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| 17 febbraio | 17:06

“Stop alla carne equina? In Veneto ha una rilevanza maggiore che in altre zone d'Italia, dalla norma impatto negativo su filiera e posti di lavoro”

A parlare è Matteo Pressi, capogruppo della lista Stefani Presidente in Consiglio regionale: “Il Parlamento sia prudente”

di Redazione

VENEZIA. Mentre in Parlamento si discutono diverse proposte di legge per introdurre il divieto di macellazione della carne equina (Qui Articolo), in Veneto il capogruppo della lista Stefani Presidente in Consiglio regionale, Matteo Pressi, mette l'accento sulle potenziali ripercussioni economiche della norma.

 

A dare il via alla discussione sono state diverse proposte di legge per riconoscere come animali da affezione – e quindi non destinati alla produzione alimentarecavalli, asini, muli, pony e bardotti. “Una proposta – scrive Pressi – che non condivido. Il testo presentato, appena incardinato nella Commissione ambiente del Senato, introduce sanzioni pecuniarie e penali qualora il divieto di macellazione non venisse rispettato: reclusione fino a 3 anni e multe fino a 100mila euro per chi alleva equini con tali finalità. Si tratta di una norma foriera di ripercussioni negative sulla filiera della trasformazione e della commercializzazione di queste carni, che in Veneto e nella provincia di Verona ha una rilevanza maggiore rispetto ad altre zone d'Italia”.

 

“Se, da un lato, sono chiare e sotto alcuni profili condivisibili le finalità della norma in esame del Parlamento – prosegue il capogruppo – dall'altro non può essere trascurata la circostanza per la quale, nella nostra regione, sono presenti industrie trasformative che impiegano molti addetti, ad esempio nella produzione su scala industriale di sfilacci di cavallo e altri lavorati. Il problema non riguarda unicamente la produzione industriale: anzi, non va sottovalutato l'impatto di tale scelta sulle attività ristorative e quindi sulle piccole attività commerciali, soprattutto veronesi, dove la carne di cavallo è presente in molti menù come piatto tipico. La scelta, quindi, deve essere ponderata con prudenza dal Parlamento, coniugando i diversi interessi in gioco”.

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