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Trento
20 ottobre | 06:00

Caos Tsm, tra dimissioni e sospensioni. E c'è il mistero sull’affitto (da mezzo milione all'anno con pagamento anticipato?) della nuova sede vuota da oltre 10 mesi

Prima la sospensione dell'Università come socio e poi i rapporti ormai deteriorati dentro il Consiglio di amministrazione che hanno portato alle dimissioni dell'amministratore Delio Picciani e di altri due consiglieri. Oggi si attende di capire quando sarà nominato il nuovo Cda e soprattutto quando avverrà il trasferimento nella nuova sede a Gardolo visto che esiste un contratto di locazione a partire dal primo gennaio 2025. La determina è stata firmata la Vigilia di Natale, ecco cosa contiene

TRENTO. Tira una brutta aria alla  Trentino School of Management. Sospensioni, dimissioni, un contratto di trasferimento della sede di cui nessuno sa dare una spiegazione e che sarebbe già costato qualche svariate centinaia di migliaia di euro (pubblici ovviamente) e un Consiglio d’amministrazione azzoppato.

 

Partiamo dalla fine: la nuova sede. Ad inizio anno la Provincia di Trento ha stipulato un contratto con la Società Edizioni Centro Studi Erikson Spa per la locazione di un immobile che si trova in via del Pioppetto 24 a Gardolo, destinato ad ospitare la futura sede della Trentino School of Managment a decorrere dal 1 gennaio 2025. Le informazioni si possono trovare nel portale dell'amministrazione trasparente della Provincia. Ma a dieci mesi di distanza nessun trasferimento è stato compiuto e non si riesce a capire se già si stia pagando la locazione. 

 

 

 

 

Indagando ecco che spunta una ''determina del dirigente'' siglata nientemeno che la vigilia di Natale (il 24/12/2024) che contiene una serie di elementi interessanti. Il primo è che non è stata esperita gara ma si è proceduto a una trattativa privata ''in quanto trattasi di ottenere la disponibilità di un bene la cui intrinseca natura, nonché le innegabili necessità di funzionalità e di localizzazione alle quali questa Provincia non può rinunciare, rendono impossibile l’esperimento di qualsiasi tipo di gara''. Una trattativa privata che ha deciso (secondo elemento di interesse) per un canone di locazione di quasi mezzo milione di euro all'anno (483.675,37), per sei anni, ''da corrispondersi in rate trimestrali anticipate''. La determina, poi, mette già da parte 3milioni e 540 mila euro e già li divide: ''Euro 147.520,99 (I.V.A. compresa), sul capitolo 151950 – Uscite - dell’esercizio finanziario 2024, quale canone per il periodo dal giorno 1 gennaio 2025 fino al giorno 31 marzo 2025'', dunque si può dedurre che questa cifra sia già stata pagata? E si legge ancora: ''Per gli anni dal 2025 al 2028: Euro 590.083,95 (I.V.A. compresa), sul capitolo 151590 – Uscite – di ciascuno degli esercizi finanziari dal 2025 al 2029 compresi, quale canone annuo; per l’anno 2030: Euro 442.562,96 (I.V.A. compresa), sul capitolo 151950 – Uscite – dell’esercizio finanziario 2030, quale canone per il periodo dal giorno 1 aprile 2030 fino al giorno 31 dicembre 2030, data di scadenza del contratto''.

 

Se il pagamento avviene con ''rate trimestrali anticipate'', oltre i 147.520 euro si può ipotizzare siano stati pagate già almeno altre due rate? Insomma qualcosa non torna: si è fatto tutto in fretta e furia per chiudere questo imperdibile contratto e per trasferire la sede di Tsm il più rapidamente possibile, forse (sottolineiamo forse perché nessuno è riuscito a darci conferma definitiva ma la determina sembrerebbe parlare chiaramente) la Pat ha già pagato almeno 360mila euro, eppure ancora tutto è fermo.

 

Quella che fin dalla sua fondazione è stata una scuola d’eccellenza trentina sta attraversando un periodo di grandi difficoltà. Il terremoto che ha investito Tsm negli ultimi mesi non accenna a placarsi. Che qualcosa si fosse incrinato all'interno dell'ente lo si era capito nell'agosto di quest'anno quando l’Università di Trento,  socio importate assieme alla Pat e alla Regione, aveva deciso di autosospendersi (QUI L'ARTICOLO), denunciando una “marcata politicizzazione” dell’ente e la totale esclusione dalle dinamiche decisionali. Lo stesso rettore, in una lettera, aveva  spiegato che “le difficoltà in Tsm appaiono riconducibili a dinamiche prevalentemente politiche” che hanno portato l'Università alla sospensione.  

Un passo che ha creato non poca discussione e un chiaro segnale, anche, di sfiducia nei confronti della governance e anche del metodo di gestione messo in campo all’attuale vertice.

 

Al centro del caos si è capito fin da subito che c'erano i rapporti ormai deteriorati dentro il Consiglio di amministrazione, dove lo scontro tra l’ex vicepresidente ed ex amministratore delegato Delio Picciani e il presidente Francesco Barone,  nominato in quota Fratelli d’Italia, è degenerato in un vero e proprio braccio di ferro.

 

Uno scontro che è apparso alla luce del sole quando il 19 settembre scorso Picciani ha deciso di consegnare le proprie dimissioni (QUI L'ARTICOLO). Una scelta alla quale sono seguite le dimissioni a poche ore di distanza di altri due consiglieri di amministrazione, Patrizia Cordin per l'Università e Federico Dal Rì per la Regione, lasciando alla fine un Consiglio di amministrazione azzoppato.

 

Un ente dove sembra sempre di più che la politica stia giocando una partita di poltrone. Ad un mese di distanza dalle dimissioni e, in sostanza, dalla caduta dal Consiglio, l'attività di quest'ultimo sta andando avanti in “prorogatio”. Questo significa che alcuni consiglieri  sono rimasti in carica per continuare a esercitare le loro funzioni in attesa della nomina dei successori. Attualmente a rimanere in carica sono il presidente Francesco Barone, la consigliera Daniela Salvetti e uno dei tre consiglieri (l'ultimo che cronologicamente ha consegnato le dimissioni) per consentirne il regime di proroga.

 

L'attesa di un nuovo Cda non può, però, essere infinita e si dovrebbe aggirare sui 60 giorni. Anche perché questa situazione rischia di ripercuotersi pesantemente sull'attività che viene portata avanti dall'ente e sull'organizzazione interna

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