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Doppia preferenza, "Più Democrazia in Trentino" chiede il referendum. Ma per far decidere gli elettori serve la firma di Degasperi dei 5 Stelle

L'associazione lancia una proposta: "Le leggi elettorali devono deciderle i cittadini per evitare gli interessi di parte". Ma prima del referendum c'è bisogno dell'approvazione del testo bloccato dall'ostruzionismo. Per tagliare i 5 mila emendamenti serve l'appoggio del consigliere grillino

Di Donatello Baldo - 09 aprile 2017 - 18:47

TRENTO. In Consiglio provinciale, ormai da (troppo) tempo, la legge sulla doppia preferenza di genere è bloccata dalle sabbie mobili dell'ostruzionismo. Impossibile superare i 5 mila emendamenti presentati dalle opposizioni, impossibile arrivare al voto e permettere all'Aula di esprimersi democraticamente su questa proposta.

 

L'impasse, però, non è dovuta solamente alla parte della minoranza che si oppone strenuamente all'approvazione del testo: sono molti gli osservatori che imputano anche alla maggioranza la responsabilità di questa situazione: gli interessi per far rimanere tutto così, senza concedere alle donne candidate la metà delle liste e una delle due preferenze, sono trasversali. L'eventuale aumento della presenza femminile in Consiglio provinciale farebbe diminuire conseguentemente quella maschile, ed è per questo che molti consiglieri, chi esplicitamente chi invece zitti zitti, fanno di tutto per non far arrivare questa legge all'approvazione.

 

In molti Paesi, ci spiega "Più Democrazia in Trentino", le leggi elettorali (come la legge sulla doppia preferenza), proprio per evitare che possano diventare ostaggio di interessi personali o di parte, sono proposte da commissioni indipendenti e spesso sottoposte all'approvazione del popolo attraverso un referendum

 

"Cominciamo col dire che riteniamo non sia una buona pratica di democrazia lasciar decidere della legge elettorale ai rappresentanti eletti - spiegano Daniela FilbierStefano Tava e Angelina Pisoni dell'associazione - perché  è del tutto evidente che i rappresentanti prenderanno a fare leggi elettorali che rispecchino i loro personali interessi o al più quelli del partito al quale appartengono". (In questo caso, è possibile che gli uomini non siano disposti a favorire le candidate donne che potrebbero far perdere loro il posto, osserviamo noi). 

 

"Questa considerazione, apparentemente forte, è in realtà largamente condivisa nei paesi democratici - continuano i membri del direttivo di 'Più Democrazia' - tanto è vero che in molti di questi le modifiche dei sistemi elettorali sono fatte da giurie di cittadini estratti a sorte e poi approvate con referendum. È avvenuto in alcune province federali del Canada negli anni passati; è tornato a proporlo il premier Justin Trudeau nel suo programma elettorale prevedendo una riforma della legge elettorale canadese da farsi con gli stessi metodi utilizzati nelle province federali (proposta che a onor del vero ancora non è divenuta realtà)".

 

"Negli Stati Uniti d'America, dove vige il sistema di collegi uninominali, in molti stati la definizione dei distretti, soggetta al ben noto fenomeno del gerrymandering (ossia il ridisegno strumentale dei collegi elettorali per ottenere più voti), è affidata a commissioni di cittadini estratti a sorte. Possiamo anche citare la recente esperienza dell'Irlanda - affermano Filibier, Tava e Pisoni - dove è stata attivata una commissione per le riforme costituzionali, per due terzi composta da cittadini estratti a sorte, che si è occupata anche della riforma della legge elettorale".

 

"In Svizzera, invece,  i principi della legge elettorale sono fissati in Costituzione, le cui modifiche sono soggette a referendum obbligatorio, mentre la disciplina è soggetta a referendum facoltativo. Potremmo fare molti altri esempi - dicono - anche di studi di scienze politiche, ma crediamo che il punto sia chiaro e possiamo tornare alle considerazioni sulla questione provinciale". 

 

E sulla questione provinciale gli esponenti di 'Più Democrazia in Trentino' fanno una proposta: "Preso atto dell’impossibilità di trovare un accordo largamente condiviso in Consiglio provinciale e data l’importanza dell’argomento, riteniamo che il ricorso al referendum, previsto per le c.d.  Leggi sulla forma di governo dall’art. 47 dello Statuto di Autonomia (Introdotte con legge costituzionale 2/2001 e attuate con legge provinciale 2/2003), sia la soluzione più adeguata per affrontare questo tema. E risolverlo".

 

"Riteniamo che tutte le componenti politiche che siedono in Consiglio - continuano i rappresentanti dell'associazione -  a prescindere dalla loro posizione specifica sul tema in oggetto, non possano negare il principio della sovranità popolare e che quindi il voto referendario sarebbe corretta rappresentazione della volontà dei cittadini". Giusto, giustissimo.

 

"Questo - spiegano - in attesa venga riconosciuto il principio secondo il quale le leggi elettorali, e in generale le leggi che riguardano i rappresentanti, la loro selezione e il loro trattamento (pensiamo alla questione vitalizi), debbano sempre passare al vaglio del corpo elettorale, per evitare quegli inevitabili conflitti di interesse che i rappresentanti hanno nel definire la legge attraverso la quale loro stessi, o i loro compagni di partito, saranno eletti".

 

Giusto, giustissimo, parole sante. Ma c'è un problema. Per sottoporre a referendum la legge sulla doppia preferenza, in ossequio all'articolo dello Statuto di Autonomia, la legge deve comunque essere prima di tutto votata dal Consiglio provinciale: solo dopo questo passaggio potrà essere validata dal suffragio popolare. 

 

Ad impedire la votazione c'è l'ostruzionismo, ostruzionismo che potrebbe essere bypassato soltanto se tre capigruppo della minoranza (secondo l'interpretazione data dalla presidenza su una 'prassi consolidata') mettono le loro firme sotto la richiesta della presentazione di un emendamento largamente condiviso che avrebbe lo scopo di scavalcare la montagna di emendamenti che, per interesse di parte, per quegli interessi di cui sopra, impediscono l'approvazione della norma.

 

La firma che farebbe la differenza, l'unica potenzialmente disponibile, è quella del consigliere Filippo degasperi del Movimento 5 Stelle. A lui stanno chiedendo in molti di abbandonare la sua posizione: Degasperi è sì favorevole al referendum ma contrario a superare l'ostruzionismo dei sui colleghi della minoranza attraverso uno strumento legittimo e previsto dal regolamento, quello della presentazione di emendamenti fuori tempo in casi eccezionali.

 

Nemmeno l'eccezionalità di un referendum , della parola agli elettori riesce fino ad ora a fargli cambiare idea. Fino ad ora, perché la speranza che questa legge possa uscire dalle sabbie mobili c'è ancora, e in molti stanno guardando a lui perché possa cambiare idea. Perché se 'uno vale uno', uno che che da solo impedisce la possibilità che altri trecentomila si possano esprimere sulla legge elettorale con la doppia preferenza, beh, quell'uno vale molto di più. Troppo.

 

"Tutte le componenti politiche presenti nel Consiglio provinciale - dicono gli esponenti di 'Più Democrazia in Trentino' - non possono negare il principio della sovranità popolare". Lo dicono loro. 

 

 

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