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| 04 giu 2025 | 18:29

Decreto sicurezza, Guarda: "Settore della canapa criminalizzato. Il governo Meloni è nemico delle imprese e del lavoro. Ignora inoltre scienza e giurisprudenza europea"

Via libera in Senato al decreto sicurezza, l'eurodeputata dei Verdi Cristina Guarda: "Il governo Meloni sceglie la strada della repressione, criminalizzando un intero comparto economico senza alcuna base scientifica o giuridica"

di Redazione

ROMA. "Il decreto sicurezza approvato oggi al Senato introduce 14 nuovi reati, tra cui misure che colpiscono duramente il settore della canapa italiana, mettendo a rischio migliaia di imprese e lavoratori". Le parole di Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Alleanza Verdi Sinistra e componente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo. "Il governo Meloni sceglie la strada della repressione, criminalizzando un intero comparto economico senza alcuna base scientifica o giuridica. Questo governo è nemico delle imprese, soprattutto giovanili, e tratta i lavoratori come criminali".

 

La filiera della canapa italiana conta circa 3.000 imprese e 30.000 addetti. "Ora si trovano di fronte a un divieto ingiustificato sulla coltivazione e lavorazione del fiore di canapa", prosegue Guarda. "Questo decreto non solo ignora le evidenze scientifiche, ma contraddice anche la giurisprudenza europea, che ha già chiarito che la cannabis light è un prodotto sicuro, privo di effetti psicotropi. Per questo, con il gruppo dei Verdi europei, ho presentato un emendamento al Parlamento europeo per definire il fiore di canapa come prodotto agricolo, rendendo illegale qualsiasi divieto di coltivazione, raccolta e manipolazione. Se approvato, annullerebbe gli effetti del decreto sicurezza".

 

Le ultime stime in Italia indicano che sono circa 800 le aziende agricole che coltivano cannabis light. Oltre un migliaio di imprese specializzate nella trasformazione. Una mossa, quella di equiparare la cannabis light (la normativa di riferimento è la 242/2016 che ha legalizzato la coltivazione, la trasformazione e la vendita della cannabis light: si fa riferimento ai prodotti di canapa con una concentrazione di Thc inferiore allo 0,6% per la coltivazione e allo 0,5% per la commercializzazione affinché non provochi effetti psicotropi) con quella illegale, che rischia di mandare in frantumi un intero settore che conta all’incirca di 11 mila occupati.

 

Dati che non considerano le nuove aziende che si sono adoperate a creare un vero e proprio reparto industriale di lavorazione. In Trentino Alto Adige dal 2017 a oggi sono una decina le aziende impegnate nella produzione della canapa legale e in questi anni sono stati avviati anche diversi punti vendita per non contare le rivendite. E anche Forza Italia, con Flavio Tosi, aveva manifestato più di qualche perplessità sull'intervento del governo (Qui articolo).

 

"Ricordo inoltre che il governo non ha notificato all'Unione Europea l'articolo 18 del decreto, come previsto dalla Direttiva 2015/1535 e come già denunciato dalla petizione presentata in sede Ue dalle associazioni della filiera. Questo significa che il divieto sulla cannabis light è destinato a essere disapplicato dai giudici, poiché in contrasto con il diritto comunitario. E' una dimenticanza clamorosa, che dimostra quanto questo provvedimento sia stato approvato in fretta e furia, senza alcuna attenzione alle conseguenze reali per l'economia e italiana e per una filiera che ha portato forte innovazione nel settore agricolo," conclude Guarda.

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