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Nel Pd roveretano l'imbarazzo per l'abbraccio con Valduga: "I civici sono soltanto un comitato elettorale". Il filosofo Rella: "Sono di destra"

Il "dialogo" con i civici di Valduga proposto dal Pd trentino mette in allarme il partito a Rovereto. "Già convocata una riunione, a Trento chiediamo di affrontare la questione politicamente"

Di Donatello Baldo - 12 gennaio 2017 - 06:31

ROVERETO. “Il populismo, in Trentino, prende un altro nome e un'altra forma. E' il cosiddetto civismo. Le liste civiche si propongono, al pari del populismo di Grillo, come un superamento della politica, dichiarando con la loro esistenza l'affondamento di ogni ideologia e l'indifferenza tra destra e sinistra”.

 

Inizia così il corsivo del filosofo roveretano Franco Rella sul Corriere del Trentino di ieri. Un duro affondo – in punta di penna – nei confronti dei partiti che “inclinano” verso i movimenti civici. Verso il Pd, che sia con il suo segretario Italo Gilmozzi sia con i sui big – il deputato Nicoletti e il senatore Tonini –, sembra occhieggiare proprio nei confronti di questa realtà politica.

 

Macché realtà politica – afferma però un esponente dei democratici roveretani – i civici sono per definizione un comitato elettorale il cui scopo è quello di occupare il potere per potersi aggiudicare una fetta della torta. I civici – spiega il democratico - non hanno un perimetro politico definito: a Rovereto Valduga governa sia con persone che provengono culturalmente e politicamente dall'estrema destra sia con i Verdi: tutti dentro per occupare il potere”.

 

Un potere che in Provincia sarebbe maggiore, questo è certo. “Nulla contro l'esercizio del potere, l'amministrazione del governo. Ma si governa e si amministra sulla base dell'idea politica”. Ma quale sia quella di Valduga non si sa, nel senso che eliminata la dicotomia destra-sinistra si perdono i riferimenti, la bussola e l'orientamento.

 

Franco Rella cerca di spiegarlo, di posizionare il civismo nell'arco delle categorie che i civici considerano obsolete e superate. “I termini destra e sinistra sono dichiarati oggi termini privi di senso, consumati dalla storia e diventati ormai inefficaci. Credo però – afferma il filosofo – che questa considerazione sia essa stessa un'ideologia. Un'ideologia di destra”.

 

La traduce il democratico arrabbiato: “L'assenza di politica si trasforma in populismo, e il populismo vira a destra. Per amministrare l'ordinario il civismo è sufficiente, ma per amministrare l'idea di città, per guardare più lontano immaginando il domani, per governare guardando al futuro serve la politica. Valduga fa così: affronta l'ordinario, niente di più, altrimenti si aprirebbero le contraddizioni politiche dentro la sua stessa maggioranza”.

 

E l'esempio è quello della strada da rifare. “Se si rattoppa e si riconsegna con la stessa sua funzione carrabile nessun problema. Se però si decide di renderla Ztl, oppure ciclabile, entra in gioco la visione di città, la politica. E qui casca tutto: da una parte i Verdi e dall'altra quelli che le macchine le vorrebbero dappertutto”. Quindi meglio non far nulla, non scontentare nessuno, non prendere posizione, non decidere il futuro, non cambiare niente se non per garantirsi la continuità.

 

Anche il filosofo sembra pensarla in questo modo. Il suo corsivo lo chiude così: “Il civismo senza ideologia, privo di valori, si piega sulla manutenzione dell'esistente nella prospettiva di una conservazione, che è la classica posizione della destra su cui qui in Trentino stanno inclinando i partiti”.

 

Partiti che si sono espressi senza però considerare quello che succede a Rovereto, quello che è successo poco più di un anno e mezzo fa. Perché c'è un po' di disappunto, perché Valduga ha vinto sull'ex sindaco Miornadi, sul Pd, mettendo in minoranza il partito che a livello provinciale vuole ora “dialogare” con le liste civiche. “Ovvio che siamo in profondo imbarazzo”, dicono alcuni misurando le parole, quelli meno arrabbiati del democratico di prima.

 

“E' già stata convocata una riunione del Pd roveretano – spiegano con diplomazia – chiederemo al partito provinciale di affrontare il tema politico, di chiarirsi prima al proprio interno”. Insomma dicono questo: “Forse prima di dialogare con l'esterno dovremmo avere ben chiaro chi siamo, quale progetto abbiamo, quali confini, quali valori, quale identità”.

 

“Forse si dovrebbe iniziare a fare politica – afferma qualcuno che ha partecipato all'assemblea del Pd lunedì scorso – e non scannarsi ore e ore su di un documento della minoranza”. La paura è questa: “Se non c'è un Pd forte, se questa operazione non avrà dei confini chiari e un rapporto di adesione delle civiche ai nostri valori anche di sinistra (come diritti, lavoro e accoglienza), rischiamo di fare un bel casino, di perdere la faccia un'altra volta”.

 

Ma Valduga che farà? “Si ritaglierà uno spazio politico importante approfittando delle debolezze della coalizione, prendendo peso nell'area lasciata libera dall'inconsistenza dell'Upt, dal centro che non è stato presidiato a sufficienza. Dentro quel rapporto con gli elettori che noi abbiamo perso perché incapaci di raccogliere le istanze della gente”.

 

 

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