Incarichi ai docenti universitari in Azienda sanitaria, il caso del Trentino fa discutere. Cia: "Serve il rispetto delle regole. L’Apss non ha ancora lo status di azienda integrata"
Il consigliere provinciale Claudio Cia, dopo aver presentato un'interrogazione ad aprile, torna sul tema, spiegando di ritenere che fino a quando non sarà completata la trasformazione di Apss in un'azienda ospedaliero-universitaria integrata "gli incarichi apicali clinici debbano essere conferiti tramite selezioni pubbliche o procedure comparative, come previsto dalla normativa vigente per le aziende sanitarie non integrate"

TRENTO. “Ciò che intendo richiamare è il rispetto delle regole: ad oggi, l’Apss non ha ancora lo status giuridico di azienda ospedaliero-universitaria integrata, come definito dal D.Lgs. 517/1999. Fino a quando questa trasformazione non sarà formalmente completata, ritengo che gli incarichi apicali clinici debbano essere conferiti tramite selezioni pubbliche o procedure comparative, come previsto dalla normativa vigente per le aziende sanitarie non integrate”. Queste le parole del consigliere provinciale Claudio Cia che interviene sul tema dell'affidamento di incarichi apicali a docenti universitari all’interno dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari.
Cia, in aprile, aveva presentato un'interrogazione con oggetto “Conferimento di incarichi clinici dirigenziali in assenza di selezione: verifica di conformità alle norme”. In questo documento il consigliere spiegava come, negli ultimi tempi, ci fosse stato il conferimento di incarichi dirigenziali nell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (Apss), in settori clinici nevralgici, a favore di docenti universitari nominati attraverso convenzioni tra Apss e l’Università degli Studi di Trento, “senza che risultino attivate – spiegava nell'interrogazione – procedure pubbliche o selezioni comparative specifiche per l’attribuzione di incarichi apicali clinici”. (QUI L'APPROFONDIMENTO DI QUELLO CHE E' SUCCESSO)
Il consigliere spiegava che i professionisti nominati “non risultano avere casistiche cliniche di rilievo, né precedenti esperienze documentate di direzione di Uoc in ambito pubblico”. Le strutture di provenienza, continuava nell'interrogazione, non rientrano tra le aziende ospedaliero-universitarie integrate con il Ssn, ai sensi del decreto legislativo 517/1999, e le posizioni apicali assegnate in Apss non risultavano previste in bandi universitari né coperte da convenzioni clinico-assistenziali che includessero l’affidamento di Uoc a docenti, “rendendo – spiega – ancor più opaco il percorso seguito per l’attribuzione degli incarichi”.
La normativa vigente distingue tra aziende sanitarie non integrate e aziende ospedaliero-universitarie integrate. “Nel primo caso – spiega Cia – che riguarda l’Apss, la nomina di un Direttore di Uoc deve avvenire tramite concorso pubblico o selezione comparativa. Nel secondo caso, applicabile alle aziende ospedaliero-universitarie integrate (es. Verona), si consente la nomina diretta di un docente universitario solo a specifiche condizioni”.
Di conseguenza, continuava Cia nel documento, “l’affidamento diretto di direzioni cliniche apicali, prima dell'effettiva costituzione dell’integrazione e della validazione delle relative convenzioni, appare in contrasto con la normativa vigente e i principi costituzionali di imparzialità e buon andamento”. Da qui la richiesta alla Provincia di fare chiarezza.
Uno dei nodi che evidenzia il consigliere Claudio Cia è che l’Apss non ha ancora lo status giuridico di azienda ospedaliero-universitaria integrata e quindi non avrebbe potuto effettuare le procedure che sono state, invece, portate avanti.
Replicando all'ultimo articolo pubblicato da il Dolomiti (QUI), in cui il presidente dell’Ordine dei Medici di Trento, Giovanni De Pretis, spiega che sulla legittimità di quanto ha fatto l'Apss non ha dubbi, il consigliere provinciale spiega di essere “consapevole che i docenti universitari vengano assunti tramite concorsi accademici, e che questi prevedano un impegno clinico convenzionato. Tuttavia, un’attività clinica convenzionata non equivale alla direzione di un’Unità Operativa Complessa, né sul piano delle responsabilità gestionali, né su quello delle modalità di nomina. Le Uoc del servizio sanitario pubblico richiedono, per legge, criteri selettivi specifici, trasparenti e aperti”.
Cia comprende le osservazioni espresse dal presidente De Pretis sul rischio di demotivazione tra i medici ospedalieri. “Proprio per questo ritengo fondamentale – spiega – garantire pari opportunità di accesso alle posizioni dirigenziali, riconoscendo il valore di chi opera da anni nel nostro sistema sanitario. Credo che un confronto onesto, rispettoso e privo di pregiudizi sia sempre utile. Da parte mia continuerò a porre domande, come è doveroso fare nel mio ruolo, con l’unico obiettivo di tutelare la trasparenza, la legalità e la coesione del nostro sistema sanitario”.














