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Trento
03 agosto | 06:00

Da Tsm al Centro Santa Chiara, Fratelli d'Italia ha qualche problema di gestione? Pd: "Beghe di potere", Casa Autonomia: "Non c'è classe dirigente ma colpa anche della Lega"

La vicenda dell'Università di Trento che si è sospesa da Tsm per una "marcata politicizzazione" è l'ultimo caso che evidenzia una certa difficoltà di governare in casa Fratelli d'Italia. Il Pd: "Questo scoperchia di fatto la guerra tutta interna alla maggioranza". Casa Autonomia: "Responsabilità anche della Lega che ha scaricato su FdI questioni spinose"

TRENTO. "Marcata politicizzazione: gravi criticità", l'Università di Trento si è sospesa dagli organi di gestione di Tsm-Trentino School of management. Un nuovo fronte di fibrillazione per Fratelli d'Italia. Un altro capitolo in questa mezza legislatura, la seconda targata Fugatti, per il partito di Giorgia Meloni che sembra evidenziare qualche difficoltà nei rapporti di governo provinciali con gli alleati, deflagrati nel fortissimo ridimensionamento in Aula e nella - ripetitiva - querelle sulla vice presidenza poi definitivamente affidata a Spinelli e nelle visioni spesso diverse nelle elezioni locali ma anche a livello gestionale.

 

Certo, governare implica decisioni politiche che possono lasciare qualche malumore ma questa crisi si inserisce all'interno di un contesto di attriti con diverse componenti del sistema trentino. Il caso Tsm è solo l'unico in ordine di tempo. "Il rettore dell'Università, con un gesto plateale e severo, ha stigmatizzato l'attuale gestione della società provinciale che si occupa di formazione", commenta Alessio Manica, consigliere provinciale e capogruppo del Partito Democratico. "Questo scoperchia di fatto la guerra politica - tutta interna alla maggioranza - in atto anche dentro questo ente".

 

Le minoranze parlano di "Occupazione esplicita del potere, beghe per qualche posto al sole, calci sotto la sedia per marcare politicamente il territorio", prosegue Manica. "La comunità trentina assiste da mesi agli scontri interni della maggioranza accompagnati da queste misere vicende perpetrate da rappresentanti della maggioranza in enti e società pubbliche. Ma a rimanere danneggiati sono i nostri enti e le società, come questa, costruite con l'obiettivo di offrire supporto alla pubblica amministrazione, per metterla nelle condizioni di dare i migliori servizi ai cittadini. Alla fine a pagare sono tutti i trentini. Se le cose non funzionano è soprattutto perché le competenze che andrebbero richieste nella copertura di ruoli chiave sono fagocitate dalla spartizione di cariche e quindi di potere, a volte solo per le indennità collegate, con la conseguenza che i migliori fuggono o sono messi platealmente alla porta".

 

Insomma, c'è qualche problema. "Si dovrebbe pretendere da chi ci governa di fare piazza pulita di comportamenti indecenti, in tutti i settori in cui questi avvengono", continua Manica. "E' triste, invece, che a pretendere rispetto di compiti, ruoli e competenze debba essere chi, come il rettore, lontano da logiche politiche, quotidianamente si occupa di costruire il futuro della nostra comunità e siede nella governance di questa società con l’obiettivo di accrescere le competenze della nostra classe dirigente".

 

E Tsm non è la prima vicenda che accende i riflettori su alcune difficoltà di Fratelli d'Italia di governo. Il Liceo Made in Italy stenta a decollare, anche nella via trentina auspicata dall'assessora, l'esposizione del Liceo Prati (il più antico del Trentino) lanciato alla ribalta con accuse di un clima poco sereno e troppo esigente. Per rimanere in ambito istruzione c'è poi la rinuncia al festival Educa, apparentemente dimenticato, per far spazio a Didacta. Poco chiara poi la scelta, quasi improvvisa, di allargare le selezioni alla direzione del Castello del Buonconsiglio

 

Tra i casi più significativi c'è poi il Centro servizi culturali Santa Chiara. Il principale ente culturale del Trentino reduce da anni di bilanci in salute e anche un discreto accantonamento di risorse ha iniziato a boccheggiare dopo l'affidamento della Music Arena. La società di via Santa Croce si è prodigata nell'allestire un palinsesto in corsa a ridosso dell'estate 2024 ma il risultato è noto. Squilibrio da circa 2 milioni. La decisione? Via l'area di San Vincenzo (a proposito gli eventi si sono rapidamente conclusi con due week end nella nuova - ennesima - era) e commissariamento. L'obiettivo, si è annunciato, è stato raggiunto per garantire continuità e forza. Tutto legittimo ma la sofferenza in fin dei conti era stata innescata proprio dalla Provincia. 

 

Cambio di linea poi sui grandi carnivori. In campagna elettorale il partito di Giorgia Meloni si era candidato per aprire un nuovo percorso, una volontà dichiarata di tracciare una rotta diversa avvalendosi di esperti e persone competenti per gestire la questione. Due anni e mezzo dopo ecco la virata: Fratelli d'Italia che accoglie tra le proprie fila Franca Penasa, presidente del "comitato scientifico" di Insieme per Andrea Papi, nota per sostenere - tra le altre cose - le messe contro i lupi e negazionismo climatico

 

Critica anche Casa Autonomia, che allarga il discorso ai rapporti interni all'interno della coalizione di centrodestra. "La maggioranza ha affidato a Fratelli d'Italia alcune questioni spinose. Il partito di Giorgia Meloni ha ereditato situazione complesse e rapporti in parte già compromesse, come nel caso dell'istruzione oppure della gestione della Music Arena. Un contesto difficile che si unisce alla continua caccia alle poltrone senza un'adeguata e preparata classe dirigente. Se aggiungiamo rapporti non chiariti, il risultato è evidente ma anche la Lega deve assumersi le sue responsabilità e non può pensare di scaricare tutte le colpe sull'alleato", conclude Paola Demagri.

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