Funivia e bacino, per "Sì Trento" s'hanno da fare, per Alleanza Verdi Sinistra un (bel) po' meno. Ianeselli: "C'è un punto di equilibrio: firmato un accordo di programma"
Le posizioni all'interno della coalizione che sostiene Franco Ianeselli non sembrano, per alcuni temi, completamente convergenti. Ci sarà il voto, in caso di vittoria, a definire gli equilibri di forza e di rappresentanza ma comunque come mediare?

TRENTO. Funivia sì? Funivia no? Bacino sì? Bacino no? Quale futuro per il Monte Bondone. Un quesito che sembra porsi anche all'interno della stessa attuale maggioranza in Comune a Trento. Nella coalizione che sostiene il sindaco uscente Franco Ianeselli in corsa per il secondo mandato ci sono alcune posizioni contraddittorie. Se la gran parte degli alleati sembra credere nel progetto di collegamento dalla città alla cima, i pensieri appaiono un po' diversificati, in particolare quelli di Alleanza Verdi Sinistra. Ci sarà il voto, in caso di vittoria, a definire gli equilibri di forza e rappresentanza ma comunque come mediare?
Sono soprattutto due le partite, considerate prioritarie, per il rilancio del Monte Bondone: la funivia di collegamento dalla città fino ai 1.600 metri circa di Vason e il bacino, quest'ultimo un progetto praticamente fermo. Il piano è ancora bloccato, nonostante sia stato tracciato (e stralciato) dal Prg del Comune, ci siano studi firmati dalla società impianti e (sembra) la volontà politica di trovare una collocazione a un laghetto alpino, ipotizzata tra i 150 e i 210 mila metri cubi.. La funzione? Principalmente a servizio dell'innevamento programmato: non a caso a spingere, e parecchio, c'è Trento Funivie. Dall'antincendio all'agricoltura, ci si mette dentro tutti gli altri benefici che verrebbero garantiti da questa opera, senza scordare l'attrattività turistica estiva.
"Il futuro del Monte Bondone è un tema particolarmente sentito dalle comunità che vivono sui suoi versanti e nella città", le parole di Stefano Musaico, candidato al Consiglio comunale di Trento per Alleanza Verdi e Sinistra. "Il cambiamento climatico impone inevitabilmente una profonda riflessione sulle prospettive future di questa montagna. Per contrastare la crescente scarsità di neve naturale, da anni Trento Funivie propone la costruzione di un bacino artificiale alle Viote per potenziare la produzione di neve. Tuttavia, questa soluzione è in palese contrasto con numerosi report e studi scientifici che suggeriscono di avviare il prima possibile una transizione in grado di ridurre la dipendenza economica dagli sport invernali e salvaguardare i posti di lavoro in maniera lungimirante".
Diverse le criticità legate a un ecosistema unico per biodiversità e particolarmente fragile (suddivisa tra la Riserva Integrale delle Tre Cime e la zona della torbiera). Anche per questo la discussione e le polemiche si levano a ondate non appena si tocca il tema. Un argomento complesso e il Comune ha affidato a Muse e Università uno studio per valutare l'opportunità di costruire l'invaso e, in caso di risposta affermativa, la collocazione più adeguata.
"Nel frattempo, però, si continua a discutere del progetto presentandolo come una soluzione multifunzionale e ‘reversibile’. Vorrei quindi soffermarmi su alcuni aspetti chiave", prosegue Musaico. "Si sostiene, per esempio, che il bacino raccoglierà l’acqua piovana e di fusione, evitando così il pompaggio dal fondovalle. L’acqua trattenuta sarà però irrisoria vista la ridotta superficie di captazione: tant’è che nei progetti di Trento Funivie compaiono tubazioni con l’indicazione 'carico lago dal rio Vela', confermando che quest’ultimo rimarrà la principale fonte di approvvigionamento idrico. Inoltre, i lavori di costruzione potrebbero intercettare alcune rare fonti d’acqua delle Viote, con il rischio di compromettere anche le aree umide circostanti. Sussistono poi forti dubbi sulla reale attrattività turistica del bacino durante l’estate. A poca distanza si trova già il suggestivo lago di Lagolo. Quest’ultimo inoltre, in caso di incendio, sarebbe raggiungibile dagli elicotteri in pochi secondi rendendo superfluo un altro invaso".
Un altro argomento che viene messo sul tavolo a favore del bacino riguarda la temperatura dell’acqua in quota, che sarebbe più bassa e permetterebbe di ridurre i consumi energetici nella produzione di neve. "Tuttavia, nei calcoli a supporto di questa tesi non si considerano mai i costi energetici legati alla costruzione stessa dell’invaso, il cui impatto richiederebbe molti anni per essere compensato".
