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Garante dei detenuti, il Consiglio provinciale dovrà trovare un nome. Valcanover: "La scelta sia trasparente"

Per l'elezione del Garante serve la maggioranza qualificata dei 2/3. L'avvocato radicale: "Per il Garante provinciale valgono le stesse regole di incompatibilità di quello nazionale?"

Di Donatello Baldo - 26 settembre 2017 - 07:15

TRENTO. Il Consiglio provinciale si riunirà da martedì 3 a giovedì 5 del prossimo mese di ottobre. L'ordine del giorno è stato definito ieri dalla Conferenza dei capigruppo, convocata dal presidente Bruno Dorigatti.

 

"Dopo il consueto question time - scrive la nota della presidenza - si proverà a nominare il nuovo Garante dei detenuti, istituito dalla recente legge provinciale: serve un candidato capace di raccogliere 24 voti favorevoli", ovvero la maggioranza dei 2/3 dell'assemblea. 

 

Un compito difficile perché oltre ai 22 voti della coalizione di maggioranza c'è bisogno di almeno 2 voti dell'opposizione. Anzi 3, considerato che Chiara Avanzo del Patt è in maternità, o forse di più calcolando che facilmente tra gli assessori e i consiglieri di maggioranza ci sarà qualche assenza. 

 

Girano alcuni nomi di possibili papabili alla carica di Garante dei detenuti, personalità dell'ambito giuridico, persone anche di spicco. Ma nulla di ufficiale, solo voci senza conferma: ad ora non è stata ufficializzata nessuna candidatura. 

 

Anzi, non essendoci alcuna proposta, dalla minoranza è stato chiesto al presidente del Consiglio Bruno Dorigatti di prevedere, nel caso i nomi fossero avanzati solo in sede di discussione, la possibilità di interrompere i lavori per approfondire i curriculum dei candidati. 

 

La proposta, una rosa di nomi o un nome secco su cui si chiede la convergenza dell'opposizione, dovrà essere fatta dalla maggioranza, e su questo sta lavorando il 'padre' della legge che ha istituito il Garante dei detenuti, Mattia Civico.

 

Ma per l'avvocato Fabio Valcanover, storico esponente radicale, da sempre impegnato sul fronte dei diritti dei detenuti, più che di nomi si dovrebbe parlare di metodo. "Chiedo, al fine della individuazione dei possibili candidati, trasparenza nella discussione e preventiva conoscenza dei requisiti richiesti per ricoprire la carica".

 

"La legge nazionale di istituzione del Garante dei diritti dei detenuti - afferma l'avvocato - prevede che i componenti del Garante nazionale siano scelti 'tra persone, non dipendenti delle pubbliche amministrazioni, che assicurano indipendenza e competenza nelle discipline afferenti la tutela dei diritti umani; (…) non possono ricoprire cariche istituzionali, anche elettive, ovvero incarichi in partiti politici'".

 

La Legge Provinciale, invece, di questa incompatibilità non fa cenno, indicando come necessarie competenze "l'esperienza professionale almeno quinquennale in ambito penitenziario o nel campo delle scienze giuridiche, delle scienze sociali o dei diritti umani, anche come rappresentante di associazioni o formazioni sociali”.

 

"Ci si chiede - domanda Valcanover - se le condizioni previste per i componenti del Garante nazionale (non essere dipendenti delle pubbliche amministrazioni) debbano valere anche per il Garante provinciale". Una domanda a cui alcuni consiglieri rispondono con la considerazione che si tratta di due figure distinte, che non c'è incompatibilità, in linea di principio. 

 

Ma oltre alla questione legata all'elezione del garante, Valcanover chiede si tenga conto anche dell'ordine del giorno votato dal Consiglio provinciale. "Mentre si apre la discussione per la designazione del nome del Garante -spiega Valcanover -  dalla Provincia non arriva nessuna notizia sull'istituzione, in Trentino, del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, sganciando le funzioni di quello di Padova che sovrintende al Triveneto e quindi radicandone uno a Trento".

 

Un tema, questo, caro all'avvocato radicale e a molti altri giuristi che propongono di intervenire presso il ministero della Giustizia per accordare alla Regione l'amministrazione diretta del sistema penitenziario trentino e sudtirolese. "Ritengo - conclude Valcanover - che le due cose debbano andare di pari passo".

 

 

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