Contenuto sponsorizzato
| 07 gennaio | 19:03

“La destra liberale vince, quella liberticida no”: il manifesto di Zaia dall'Autonomia alla sicurezza “non militarizzata”, dai diritti civili al fine vita ben lontani da Vannacci

L'ex governatore del Veneto Luca Zaia presenta il suo manifesto politico per una 'destra liberale' e per imprimere una svolta nel centrodestra: "Siamo davanti ad una stagione unica, e non esistono automatismi favorevoli: esiste solo la qualità delle scelte politiche"

VENEZIA. Un manifesto in cinque punti per una "destra liberale". Può essere definito così il senso dell'intervento dell'ex governatore del Veneto Luca Zaia (ora presidente del consiglio regionale) su il Foglio dove delinea i suoi cardini per una svolta nel centrodestra.

 

Dall'Autonomia "che non è una concessione né un capriccio identitario, ma un'assunzione di responsabilità", alla politica estera con "l'Italia come potenza di equilibrio". E poi la sicurezza e l'ordine pubblico con "il rispetto delle regole che non è né di destra né di sinistra" e i giovani che rappresentano "la vera infrastruttura nazionale, con la mobilità giovanile che va capita e non demonizzata".

 

All'ultimo posto, ma non di certo per importanza, il punto intitolato Destra e libertà: centrale l'idea che "i temi etici, civili, del fine vita e delle unioni civili non possono essere tabù ideologici" e che "le questioni legate ai diritti civili e al fine vita non possono essere liquidate con un sì o un no pregiudiziale e interpellano la coscienza individuale prima ancora dell’appartenenza politica".

 

Temi chiari insomma, che tornano a far discutere sia sul "futuro" dell'ex governatore del Veneto e che risultano divisivi anche all'interno della Lega, emblematica la reazione del vice-segretario della Lega Roberto Vannacci che ha dichiarato che "Zaia non è il mio benchmark, non è il mio riferimento". Chiaramente a toccare un "nervo scoperto" sono quei punti che tanti non esitano a considerare progressisti.

 

Ma entriamo nel merito del manifesto di Zaia, che parte dal presupposto. "Siamo davanti a una stagione unica – scrive Zaia – con un governo stabile, uno standing internazionale rafforzato, indicatori economici migliorati in una congiuntura globale durissima, segnata dal ritorno della guerra come categoria della storia, non ultimo quanto sta avvenendo in Venezuela. Viviamo, anche se indirettamente, in un’economia di guerra".

 

L'ex governatore specifica come "non esistono automatismi favorevoli: esiste solo la qualità delle scelte politiche" e che "come centrodestra sentiamo oggi una responsabilità storica: dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro. Per i ragazzi di oggi, adulti di domani".

 

AUTONOMIA

 

Partendo dall'Autonomia, Zaia afferma che questa rappresenta un "assunzione di responsabilità", nell'ottica di andare oltre quel "modello centralista che ha prodotto due Italie, senza risolvere né la questione meridionale né quella settentrionale" e che ha "deresponsabilizzato i territori, ha reso inefficiente la spesa pubblica, ha trasformato le diseguaglianze in diseguaglianze strutturali". Avvicinare le decisioni ai cittadini, sottolinea, "significa ridurre le catene decisionali e rendere chi governa misurabile sui risultati, significa costruire uno stato più adulto". Il centrodestra, tuona Zaia, "deve avere il coraggio di dirlo: o l’Autonomia la facciamo per scelta, oppure la dovremo fare per necessità".

 

POLITICA ESTERA

 

Venendo alla politica estera, l'ex governatore rimarca la centralità nella storia dell'Italia: un Paese, sottolinea, cosmopolita per natura e non per moda ideologica e la cui emigrazione nel mondo è una risorsa straordinaria. "Sono convinto che oggi l’Italia possa giocare un ruolo internazionale ben superiore al suo peso demografico. Non siamo – spiega – una potenza militare, ma possiamo essere una superpotenza di diplomazia ed equilibrio, grazie anche all’ottimo lavoro di relazioni internazionali della presidente Meloni".

 

Lo sguardo poi alla dimensione europea: "In un contesto in cui l’Europa, così com’è, non ha ancora lo standing geopolitico che meriterebbe, il centrodestra europeo deve interrogarsi su questo limite: non esiste un’Europa forte senza stati forti, responsabili, autorevoli". L’Italia, conclude Zaia, "può essere ponte tra Europa e Stati Uniti, e di conseguenza baricentrica nella diplomazia del Mediterraneo, interlocutore credibile e fattore di stabilità. Io credo che questo sia uno dei compiti più alti della nostra politica estera: non schierarsi per riflesso, ma mediare con identità".

 

SICUREZZA E ORDINE PUBBLICO: LIBERTÀ E REGOLE

 

Un altro tema centrale affrontato è quello della sicurezza e dell'ordine pubblico con "il rispetto delle regole che non è di destra né di sinistra ma il fondamento della convivenza civile. E poi il tema dell'immigrazione: "Aiutare chi fugge dalla guerra o dalla fame è un dovere morale, e governare i flussi migratori è un dovere politico, e le due cose devono procedere insieme. È inaccettabile la caricatura di una destra contro gli immigrati: noi siamo contro l’illegalità, che è ben altra cosa, molto più seria".