A favore, molto a favore, del bacino e della funivia c'è "Sì Trento", collettore di Azione, Casa Autonomia, Italia Viva e PiùEuropa. "Non è un piacere a pochi o un’iniziativa isolata", spiega Massimiliano Mazzarella. "E', invece, una scelta strutturale e lungimirante per il nostro territorio, capace di generare occupazione, rilanciare il turismo, valorizzare la montagna e offrire benefici ambientali, energetici e civili".
Il bacino, "integrato nella visione della futura funivia Trento–Monte Bondone, renderà la nostra montagna più accessibile e vissuta in tutte le stagioni", continua Mazzarella. "In inverno garantirà neve, lavoro, turisti e vitalità locale; in estate potrà trasformarsi in un lago alpino fruibile, diventando una vera attrazione, utile anche per valorizzare aree oggi in disuso come le ex caserme e le voliere".
Perché l’innevamento artificiale è oggi indispensabile? "Le normative di sicurezza impongono almeno 40 centimetri di neve per installare le reti di protezione, e piste più larghe", dice il candidato al Consiglio comunale per "Sì Trento". "I tour operator richiedono che almeno il 50% delle piste sia innevato per mantenere le prenotazioni, che altrimenti possono essere cancellate fino al giorno prima, con gravi danni economici per tutto il comparto turistico. Il cambiamento climatico rende sempre più rare le precipitazioni nevose naturali e riduce le cosiddette 'finestre di freddo', cioè i brevi periodi in cui è possibile produrre e consolidare neve tecnica. Nel frattempo, continuiamo a pompare acqua da oltre 1.100 metri di dislivello, con costi energetici ed economici non più sostenibili".
Con il nuovo bacino collocato all’altezza delle Viote "si potrà risolvere tutto questo - spiega Mazzarella - l’intera stazione sciistica del Bondone potrà essere innevata in soli 5 invece degli attuali 70 giorni. La stagione potrà iniziare già ai primi di dicembre, con tutte le piste – comprese fondo e slittino – pienamente operative. Un vantaggio evidente".
Si ritorna alla domanda iniziale, come mediare? "C'è un programma firmato da tutte le forze politiche della coalizione", le parole a il Dolomiti di Franco Ianeselli. "E' questo il punto di equilibrio".
E il programma parla della costruzione in corso dell’Hub intermodale nell’area ex Sit (22,7 milioni di investimento cofinanziato dal Pnrr, fine lavori nel 2026): il fulcro di una nuova mobilità, collettiva e leggera, a servizio dei residenti, dei turisti e delle decine di migliaia di pendolari che gravitano su Trento. E che si potrà prendere "la cabinovia che accorcerà le distanze tra Trento, la Destra Adige, Sardagna e il Monte Bondone: tanto per fare un esempio, basteranno 17 minuti per raggiungere Vason, 5 minuti e 15 secondi per salire a Sardagna. Il progetto è stato finanziato da fondi nazionali e provinciali e vale circa 80 milioni".
Il grande impianto può "assumere un ruolo decisivo" e l'impegno è di "garantire l'equilibrio e la compatibilità tra i valori che già oggi il Bondone esprime - naturali e ambientali - e quelli relativi alle funzioni sportive e ricreative". Si guarda alle bici ma anche alla parco naturale locale. Un capitolo che affronta diversi argomenti. Nulla è deciso sul bacino.
"Un tema che ha sollevato un notevole dibattito negli ultimi anni è quello relativo alla richiesta da parte di “Trento Funivie”, la società che gestisce gli impianti di risalita del Monte Bondone, di realizzare un bacino per la neve programmata. In coerenza con il principio di compatibilità delle attività con le valenze naturali e ambientali il Comune di Trento ha affidato uno studio a UNICittà in sinergia con il Muse denominato 'Il Monte Bondone e la pratica dello sci: analisi dell’impatto del cambiamento climatico e valutazione della costruzione di un bacino di riserva'. Il progetto di ricerca riguarda quindi il Monte Bondone e la sua prospettiva di sviluppo nei prossimi anni, analizzando l'uso attuale e futuro della montagna, con un'attenzione specifica alle implicazioni del cambiamento climatico sulla pratica dello sci anche in relazione all’ipotesi di costruzione di un bacino". Da qui si partirà per la decisione finale e con "un dibattito ampio e informato".
E gli altri candidati sindaco? La destra con Ilaria Goio (Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia) e Prima Trento (Patt, La Civica e Lista Fugatti) con Andrea Demarchi sembrano sulla stessa lunghezza d'onda e aderenti anche alle iniziative prese dalla maggioranza in Provincia. Contrarie invece tutte le altre forze politiche guidate da Giulia Bortolotti (Onda, Movimento 5 stelle e Rifondazione Comunista), Simonetta Gabrielli (Democrazia Sovrana Popolare) e Claudio Geat di Generazione (Qui articolo).












