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| 14 gennaio | 13:04

L'endorsement di Giorgia Meloni a Orbàn per le elezioni in Ungheria (VIDEO). Quando l'ingerenza diventa ''paraculaggine'' se si ha a che fare con una democrazia illiberale

Al centro e a sinistra sembra impossibile che la presidente del consiglio dell'Italia possa pubblicamente sostenere un autocrate dichiarato ma anche a destra in tanti non si capacitano: almeno quelli che si dicono liberali e si rifanno ai valori costituzionali

ROMA. . Vedere la presidente del consiglio Giorgia Meloni assieme a Matteo Salvini fare un endorsement pubblico per l'autocrate ungherese Victor Orban in un video spot in vista delle elezioni del 12 aprile è qualcosa che speravamo di risparmiarci.

 

Un video (dove compaiono Milei, Netanyahu, il serbo Vucic, Alice Weidel, Marine Le Pen, Santiago Abascalche, ovviamente, è ritenuto aberrante al centro e a sinistra ma getta nello sconforto anche chi a destra sperava che ormai la premier avesse compiuto una svolta nel solco delle destre conservatrici liberali e invece se la ritrova a invitare la popolazione a ''votare'' colui che ha definito la sua una democrazia illiberale.

 

Da Salvini ci se lo aspettava. Il leader della Lega ha sempre avuto una fascinazione per l'Ungheria, la Russia di Putin fino al Trumpismo dei dazi. Insomma di tutti quelli che indeboliscono l'Europa e mettono in discussione diritti e libertà che il nostro continente e il nostro Paese difendono da decenni. 

 

Dalla presidente del consiglio italiano, che pure si sa essere amica personale dei vari Le Pen, del leader dell'ultra destra di Vox Abascal e anche dello stesso Orbàn si sperava qualcosa di più. Almeno per rispetto del ruolo istituzionale che ricopre. Vederla fare un endorsment per il premier ungherese, uno dei personaggi più distanti dai valori europei e democratici di tutto il Vecchio Continente, uno che anche sulla guerra in Ucraina (tema sul quale Meloni e il suo Governo hanno meritoriamente dimostrato coerenza e affidabilità, sempre nonostante Salvini) si è dimostrato, negli anni, più ostile alle iniziative europee che a quelle di Putin fa davvero impressione.

 

Vedere presidente del consiglio dell'Italia invitare i cittadini di un altro Paese, un Paese dove la democrazie è dichiaratamente illiberale, a votare per colui che la democrazia la rende dichiaratamente illiberale è qualcosa che non può non colpire l'elettorato cosiddetto moderato che, pur di destra, pur conservatore, resta fedele ai valori costituzionali e al rispetto dei diritti. Nota finale: un tempo i capi di Stato si rifiutavano esplicitamente di dire chi avrebbero sostenuto alle elezioni in un altro Stato. Era il principio di non ingerenza nella politiche altrui.

 

I motivi erano vari e ancora oggi validissimi. Uno su tutti: un popolo ha il diritto di autodeterminarsi liberamente e invece l'endorsment può rappresentare una fortissima pressione esterna, della serie o votate quello che piace a noi o non avrete più a che fare con noi. Che arma di pressione sarebbe se, per esempio, gli Stati Uniti cominciassero a infilarsi in ogni tornata elettorale spiegando che o viene eletto il 'nostro' candidato oppure si chiudono totalmente i rapporti con gli Usa? Questo vale quando l'endorsment arriva da un Paese leader e molto potente, come appunto possono essere gli Usa (che ci hanno provato da quando ha vinto Trump a dare il loro sostegno in Europa ai partiti di ultra destra per esempio in Francia e in Germania con Vance e Musk in prima linea, venendo nei fatti respinti).  

 

Poi c'è la ragione opposta (è il caso dell'Italia): quella di un Paese che più che determinare le politiche altrui deve cercare di mantenere buone relazioni con tutti. Schierarsi con un candidato apertamente genera il rischio che se a vincere poi è il suo oppositore politico il rapporto salta o parte in decisa salita. Ma allora, qui, tutto torna. Meloni fa l'endorsment a Orbàn perché in una democrazia illiberale si sa già chi vincerà. Allora forse non è ingerenza politica, questa. A Roma si chiama ''paraculaggine''. Nel resto del Paese si dice ''opportunismo''. In ogni caso è avallare la condotta illiberale di un autocrate da rappresentate del popolo italiano. Una parentesi decisamente oscena della nostra storia almeno per tutti quegli italiani che si ritrovano nei valori della democrazia e della costituzione.

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