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Una notte in Consiglio provinciale tra frizzi e lazzi, birrette e canzonette. Approvato per sfinimento l'assestamento di bilancio

Il resoconto di una seduta un po' sopra le righe in cui molti consiglieri, forti di 1.400 emendamenti, hanno potuto 'ricattare' la Giunta con richieste di ogni tipo. Tra battute e risate, in un clima da 'ultimo giorno di scuola', la manovra di assestamento è passata alle 02.20 di mattina

Di Donatello Baldo - 28 luglio 2017 - 16:55

TRENTO. Se l'Aula non fosse quella del Consiglio provinciale ma quella di un liceo, se i banchi non fossero gli scanni dove poggiano le terga consiglieri provinciali ma quelli scarabocchiati con frasi sconce di una 3^ C qualsiasi, quella di ieri notte, più che una seduta dell'assemblea legislativa, poteva assomigliare all'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Tale e quale.

 

Nella notte, per resistere all'ostruzionismo di 1.400 emendamenti, il Consiglio provinciale è stato convocato a oltranza ed è finito alle 2.20 di mattina. Nella storia è successo poche volte che i consiglieri dovessero rimanere ai propri posti dopo cena. Ma ieri è andata così: “Pausa dalle sei alle otto e poi di nuovo tutti qui – ha deciso il presidente Dorigatti – e si va avanti fino a che non sia approvata la manovra di assestamento di bilancio”.
 

La speranza, per finire presto, era l'accordo sulle richieste avanzate dalla minoranza. Perché si fa così nella prassi ormai consolidata del consociativismo del tira e molla, quando all'ordine del giorno ci sono delibere in cui ognuno può sperare di spostare qualche centinaia di migliaia di euro da una parte all'altra per poter dire al proprio elettorato: “Grazie al mio emendamento-ricatto sono riuscito a garantire questo e quello”.
 

'Questo' e 'quello' si riferisce spesso alla propria valle di elezione, al bacino di voti che bisogna guadagnarsi per poter rimanere in Consiglio anche il prossimo giro. Intendiamoci, spesso l'intento è nobile, non si tratta di favori personali ma di provvedimenti utili e importanti per le amministrazioni e per le comunità a cui si riferiscono.
 

Ma forse è sbagliato il metodo. Gli interventi economici devono seguire una programmazione, una 'visione' d'insieme. Non si può decidere di intervenire con i regalini: altrimenti a cosa servono le programmazioni economiche, le previsioni di spesa e tutto il resto?
 

Ma va così... ormai è cosa nota. Quello che raccontiamo oggi è la cronaca notturna di un Consiglio un po' sopra le righe, che ha lavorato fino a notte tra frizzi e lazzi, sbadigli da ippopotamo, birrette e canzonette. Quella che andava per la maggiore, canticchiata a seduta aperta, l'inno di Forza Italia, “...che siamo fortissimi...”.
 

Uno sfottò a Giacomo Bezzi che alle otto, all'inizio del 'turno notturno', non si è presentato all'appello lasciando comunque sul tappeto 300 emendamenti. Che per forza di cose sono stati letti uno a uno e votati. Aveva raggiunto un accordo, avrebbe dovuto ritirarli, ma risultava assente. E' tornato poi poco prima di mezzanotte, fresco come una rosa, mentre gli altri già accusavano i colpi di Morfeo.
 

Il più provato Walter Kaswalder, che ora dopo ora passava da un colorito roseo a una cera grigiastra che contornava un occhio spento. Lui i suoi emendamenti col piffero che li ritira. “Kaswalder è l'unico che fa una vera opposizione”, lo ha provocato ironico Fugatti. Ma finito il suo pacchetto, respinto in toto, si è alzato e ha guadagnato l'uscita barcollante. E' stato il primo a cedere.
 

Molto più resistente il presidente Dorigatti che per non soccombere al sonno ha optato per una dieta salutista: “Non ho cenato – ha ammesso – ho bevuto solo un caffè d'orzo”. L'unico alimento solido delle gallette di riso che sgranocchiava durante le pause. “Ma presidente, come fat a magnar sta roba che par compensà?”, chiedevano i consiglieri guardandolo perplessi nella sua magrezza che, con un'ostia profana in mano, sembrava quasi ascetica. “Se mangio troppo mi addormento”.