 

E poi alcuni cardini su cui Zaia insiste da tempo: il "fallimento che non può essere più ignorato e certificato dai dati sulla popolazione carceraria", in cui gli stranieri sono circa un terzo "a fronte di una presenza di immigrati in Italia del 10-11 per cento". L'ex governatore spiega come "la certezza della pena non è vendetta, è civiltà" e come "costruire carceri adeguate, far scontare le pene, far lavorare i detenuti, con progetti di inclusione e formazione, significa dar compimento al dettato costituzionale che prevede la riabilitazione, con un abbattimento del 98 per cento delle recidive post pena".

 

E poi il tema forze dell'ordine, che devono essere "difese dallo Stato" e che "sicurezza non significa militarizzazione, ma presenza" dal momento che "non è accettabile che esistano luoghi nelle nostre città in cui i cittadini abbiano paura di vivere". A dover essere dismesso secondo Zaia è poi il termine “microcriminalità” che deve essere sostituito con quello corretto, "criminalità".

 

Ad essere affrontato è il tema delle metropoli in cui "fenomeni come maranza e baby gang hanno preso troppo piede", con il "buonismo che finisce per giustificare ciò che invece va prevenuto e fermato". E di nuovo il tema carceri: "Il popolo si aspetta certezza della pena – prosegue – è inaccettabile andare in galera solo quando si superano i quattro anni di condanne cumulate. Se la giustificazione è quella del sovraffollamento, cosa seria e inumana, la soluzione è una sola: inasprire le leggi e costruire nuove carceri".

 

GIOVANI, LA VERA INFRASTRUTTURA NAZIONALE

 

E poi il tema giovani, con la necessità di capire che il mondo è "sempre più piccolo, più veloce, più connesso e che non tutti quelli che partono fuggono". Da capire, dice Zaia, è perché se partono non tornano.

 

"Io credo che l’Italia debba diventare un paese davvero a misura di giovani. Le leggi – osserva – devono essere pensate anche per chi non è maggioranza elettorale, cioè i nostri ragazzi: servono politiche per la casa, per il lavoro, per la formazione. Come centrodestra dobbiamo lanciare iniziative nazionali capaci di attrarre giovani da tutto il mondo, anche intercettando i nuovi fenomeni come il nomadismo digitale". 

 

Fondamentale, in questo pensiero, è dare ai giovani la possibilità di costruirsi una vita: "Trasformiamo gli affitti dei precari, con la garanzia dello stato, in basi per un mutuo per l’accesso alla casa e puntiamo su di loro con politiche nuove e coraggiose".

 

DESTRA E LIBERTÀ

 

Ultimo, ma non per importanza e potenza, è il ritratto della destra auspicato. "La destra vincente è quella liberale, quella liberticida perde. Lo dico con chiarezza – scrive Zaia – i temi etici, civili, del fine vita e delle unioni civili non possono essere tabù ideologici. La destra, il centrodestra, di oggi non è quella di cinquant’anni fa, e non sarà quella di domani. Le questioni legate ai diritti civili e al fine vita non possono essere liquidate con un sì o un no pregiudiziale. Interpellano la coscienza individuale prima ancora dell’appartenenza politica".

 

Zaia incalza sottolineando come "una destra matura non impone visioni, ma costruisce regole chiare, rispettose, capaci di tenere insieme libertà personali, responsabilità collettiva e ruolo dello stato. Senza rinunciare alla propria identità, senza arretrare dinanzi le proprie idee".

 

Poi un affondo finale sulla scuola, dove in quelle dell'infanzia e elementari i "bambini italiani crescono vicini a bambini di altre culture, storie e provenienza". Il punto per Zaia è questo: "Possiamo far finta di non vederlo, oppure possiamo governare questo fenomeno con intelligenza".

 

"L’identità non è un riflesso automatico: si insegna, si trasmette, si costruisce. E si rafforza – scrive – anche nel rispetto dell’identità altrui, di quelle famiglie che il nostro paese ospita e che ne fanno ormai parte. La nostra storia lo dimostra: Venezia dialogava con Bisanzio in un confronto continuo, aperto, talvolta competitivo, prendendo il meglio da quell’incontro e rafforzando così la propria civiltà. È la lezione che dobbiamo applicare oggi: integrazione non come rinuncia, ma come governo consapevole della complessità".

 

 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 12 giugno | 20:00
La scoperta sul monte Calvario riporta alla luce una fortificazione di 150 metri quadrati progettata dopo la seconda guerra mondiale per difendere [...]
Economia
| 12 giugno | 18:42
Cambio ai vertici per la cooperazione trentina, ampia vittoria per il presidente di Sait: Renato Dalpalù eletto alla presidenza, sconfitto Roberto [...]
Cronaca
| 12 giugno | 18:13
L'ex direttore del pronto soccorso di Cattinara critica l'impiego degli elicotteri anche per interventi non urgenti: "Così si rischia di sottrarre [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato