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"Il Sudtirolo non è Italia" ma anche "Trènt l'è Sűdtirol". Al via la campagna con manifesti a Roma e Trento

Paolo Primon e Meinrad Berger: "La battaglia nella difesa di una identità di popolo si sta sempre più affievolendo con la complicità di una classe politica succube del potere nazionalista"

Pubblicato il - 13 gennaio 2017 - 14:44

TRENTO. “L’affissione in quel di Roma del manifesto: 'Il Sudtirolo non è Italia' è chiaramente una provocazione che serve per risvegliare nei tirolesi quello che i partiti politici attuali non fanno: la difesa dell’identità del nostro popolo”. Lo affermano congiuntamente il vicepresidente di Südtiroler Heimatbund Meinrad Berger e il presidente di Popoli Liberi-Freie Völker Paolo Primon.

 

“E’ impressionante, ai giorni nostri, la mancanza di coraggio e di sensibilità dimostrata dai partiti politici sul tema della toponomastica e sull'imposizione di simboli, denominazioni che mancano di rispetto al popolo tirolese che ha una storia secolare. Dal periodo fascista in poi – affermano - il popolo Tirolese ha subito una vera repressione da parte dello stato italiano”.

Proprio oggi che “tutti si professano antifascisti, antinazisti e si dichiarano altamente democratici e difensori della libertà”, secondo gli esponenti autonomisti “chi governa continua a lasciare tutta la toponomastica e la simbologia del periodo che più ha represso e sottomesso il popolo tirolese”.

L'iniziativa di affiggere i manifesti sui muri della capitale è quella di continuare “la battaglia nella difesa di una identità di popolo che si sta sempre più affievolendo con la complicità di una classe politica succube del potere nazionalista”. Ma il significato è anche quello della denuncia: “Molti non hanno ancora capito che la difesa della nostra storia, delle nostre tradizioni e il mantenimento della nostra diversità favorirebbe la crescita del turismo che è la prima industria della nostra regione. Questo è dimostrato anche dai dati economici completamente in ribasso nella provincia di Trento rispetto alla provincia di Bolzano”.

“La mancanza di identità del popolo tirolese della provincia di Trento – spiegano - ci sta portando ad una crisi economica da non sottovalutare e la classe politica trentina non l’ha ancora capito. I dati sulla disoccupazione sono pesanti: dimostrano che il Trentino è in segno negativo fermandosi sui dati di livello nazionale che superano il 10% mentre la provincia di Bolzano si ferma al 3,2%”.

 

C'è però l'ammissione che non sia facile convincere i trentini a riprendersi “la loro vera identità” perché secondo i promotori di questa iniziativa “ci troviamo a combattere, ancora oggi, contro un sistema nazionalista che ha occupato le nostre scuole imponendo programmi scolastici nazionali e limitando gli spazi nei canali d’informazione. Di questa distruzione dell’identità tirolese sono complici tutti i partiti locali e ancora di più politici che per tanti anni si sono presentati agli elettori come difensori del popolo tirolese, ma che poi in pratica si sono adeguati al potere romano”.

 

“Se questo argomento non è abbracciato da nessuna forza politica e dalla gente che abita nella nostra regione – affermano – ciò significa che tutti sono compiacenti di sottostare al Regio Decreto del 21 gennaio 1923, documento in cui si decretò il cambiamento del nome della nostra regione. Vogliamo ricordare che era il periodo fascista. Le contravvenzioni a questo Regio Decreto erano punite penalmente applicando l’articolo 434 del codice penale in cui era espressamente proibito tutto ciò che conteneva le denominazioni Tirolo, Tirol o l’espressione nelle lingue locali”.

Una delle richieste di Popoli Liberi e di Südtiroler Heimatbund è infatti quella di “eliminare di tutti i simboli e le scritte fasciste nazionaliste nella nostra regione ed una modifica della toponomastica imposta dal fascismo. Chi condivide passivamente le simbologie fasciste – chiudono i due leader – di conseguenza ne diventa complice”. 

 

Nella capitale saranno 1000 i manifesti affissi con la scritta “ Il Sudtirolo non è Italia”. Ma anche Trento avrà il suo manifesto che riporterà la scritta "Trènt l'è Sűdtirol", e sarà affisso anche questo sui muri di tutto il capoluogo.

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