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Trento
01 maggio | 22:15

Da strutture più piccole e più funzionali all'integrazione e alla formazione, Marcello Carli (Campobase) sull'accoglienza: "Parlare solo del Cpr come soluzione è populista"

Il candidato di Campobase, Marcello Carli: "La politica è chiamata a ritornare a gestire l'accoglienza perché c'è un aspetto umanitario in primis da tenere presente, ma anche perché il fenomeno è strutturale. La formazione e l'insegnamento della lingua per promuovere l'integrazione e la professionalizzazione di queste persone. Serve un accordo tra Comune, associazioni di categoria e terzo settore"

TRENTO. "Il Centro permanente per i rimpatri? E' forse solo una risposta". A dirlo Marcello Carli, candidato consigliere a Trento con Campobase a sostegno della riconferma di Franco Ianeselli. "Ma la politica deve ritornare a gestire seriamente l'accoglienza perché il fenomeno è strutturale. Si deve avere il coraggio di puntare su un altro modello, più innovativo in grado di costruire le basi della convivenza sociale".

 

Negli scorsi giorni in Trentino stata è affrontata l'ipotesi dei Centro di permanenza per i rimpatri. Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, con Nicola Molteni, sottosegretario di Stato al Ministero degli interni del governo Meloni, nella mattinata di martedì 29 aprile ha ribadito la volontà di realizzare una struttura nel capoluogo. Per ora è tutto ancora in fase molto preliminare: non ci sono tempi, localizzazioni e costi ma si lavora in questa direzione (Qui articolo).

 

"Questo tipo di strutture, istituite nel 1998, possono servire per gestire le situazioni più problematiche e che alimentano anche problemi di ordine pubblico - le parole di Carli - ma interviene sulla minoranza più difficile o che commette reati". Insomma, non si affronta il problema nella sua complessità.

 

"La politica è chiamata a ritornare a gestire l'accoglienza perché c'è un aspetto umanitario in primis da tenere presente, ma anche perché il fenomeno è strutturale". Quale direzione? "La formazione e l'insegnamento della lingua per promuovere l'integrazione e la professionalizzazione di queste persone. Un riconoscimento della dignità. L'immigrazione da problema percepito può diventare un'opportunità in quanto c'è carenza di manodopera. Il lavoro può stimolare l'intero tessuto perché si possono inserire, trovare casa e così via".

 

Ma come fare? "Il Comune può trovare un accordo con le associazioni datoriali e di categoria, così come coinvolgere il terzo settore che è formato, impegnato e preparato, quest'ultimo un patrimonio celebrato anche nell'ultimo anno come Trento capitale del volontariato".

 

Intanto alla Residenza Fersina, Brennero e Adige l'aria è tesissima. Anche nelle ultime settimane ci sono stati gravi episodi e gli operatori hanno manifestato una crescente preoccupazione nell'affrontare sempre più difficoltà e situazioni di pericolo. "Questo modello che ammassa più di 200 persone molto diverse tra loro per storia, credo, provenienza e vissuto non funziona".

 

Il candidato consigliere di Campobase pensa a una pianificazione diversa. "Gli operatori devono poter lavorare il più serenamente possibile", evidenzia Carli. "L'idea è quella di utilizzare più strutture e più piccole, come case-famiglia, per accogliere piccoli gruppi e più omogenei. In questo modo ci sarebbe anche più controllo e più sicurezza". Ma il punto di partenza è di non lasciare i richiedenti ai margini della società.

 

"Le prospettive sono di un calo della popolazione. La stima è che entro il 2100 in Italia ci sarebbero 38 milioni di abitanti. Questo significa che Trento potrebbe scendere da 120 a 70 mila residenti. La tenuta viene messa a rischio con la svalutazione del patrimonio immobiliare, dei servizi e così via. Per questo la politica deve costruire le condizioni di accoglienza e integrazione, si deve affrontare questo tema a 360 gradi e non limitarsi agli annunci di un Cpr", conclude Carli.

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