 

Altri invece hanno mangiato la pizza durante la pausa, prima della notturna. E il rincoglionimento postprandiale si è fatto sentire eccome, tramutandosi in quell'allegrezza quasi ubriaca di quando si è stanchi e si ride involontariamente. I tre più discoli dell'aula Bezzi, Fugatti e Claudio Cia. Il primo faceva la battuta, il secondo la ripeteva perché lo aveva fatto ridere e il terzo rideva perché ridevano i sui amici e intonava: “...e Forza Italia...”.

 

Bersaglio principale il consigliere Giuliani, che di solito interviene poco. “Presidente ha chiesto la parola...”. “Chi?”. “Il consigliere Giuliani”. E giù a ridere. E Dorigatti: “Per favore, andiamo avanti”. Ma un'altra scenetta divertita partiva. “Presidente”. “Dica”. “Chiedo il voto segreto”. E giù a ridere di nuovo. “Ma non faccia così consigliere”, diceva allora presidente a fil di voce.

 

Avanti così, emendamento dopo emendamento. Con Mauro Gilmozzi che correva da una parte all'altra dell'emiciclo per trovare il compromesso, per far cadere l'ostruzionismo e mettere d'accordo tutti. “Scrivilo che ci è voluto Gilmozzi per risolvere il problema”, suggeriva al cronista qualche consigliere dell'Upt orgoglioso del suo assessore.

 

Ma l'apprezzamento è arrivato vibrante attraverso la voce inconfondibile di Giacomo Bezzi: “La Democrazia cristiana anche oggi ha salvato la situazione”. Una battuta che non ha distratto nemmeno per un attimo la tessitura della trama che i capannelli dell'aula stavano tessendo soprattutto sul punto dirimente, il collegamento San Martino-Passo Rolle.

 

Trovato l'accordo su questo possono cadere tutti gli emendamenti come un castello di carte. E l'accordo si è trovato: un tavolo tecnico, l'ennesimo, per far pressione sul progetto e indirizzarlo più velocemente verso la sua realizzazione. “Allora tutti d'accordo, affare fatto?”. Ma certo che sì, ora sono stanchi veramente, si votino gli emendamenti concordati, gli altri sono stati ritirati, si chiuda tutto, baracca e burattini e buonanotte suonatori.

 

Ma a questo punto, dallo stato di 'risparmio batterie' dentro il quale si era ritirato, è uscito e ha chiesto la parola Marino Simoni, ore 01.14. “Presidente posso intervenire? Quanto tempo ho?”. E tutti pensano all'ennesima battuta invece è serio il consigliere. “Le rimangono 18 minuti”, ha risposto il presidente ormai stravolto. Diciotto minuti che Simoni ha usato fino in fondo.

 

Allora si è verificato un fuggi fuggi. Solo tra i banchi del Pd, dell'Upt e delle Stelle Alpine sono rimasti al proprio posto per garantire il numero legale. Da questa parte dell'emiciclo, in effetti, si sono comportati bene, sono stati la parte della classe più disciplinata, quella che in un liceo troverebbe posto nei primi banchi, vicino al professore. Quella che in questo caso ha cominciato a sbadigliare seriamente, ad accasciarsi sugli scranni, ad appoggiarsi al banco per dormire o reclinati indietro a bocca aperta.

 

Fuori, alla buvette, ha iniziato a girare qualche birra, qualcuno doveva smaltire l'effetto della Red-Bull ingurgitata, sopirne un po' l'effetto. Ma le risate sono continuate fino a notte fonda: qualcuno entrava nell'aula per fotografare i caduti dal sonno con le facce strane. Il sottofondo era di nuovo la musica sparata da un cellulare: “...e Forza Italia, e siamo fortissimi...”.

 

Per la cronaca, l'assestamento di bilancio è stato approvato. Qualche emendamento è passato, ma nulla di fondamentale per le sorti economiche della Provincia autonoma di Trento. Tutto questo poteva essere evitato. Comunque così è andata, e verso le due e mezza se ne vanno a casa tutti, consiglieri, commessi e uscieri, i due baristi alla buvette, tecnici e dirigenti. Tutti soddisfatti.

 

L'unico arrabbiato il consigliere della Ual Detomas: chiedeva anche lui di spostare qualche soldo da qui a lì, come hanno fatto tutti. Ma nessuno se l'è filato, la sua richiesta è stata ignorata bellamente. Allora anch'io la prossima volta presenterò 500 emendamenti ha bofonchiato scuro in volto – perché io mi sono preso un impegno, che figura ci faccio adesso con quel sindaco a cui avevo promesso quello stanziamento?

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