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I civici di Valduga corteggiati da destra e da sinistra. "Il movimento dei civici non si aggiungerà a nessuna coalizione esistente. Noi per cambiare il paradigma"

Intervista a Maurizio Tomazzoni, esponente di spicco dell'entourage del sindaco di Rovereto: "Non abbiamo voti da portare in dote a questa o a quella coalizione. Portiamo portiamo un nuovo modello politico che parte da basso"

Di Donatello Baldo - 13 gennaio 2017 - 19:47

ROVERETO. “Fino a quando la politica significa aggressione e delegittimazione si va poco lontani, dimostrando così di avere fallito il proprio compito”. Pensa questo Maurizio Tomazzoni, assessore a Urbanistica e Cultura nel Comune di Rovereto e figura di spicco dell'entourage di Francesco Valduga.

 

Pensa questo in riferimento a quello che ha suscitato l'annuncio dell'avvio di un “dialogo” tra Pd e civici, soprattutto tra i democratici lagarini che nei giorni scorsi hanno detto peste e corna del movimento valdughiano in procinto di allargarsi agli orizzonti provinciali. "Stiamo parlando di alcuni esponenti del Pd roveretano - precisa Tomazzoni - perché dentro il Pd ci sono anche componenti dialoganti e costruttive".

 

Le assicuro che alcuni sono comunque molto arrabbiati, hanno sparato ad alzo zero contro di voi, perché?

Non mi interessa entrare nelle beghe interne del Pd, mi limito ad osservare che non sono in grado di risolverle se non attaccando gli altri, in questo caso i civici che sono andati al governo sconfiggendoli alle elezioni.

 

Dicono che siete capaci solo di amministrare l'ordinario, dicono che questo significa essere di destra.

Destra, sinistra. Quello che non riescono a catalogare dentro questa dicotomia è per forza di destra. Una analisi piuttosto banale: vorrei che mi dicessero concretamente cosa sia stato fatto di destra, cosa di sinistra. 

 

Lei è di sinistra, è stato uno dei protagonisti dell'esperienza di Rovereto Insieme, la sua formazione politica è socialista se non sbaglio.

Certo, e continuo ad avere le mie idee. Ora però bisogna capire una cosa, che i partiti sono diventati dei contenitori, dentro di essi ci sono sfumature diverse, riferimenti personali, culturali e politici che non arrivano da una sola matrice ideologica.

 

Dicono che siete un comitato elettorale.

Perché il Pd, come tutte le altre formazioni politiche, che cos'è se non un comitato elettorale che si divide sui posti, sulle cariche e sulle ambizioni dei singoli? Io credo che la politica sia ancora possibile scriverla con la P maiuscola, quella che mette al centro il dialogo, il confronto, anche all'interno di sé stessa. I civici fanno politica perché sono capaci di dialogare e confrontarsi anche al loro interno. E sono capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini, in un rapporto diretto con loro. 

 

Dicono che non avete un progetto di città.

Dicono un sacco di cose fin dal 2005 quando per la prima volta i civici sono andati al governo della città. Il riconoscimento del valore del nostro progetto è arrivato dal consenso popolare una volta, poi gli elettori ci hanno chiesto di riprenderlo in mano, di ritornare a occuparci noi della città, di portare avanti un progetto che evidentemente è stato capito e votato.

 

Ma allora cosa sono i civici?

Una forza di governo, un movimento che non si divide sule posizioni ideologiche ma che comunque si fondano sui buoni principi, sulla buona amministrazione, sulla capacità che la politica ha dimenticato, quella dell'ascolto, del confronto e del dialogo. Ma vorrei ricordare che questa non è una novità per il Trentino.

 

In che senso?

Anche la Margherita, anche l'Upt nascono dalle esperienze del civismo, dalla necessità di riprendere un contatto con le comunità, con i cittadini. Un'esigenza nata dal limite dei partiti tradizionali. Allora c'era uno spazio politico che giustamente è stato riempito. E quello spazio si ripresenta ora.

 

E i civici sono pronti a occuparlo.

Ma non è così automatico. Insomma, c'è una crisi di identità della politica trentina e giustamente si risponde a questa crisi guardando al territorio. E cosa c'è sul territorio, qual è la novità? Sono le componenti civiche che governano i comuni, che sono riuscite a dialogare con i cittadini in modo nuovo e inedito.

 

Sarete corteggiatissimi allora, tutti vi vogliono.

Corteggiati da destra e da sinistra. Ma noi non abbiamo voti da portare in dote a questa o a quella coalizione. Noi, al di là dello starnazzare di qualcuno sulla capacità politica delle civiche, portiamo proprio la visione politica, portiamo un nuovo modello che parte da basso, che parte dalle comunità.

 

Che non è né di destra né di sinistra.

E che non si aggregherà mai a una di queste visioni della politica. Il movimento dei civici non si aggiungerà a coalizioni esistenti, a vecchi schemi, a logiche ormai in uno stato di crisi conclamata. Deve cambiare il paradigma. Altrimenti si rischia grosso.

 

Cosa si rischia?

Se perdura questo scollegamento tra la rappresentanza e le comunità, se non si colma quel vuoto a rischio c'è lo stesso modello di rappresentanza, a rischio c'è la stessa Autonomia che si basa proprio sul rapporto della politica con la comunità trentina.

 

Anche Lorenzo Dellai usa questa parola, Comunità trentina. Anche lui sta cercando contatti con il sindaco Valduga?

Dellai il problema l'ha visto, e ha visto giusto. Peccato che non sia stato in grado di risolverlo, che alle parole non siano seguiti i fatti.

 

Ma vi sta cercando?

Non so, io mi occupo di urbanistica e di cultura per la mia città, per Rovereto. Non partecipo a nessun “dialogo”. Ma che in questi giorni i civici siano corteggiati da tutti, da destra e da sinistra, è sotto gli occhi di tutti. 

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