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Trento
06 giugno | 06:00

Terzo mandato, apertura di Fdi. Urzì: "Mai detto no alla discussione". Bisesti: "Giusto siano i cittadini a scegliere chi li governa" Renzi: "Meloni fa tutto per galleggiare"

Fratelli d'Italia è veramente disponibile ad aprire al terzo mandato? Se così è e così sarà, perché - almeno a livello locale - non aprire un tavolo di confronto prima del "putiferio" politico che si è scatenato? Adesso Fdi parla di questione "tecnica", ma la posizione era ampiamente ideologica. E Renzi accusa la premier di voler "spaccare" il centro sinistra e "salvare" Zaia in Veneto

TRENTO. Fratelli d'Italia apre al terzo mandato. "Parliamone" è il senso della dichiarazione dell'onorevole Giovanni Donzelli, che di Fratelli d'Italia è responsabile nazionale dell'organizzazione (Qui articolo).

 

"Abbiamo ribadito che non c'è una preclusione ideologica ad affrontare il tema del terzo mandato se viene posto dalle Regioni - ha spiegato Donzelli nel suo intervento ripreso da tutte le testate -. Noi abbiamo detto che è sbagliato che ciascuna regione scelga il numero dei mandati, deve esserci una riflessione nazionale. È un tema che deve essere affrontato come equilibrio tra poteri".

 

In realtà la preclusione ideologica c'era. Almeno sino a qualche tempo fa. L'11 febbraio 2025, in un'intervista a Il Dolomiti (Qui articolo), il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia Alessandro Urzi aveva parlato di contrarietà alla legge e ribadito che il partito di Giorgia Meloni avrebbe votato contro l'approvazione della legge sul terzo mandato in Provincia, affermando che "la nostra, invece, è una posizione cristallina e non c'entra il fatto che il Presidente appartenga alla Lega piuttosto che a Fratelli d'Italia. I due mandati valgono anche per noi e lo testimonia il fatto che, nella riforma costituzionale che vogliamo fare, parlando del Premierato, è previsto il limite dei due mandati. Nessuna ipocrisia dunque, ma deve essere garantita la possibilità del naturale avvicendamento, per evitare che funzioni e responsabilità vengano concentrate in un'unica persona per troppo tempo".

 

Il ddl 52, o "ddl Bisesti" poi venne tramutato in legge, visto che, sia Girardi che Daldoss, lasciarono Fdi pochi minuti prima della votazione e poi si espressero favorevolmente, con la maggioranza (ovviamente meno i meloniani), che trionfò con 19 voti a favore e 16 contrari.

 

Dunque una posizione netta (certificata in aula) che, adesso, come si può conciliare con l'apertura di Fratelli d'Italia e, dunque, di quella parte di Governo che si è sempre detta contraria al terzo mandato, visto che la Lega non vedrebbe l'ora di cambiare la legge?

 

"Non c'è mai stata alcuna preclusione alla discussione - spiega Urzì -. Resta la nostra posizione di contrarietà di partenza, ma nessuno si è mai sottratto al confronto. Non è logico che, nella cornice nazionale, vi siano cittadini che possono candidarsi al massimo per due volte e altri che possano farlo per più volte, nemmeno all'interno delle Regioni o Province a statuto speciale. Il principio di uguaglianza deve valere per tutti. Non abbiamo mai detto "no" a sederci attorno ad un tavolo. La politica è discussione, un'altra cosa sono le ritorsioni. Adesso attendiamo il pronunciamento della Consulta perché, non va dimenticato, se il Governo non avesse impugnato la legge e chiesto un parere vincolante alla Corte Costituzionale, vi sarebbe stato il rischio o, per meglio dire, la certezza che, il giorno dopo, le elezioni sarebbero state oggetto di ricorso".

 

Sì, ma qualcosa non "torna" comunque. Se la posizione era così decisa e indiscutibile un paio di mesi fa (e non per motivi "formali" o "tecnici", ma per "il naturale avvicendamento, per evitare che funzioni e responsabilità vengano concentrate in un'unica persona per troppo tempo", perché adesso vi è l'apertura e un "ammorbidimento" anche in Trentino?

 

A quel punto, vista la disponibilità a parlare dell'argomento, non era meglio discuterne prima (quantomeno a livello locale) che si scatenasse un putiferio politico? Fdi obietta che il "baillame" è stato innescato da una ritorsione del Governatore Maurizio Fugatti verso la quale hanno mostrato sdegno e stupore.

 

Gli unici a rimanere sorpresi sono stati proprio i meloniani: di fronte ad una presa di posizione così netta (il voto "contro" in Aula è un fatto più unico che raro: in altri tempi avrebbe significato caduta della Giunta) era lapalissiano che qualcosa sarebbe accaduto. E, a farne le spese, è stata Francesca Gerosa, l'unica a rimanere con il "cerino in mano" a questo punto. 

 

E, se veramente si arrivasse ad un accordo "totale" e il Governo studiasse una nuova legge per dire "sì" al terzo mandato, la beffa - oltre al danno - sarebbe clamorosa per Fdi. Una sorta di autogol al 90' in una finale dei Mondiali, tanto per utilizzare una metafora calcistica

 

Intanto all'attacco di Fratelli d'Italia e della premier parte, "lancia in resta", l'ex presidente del Consiglio e numero uno di Italia Viva Matteo Renzi, che ha affidato ai propri canali social il proprio - durissimo - pensiero.

 

"Dopo aver lottato contro il terzo mandato e addirittura impugnato la legge della Campania davanti alla Corte Costituzionale - tuona Renzi -, oggi Meloni cambia idea. E apre al terzo mandato. Perché? Semplice. Spera di aprire un caos nel centrosinistra in Campania e spera di risolvere i problemi con la Lega confermando Zaia. Ancora una volta la Meloni cambia idea e ancora una volta lo fa sulla base della propria convenienza personale. Dall’Euro alla Nato, da Putin a Biden, dalle trivelle alle privatizzazioni fino al terzo mandato è sempre così: Giorgia Meloni non ha valori e non crede in niente. Ma sposa tutte le idee che possono farla galleggiare".

 

E la Lega come ha preso l'apertura, quantomeno al dialogo, da parte di Fratelli d'Italia riguardo ad un tema sul quale, da sempre, il Carroccio è favorevole? Lo aveva confermato durante il Festival dell'Economia il ministro Calderoli (Qui articolo), lo hanno ribadito, a più voci, gli esponenti leghisti in ogni angolo della Penisola.

 

"Bene, perfetto - commenta il capogruppo in consiglio provinciale Mirko Bisesti, che ha ideato e proposto la legge sul terzo mandato -, è un bel segnale, soprattutto che si voglia parlarne a livello nazionale. Il tema, evidentemente, esiste, non solamente in Trentino, ma in tutta Italia. Come ho sempre detto: devono essere i cittadini a scegliere e impedire loro di rieleggere, eventualmente, per una terza volta chi è stato scelto e ha governato bene sarebbe una limitazione della democrazia. Se poi vi è l'intenzione di portare a tre il numero dei mandati e uniformare tutte le regioni, ben venga e certifica, ma la Lega lo ha sempre pensato, che questa è una proposta che ha senso eccome".

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