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Referendum, dibattito all'istituto Buonarroti con gli studenti

Hanno organizzato l'incontro, hanno posto le domande agli esponenti del Sì e del No, De Meo e Profiti, e hanno scritto l'articolo per ilDolomiti.it

Di Aurora Monfredini, Benedetta Tomasi, Giuseppe Molle, Matteo Luca - 16 novembre 2016 - 11:29

TRENTO. Confronto serrato in tema referendario ieri all’ITT Buonarotti tra il magistrato Pasquale Profiti e Massimo De Meo, consulente di comunicazione istituzionale e di tecniche legislative. Due posizioni a confronto moderate da Andrea Cavazzani. I cittadini saranno chiamati alle urne il quattro dicembre per esprimere la loro opinione sui cambiamenti costituzionali e, vista l’importanza del tema, l’istituto ha voluto sensibilizzare i propri studenti ad esprimere un voto consapevole. Si tratta di un referendum confermativo in cui i cittadini dovranno esprimersi con un Sì o con un No.

 

Dopo aver inquadrato storicamente la questione, Massimo De Meo, rappresentante del  Sì, ha sottolineato come in questa legislatura si è data un’accelerazione al percorso di riforma del senato e dei rapporti tra Stato e Regioni.  Il dottor Profiti, esponente del No, ha evidenziato come modifiche della Costituzione siano state perpetrate anche negli anni passati ma che il Parlamento attuale è stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale e pertanto la riforma non è legittimata.

 

La riforma costituzionale prevede che il popolo voti solo la Camera dei deputati e non il Senato, ponendo fine al bicameralismo perfetto ma aprendo, sostiene Profiti, al  bicameralismo imperfetto per una serie di ragioni: in primis il conflitto di competenze che si verrebbe a creare tra Camera e Senato e tra Stato e Regioni. "La Camera farà le leggi e il Senato potrà solamente proporre modifiche che potranno essere accolte o meno dalla camera, la fiducia al governo sarà affidata alla sola Camera, unico organo eletto dai cittadini".

 

Profiti esemplifica alcuni aspetti: "Solo la Camera potrà votare lo stato di guerra, l’amnistia, l’indulto, solo la Camera potrà ratificare i trattati internazionali tranne quelli con l’Unione Europea. Questo, però, "non significa semplificare l’iter legislativo che anzi andrebbe a complicarsi", secondo il parere del magistrato.

 

"In questo momento l’iniziativa legislativa è in  mano al governo -  afferma Profiti - infatti vi è un notevole numero di decreti legge. Con la riforma - continua l'esponente del No - aumenta il potere legislativo del governo in quanto viene introdotto lo strumento del voto a data certa, che garantisce tempi certi per l'approvazione delle iniziative legislative provenienti dal Governo". Con la nuova riforma, spiega il magistrato, un disegno di legge che venga definito prioritario dal Governo, può avere, se vincono i Sì, tempi più ridotti per la sua realizzazione. "Ai decreti legge e ai decreti legislativi si aggiunge dunque il voto a data certa che andrebbe a occupare il calendario dei lavori parlamentari dando troppo potere al Governo rispetto al Parlamento".

 

De Meo, interviene, chiedendo per quale ragione bisogna avere due organi che fanno la stessa cosa. Contesta il fatto che il superamento del bicameralismo perfetto  implica il venir meno della sovranità popolare. Fa un paragone con il sistema francese, dove il Senato viene eletto dalle Regioni o con il sistema anglosassone dove la Camera dei Lord viene nominata dalla regina. "Il referendum prevede che il Senato sia eletto dai rappresentanti di ogni Regione o Provincia autonoma per un totale di 100 membri - spiega De Meo - e ogni regione esprime le preferenze in base al numero degli abitanti. La Regione Trentino Alto Adige prevede 4 senatori due per Provincia un numero proporzionalmente più alto rispetto a oggi: sette su 315". Questo, a detta di De Meo, "rafforzerebbe la difesa dell’Autonomia trentina".

 

Per controbattere a quanto sollevato da Profiti sull'introduzione del voto a data certa, il relatore sottolinea come, per la prima volta, vengano messi dei limiti al fenomeno della decretazione d'urgenza. "Con il referendum si dà stabilità al governo - afferma -  e si permette di garantire una legislatura che porti a termine il proprio progetto nella legittimità del proprio ruolo. Inoltre si abbassano i costi della politica".

 

Profiti specifica che dei 100 senatori, 73 saranno consiglieri regionali, 22 i sindaci e 5 senatori eletti dal governo, "quanto ai costi della politica la riduzione è da dimostrare". De Meo sostiene che un Senato così composto è "garanzia di una maggior democrazia in quanto i consiglieri regionali sono espressione diretta degli elettori".

 

Una studentessa chiede se questa nuova modalità elettiva garantisca l’equità di rappresentanza uomini e donne. Entrambi i relatori rassicurano al riguardo in quanto questo è sancito dalla legge. "La nuova Costituzione, se passasse il vaglio del voto, conterrebbe in sé una norma che lo dichiara esplicitamente", spiega De Meo. 

 

Un altro studente chiede se sia realisticamente possibile che un sindaco trovi il tempo per “fare” il senatore e chi paga le spese che deve sostenere nel suo mandato senatoriale. De Meo dice che "anche oggi i sindaci di molte grandi città e consiglieri regionali sono spesso a Roma per interloquire con il Governo e il Parlamento e pertanto non vede grandi difficoltà". Profiti, per contro, ritiene che il doppio incarico "non permetterà loro di svolgere bene entrambi i lavori dal momento che un conto è andare a Roma occasionalmente per breve tempo, un conto è avere un impegno gravoso".

 

Il confronto riprende sul tema della riduzione delle spese della politica e su cosa cambia per i cittadini. Profiti dice che, ad esempio, se oggi bastano 50.000 firme per fare una proposta di legge di iniziativa popolare, domani ne serviranno 150.000. "Verranno poi ri-attribuite al governo alcune competenze oggi delle Regioni, come ad esempio le competenze sul territorio. Secondo De Meo la riforma costituzionale permetterà ai governi di rispettare le promesse elettorali.

 

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