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Riforma dello Statuto, la partecipazione ha fatto flop. Solo in dodici al seminario sull'Autonomia

La revisione dello Statuto di Autonomia non riuscirà nemmeno ad arrivare al voto nelle Assemblee legislative, non riuscirà nemmeno a trovare convergenza con Bolzano. A Roma non andrà mai in discussione. Non ora, non in questa fase, non in questo clima. Questo è stato detto negli incontri sull'Autonomia? 

Di Donatello Baldo - 16 settembre 2017 - 18:07

TRENTO. Il percorso partecipativo che tanto doveva contribuire al lavoro di revisione dello Statuto di Autonomia ha fatto flop. Gli incontri nelle valli hanno avuto un'affluenza scarsissima, per non parlare dell'imbarazzante seminario di venerdì scorso: una decina di persone in tutto, e pensare che l'iniziativa della due-giorni di laboratori era dedicata proprio a chi non si è nemmeno affacciato sulla soglia, la tanto invitata 'cittadinanza tutta' di cui non s'è vista nemmeno l'ombra.

 

Nella Sala degli Affreschi della biblioteca di Trento, ad ascoltare Roberto Bini di Ferrara e Francesco Palermo di Bolzano sul tema dell'Autonomia vista da fuori, c'erano gli addetti ai lavori, quelli dell'ufficio stampa, qualche componente della Consulta, qualche professore universitario. Nonostante la pubblicità, nonostante la conferenza stampa fatta addirittura alla presenza del presidente del Consiglio Dorigatti, di quello della Giunta Rossi e del vice presidente della Consulta Woelk.

 

“È opportuno che le istituzioni lancino un messaggio – aveva detto Dorigatti in quell'occasione - oggi il dato fondamentale è quello della revisione dello Statuto e la necessità di rafforzare la nostra Autonomia. Abbiamo verificato che questa consapevolezza non è diffusa e dobbiamo lavorare perché questo sia”.

 

“Credo che quello del seminario e del laboratorio sull’Autonomia sia un modo corretto per rilanciare la partecipazione. Non c’è dubbio – aveva concluso la conferenza stampa il presidente del Consiglio - che a questo percorso partecipativo la risposta è stata bassa rispetto alle aspettative, a maggior ragione dobbiamo farcene carico”.

 

Ci sperava, come ci speravano anche gli altri che con la pubblicità e la comunicazione un po' di gente si potesse racimolare per dar l'idea che il popolo partecipa. Ma all'appuntamento del seminario si sono presentati proprio in pochi, tanto che i laboratori successivi da tre sono diventati uno. (Qui un approfondimento sui temi discussi proposto da Salto.bz)

 

“Nel pomeriggio – recita un comunicato - è iniziato il laboratorio sull’Autonomia che ha visto la partecipazione di una dozzina di persone. Anziché svolgersi secondo il programma, vale a dire suddividendo i tre argomenti in altrettanti gruppi di lavoro, i temi sono stati presentati in plenaria e discussi con i presenti”.

 

E' andata un poco meglio il giorno dopo. Anche in questo caso al posto dei tre laboratori si è scelto di fare un incontro unico: la mattina erano venti, e venti anche il pomeriggio. Tra loro una decina di studenti che hanno partecipato perché portati lì dall'insegnante di storia. Studenti del liceo scientifico del Galilei, una classe quarta.

 

“Li ho portati perché saranno loro un domani che difenderanno l'autonomia che abbiamo oggi – spiega l'insegnante – e credo sia comunque giusto interessarsi di questi argomenti che ci riguardano da vicino”. Sulla mancata partecipazione la docente ha le idee chiare: “Forse qui si sta troppo bene, forse nei confronti della politica c'è ormai disaffezione. O forse – conclude – manca la consapevolezza che la partecipazione è uno strumento fondamentale, che bisognerebbe approfittarne”.

 

Ma una studentessa, che interviene in chiusura dell'incontro, timidamente butta lì una considerazione: “Forse, anche per far aumentare il numero delle persone interessate, si dovrebbe iniziare a parlare un linguaggio diverso, muoversi su canali comunicativi più vicini alla popolazione giovane, coinvolgere in modo innovativo le persone”.

 

Forse è per questo che non s'è visto nessuno in quest'anno di lavori sulla revisione dello Statuto di Autonomia. Ma il motivo potrebbe essere anche un altro: non c'è la partecipazione perché non si capisce dove si va, qual è l'obiettivo, se andrà in porto tutta questa revisione.

 

E poi, per la partecipazione, serve anche un ingrediente che non c'è: la sicurezza di poter contare. Alla fine, chi decide? Come? E i decisori ne discutono di tutto questo? I partiti sono coinvolti? Le associazioni, quelli che si chiamano 'corpi intermedi'? No, nemmeno un po', di questo argomento non discute nessuno, non è urgente, impellente, non è all'ordine del giorno.

 

Se non c'è fermento e dibattito, se il cambiamento non dipende da nessuno di quelli chiamati a partecipare alla discussione, la partecipazione muore. Questo lo si sapeva già. Se poi l'orizzonte non si vede, che senso ha prendere parte?

 

La revisione dello Statuto di Autonomia non riuscirà nemmeno ad arrivare al voto nelle Assemblee legislative, non riuscirà nemmeno a trovare convergenza con Bolzano. A Roma non andrà mai in discussione. Non ora, non in questa fase, non in questo clima. Questo è stato detto negli incontri sull'Autonomia? 

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