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03 aprile | 12:48

Il Tar dà ragione a Cisint e Comune sulla chiusura del centro islamico: "Ennesima sentenza che scrive la storia della giurisprudenza a livello nazionale"

Il centro islamico Darus Salaam di Monfalcone è stato chiuso nel 2023 al termine di una battaglia combattuta in prima linea dall'allora sindaca e attualmente europarlamentare Anna Maria Cisint. Per il Tar il ricorso è "inammissibile" e dà ragione al Comune

MONFALCONE (Gorizia). "Si tratta dell’ennesima sentenza partita da Monfalcone che sta scrivendo la storia della giurisprudenza a livello nazionale in materia di luoghi di culto islamici che operano nel nostro Paese senza rispettare le norme e la legalità e senza alcuna trasparenza". Questo il commento dell'europarlamentare Anna Maria Cisint, già sindaca di Monfalcone, sulla recente sentenza che ha visto il Tar dare ragione al Comune nella causa con il centro islamico Darus Salaam, che aveva presentato un ricorso, definitoinammissibile”, contro la delibera comunale.

 

Il centro islamico Darus Salaam di Monfalcone è stato chiuso nel 2023 al termine di una battaglia combattuta in prima linea dall'allora sindaca Cisint, in quanto furono osservate delle incompatibilità nelle norme urbanistiche dell'immobile, ritenute non conformi, tali per cui veniva utilizzato come moschea benché risultasse destinato ad un uso diverso da quello di luogo di culto, e venendo ritenuto pertanto una moschea abusiva da parte dell'amministrazione.

 

“Questa sentenza – prosegue Cisint – è parte di un percorso coraggioso iniziato durante il mio mandato da sindaco di questa città, contestato dalla Sinistra e dall’integralismo islamico, che ha consentito di stabilire una serie di principi fondamentali a difesa del nostro ordinamento e della nostra democrazia, di cui sono orgogliosa perché rappresentano un modello per le altre realtà del territorio. Il Tar ha nuovamente riconosciuto la correttezza di tutta la nostra azione, per la cui affermazione abbiamo dovuto difenderci legalmente ancora una volta contro i ricorsi che ci sono stati presentati”.

 

Sulla sentenza è intervenuto anche il sindaco attuale di Monfalcone, Luca Fasan, che ha rimarcato le ragioni per le quali tali funzioni religiose non fossero consentite all'interno del locale.

 

“Anche in questo caso – ha detto il primo cittadino - è stata approvata una delibera dal Consiglio comunale per un’interpretazione autentica della norma urbanistica che attiene alla valutazione dei servizi e delle attrezzature collettive di interesse pubblico, fra le quali evidentemente non possono rientrare le destinazioni d’uso di carattere privato, come quelle impiegate per le preghiere collettive. Il Centro islamico Darus Salaam ha ricorso e la giustizia amministrativa, per l’ennesima volta, ha confermato pienamente le decisioni del Comune di Monfalcone, rilevando la mancanza di interesse del ricorrente e avallando le posizioni tenute dall’ente”. 

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