario esteso (dalle 9.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 19.30). Si parte con il question time e alcune designazioni (1 magistrato del Tar, 1 componente della Commissione elettorale di Rovereto e 1 sindaco per Itea), la nomina della Commissione consiliare speciale sulla società Hydro Dolomiti Energia (Coppola, de Bertolini, Degasperi e Maule per la minoranza, Bisesti, Kaswalder, Brunet, Angeli e Masè per la maggioranza). L'intenzione è di concludere l'esame, già avviato, del ddl 31/XVII di Lucia Maestri (Partito Democratico) in tema di sicurezza sul lavoro. In chiusura del programma ancora un ddl dell'esponente dem sull'80esimo della Resistenza e della fine della Seconda guerra mondiale.
Prima dell'ultimo provvedimento però il "piatto forte", ecco il ddl 52/XVII sui mandati dei presidenti della Provincia Autonoma. La norma, che è già stata ribattezzata dall'opposizione e da una grande parte dell'opinione pubblica legge "Salva Fugatti", avrà bisogno della maggioranza semplice dell'Aula per passare e proseguire l'iter. Un esito per la Lega provinciale non scontato per un paio di motivi. A livello nazionale la propulsione sul terzo mandato si è scontrata con la freddezza degli alleati, tanto che la rincorsa della candidatura di Luca Zaia per un ulteriore governo a Venezia si è arenata (Qui articolo).
E qui in Trentino? Ci sono le prerogative dell'autonomia ma, seppur senza rappresentanti in piazza Dante e l'amicizia tra l'attuale reggente Flavio Tosi e Fugatti, c'è qualche dubbio sulla legittimità di un eventuale scostamento dal resto del Paese e Forza Italia è orientato più per il limite dei due mandati (Qui articolo). Invece Fratelli d'Italia c'è eccome in Consiglio provinciale, esprime la vice presidente (arrivata, come si ricorda, con un lungo braccio di ferro) e altri tre consiglieri. La linea del partito di Giorgia Meloni è chiara: due mandati e stop. E un segnale è stato lanciato anche nei mesi scorsi con la maggioranza finita sotto sulla discussione avviata da Claudio Cia (ex FdI entrato in rotta sulla querelle assessorati a inizio legislatura) sul consigliere delegato (Qui articolo).
Un paletto che sembra restare in casa FdI (Qui articolo). L'impasse nelle ultime settimane non si sarebbe sbloccato. "La posizione non è cambiata", la conferma a il Dolomiti di Alessandro Urzì e Alessandro Iurlaro, rispettivamente coordinatore regionale e presidente in Trentino di Fratelli d'Italia. "Siamo convinti sul limite dei due mandati". Insomma, mancherebbero ancora i voti per garantire a Fugatti la possibilità di candidarsi anche nel 2028 a presidente della Provincia. Il fronte reggerà al voto in Aula?
Intanto è stata pianificata la sessione e la discussione è diventata tesa, come tutte le volte che si è toccato il tema terzo mandato, alla Conferenza dei capigruppo. Il presidente del Consiglio provinciale, Claudio Soini, ha chiarito anzitutto il perimetro di ammissibilità degli emendamenti.
In Prima Commissione il presidente Carlo Daldoss aveva circoscritto gli emendamenti a proposte di modifica dei soli articoli 5, 8 e 14 della legge elettorale provinciale, il presidente del Consiglio ha optato per ammettere, in ragione dell’urgenza, solo quelli riferiti all’articolo 14, cioè quello che regola appunto il numero massimo di candidature consecutive dei "governatori".
La miccia è stata accesa sui tempi di discussione: Soini ha argomentato che la prassi largamente consolidata in questa e nelle precedenti legislature fa escludere, a fronte di un testo che l’Aula ha dichiarato urgente, la possibilità per i capigruppo di chiedere il non contingentamento dei tempi di esame. Il presidente del Consiglio provinciale ha proposto quindi un pacchetto definito di 10 ore. Un blitz della maggioranza che ha trovato la fortissima opposizione delle minoranze.
"Una forzatura – il commento di Alessio Manica, consigliere provinciale e capogruppo del Partito Democratico, delegato in pratica a tirare le fila per le minoranze – che ricorda quello di Walter Kaswalder su alcuni ddl con la differenza che però eravamo durante il periodo Covid. In questo disegno di legge non c'è alcun elemento di urgenza".
Troppo difficile digerire 10 ore per la discussione di una norma di questa portata con un monte massimo di tempo ripartito tra i gruppi. "Vista la situazione – chiarisce Manica – ho chiesto l'applicazione di un altro articolo del regolamento che stabilisce la possibilità di stabilire quel tempo solo con il favore dei capigruppo che rappresentano i tre quarti del Consiglio".
La seduta è stata sospesa e al rientro il presidente Soini è stato costretto a dare semaforo verde alle richieste dei capigruppo di minoranza in assenza di accordo sostanziale tra gli schieramenti politici. "E' un terza via diversa dal tempo non contingentato", prosegue Manica. "Qui a disposizione per i consiglieri ci sarà un'ora a testa, un tempo maggiore ma non infinito". Condivisa invece la scelta presidenziale sul perimetro degli emendamenti.
Invece Filippo Degasperi (Onda) ha ricordato che la maggioranza aveva esordito dicendo di voler favorire con il ddl Bisesti un ragionamento ampio sulle regole elettorali, "mentre ora ci si trova a discutere del solo tema del terzo mandato, con una norma che scardina il bilanciamento oggi in legge tra i poteri forti assegnati al 'governatore' e il limite temporale di due mandati cui viene vincolato".
Anche l'esponente di Onda ha lamentato che alla dichiarazione di urgenza del ddl si danno conseguenze sui tempi di discussione non previste in alcun modo dal regolamento interno consiliare: "L’urgenza diventa un grimaldello per far passare un testo, disarmando le minoranze". Per Francesco Valduga (Campobase) c'è anche un altro tema: "Per non contingentare i tempi si invoca la prassi, ma la prassi si forma a fronte di una condivisione, se c’è imposizione non c’è prassi. La verità è che si voleva portare avanti un testo che inevitabilmente noi chiamiamo salvaFugatti".
Ciascun consigliere potrà parlare 1 ora in discussione generale, presentare fino a 2 proposte di ordine del giorno e depositare emendamenti. In previsione di tempi superiori alle 10 ore, Soini ha esteso il calendario di lavori come sopra indicato.
"Le 10 ore per discutere il ddl è sembrano un pesce d'aprile. Si è parlato di passi, regolamenti, urgenza e democrazia ma sostanzialmente il presidente del Consiglio provinciale deve applicare le norme. Non serve una figura autoreferenziale ma super partes. La proposta di Manica è la soluzione più coerente e che appoggiamo", conclude Paola Demagri (Casa Autonomia).












