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Coronavirus, ecco gli scenari dopo lo screening di massa altoatesino. Il biostatistico di Eurac: "Quota di partecipazione ottimale del 70%"

Il biostatistico collaboratore di Eurac Reaserch Markus Falk ha presentato uno studio sui possibili scenari futuri in Alto Adige in base alle misure adottate e alla partecipazione al test di massa previsto per il fine settimana. "Necessaria una doppia sicurezza: quella dello screening e dei comportamenti corretti"

Di Davide Leveghi - 19 novembre 2020 - 11:50

BOLZANO. Cosa ci si può aspettare dallo screening di massa previsto in Alto Adige da venerdì 20 a domenica 22 novembre? Quali effetti potranno avere i test sull’andamento delle infezioni? Mentre la Provincia di Bolzano si prepara ad un progetto a dir poco ambizioso, sottoporre un massimo di 350mila persone al test antigenico, dalla cittadinanza sorgono comprensibili interrogativi sulla validità e le conseguenze di una misura simile. Le tante restrizioni e i tanti sacrifici a cui la popolazione è stata sottoposta, infatti, pesano non poco, come d’altronde riscontrato anche dalla giunta.

 

E’ un passo verso la libertà. Se riusciamo ad abbattere la curva del contagio potremo tornare alla normalità per gli inizi di marzo”, aveva promesso l’assessore alla Salute Thomas Widmann nella conferenza stampa di presentazione della macchina organizzativa predisposta dalla Provincia, con l’aiuto di diversi enti, su simulazione, tra l’altro, del Dipartimento di ingegneria di Trento.

 

A cercare di rispondere sui possibili effetti dei test sull’andamento delle infezioni è invece intervenuta Eurac, che in un incontro aperto alla stampa ha presentato i risultati di uno studio statistico svolto dal collaboratore dell’ente di ricerca Markus Falk. Mediante una serie di slide, il biostatistico ha mostrato stime e statistiche in base al diverso grado di partecipazione, aprendo i possibili scenari successivi che interesseranno l’Alto Adige a partire dalla prossima settimana.

 

La matematica è materia affascinante proprio perché ci mostra anche l’incertezza – commenta a margine l’head office di Eurac Research Roland Psenner – i risultati di questo studio ci mostrano come dobbiamo lavorare con una doppia sicurezza: sottoporci al test e mantenere i comportamenti corretti”. Nell’introdurre Falk, Psenner aveva avanzato una riflessione sugli effetti sociali del Covid, lanciando appunto l’interrogativo a cui l’analisi statistica ha cercato di rispondere: come comportarsi?

 

Il Covid non è solo un problema di salute ma anche psicologico, sociale e culturale – ha affermato – il lockdown è uno strumento efficace, ma con dei danni collaterali enormi. Come ci si può comportare? Quali sono le misure che possono essere adottate in alternativa?”.

 

Indicato come principale alternativa, il test di massa si propone quindi come risposta (l’unica possibile, come ribadito più volte dai rappresentanti di giunta nelle ultime settimane) all’incontrollabile aumento dei casi. Quali saranno dunque i suoi effetti?

 

All’inizio di settembre la curva dei contagi comincia con 125 casi – esordisce il biostatistico Falk – con un indice di trasmissibilità dell’1,3 ciò significa che ognuno in media contagia 1,3 persone. È così che arriviamo alla curva attuale. Attorno al 10 novembre possiamo notare un cambiamento, dovuto sostanzialmente alle misure adottate dalla Provincia. Ma la pressione sugli ospedali è troppa, il virus non è facile da gestire, a maggior ragione perché circa il 40% dei contagiati è asintomatico e non sente il minimo sintomo. Come fare?”.

 


 

“Per questo, se il primo obiettivo era quello di rilevare le persone positive, ora diventa quello di scovare gli asintomatici e di isolarli – continua – se l’iniziativa di questo fine settimana riesce, allora il carico sugli ospedali calerà”.

 

A questo punto, Falk ha presentato diversi scenari, basandosi su diversi livelli di partecipazione della popolazione al test di massa e su differenti tipi di misure in vigore. Innanzitutto v’è lo scenario in cui il test di massa non si tiene, il lockdown continua a essere stringente e l’indice Rt rimane fermo allo 0.9.

 


 

“In questo caso fino a marzo i casi giornalieri prenderanno una curva discendente ma saranno comunque attorno ai 31mila – ha spiegato Falk – un numero altissimo, se pensiamo che dal primo ottobre a oggi ne abbiamo avuti 15mila. Il caso sloveno, da questo punto di vista, ci aiuta a capire cosa significhi mantenere un indice di trasmissibilità attorno allo 0.9, pari, in una popolazione maggiore che quella altoatesina, a circa 2000 casi al giorno e con un lockdown morbido in vigore”.

 


 

Ma quale sarebbe la quota di partecipazione migliore? E quali effetti potrebbe avere? “La quota di partecipazione molto alta sarebbe del 70%. Così sappiamo che l’indice riproduttivo dovrebbe scendere a 0.5 e i casi fino a marzo dovrebbero attestarsi attorno ai 4000. Sono stime, chiaramente. Ma tale situazione appare ottimale perché in questo modo l’asintomatico si isola”.

 


 

Alla situazione ottimale del 70% di partecipazione (il grafico qui sopra dà gli effetti di una partecipazione stimata del 50%), Falk ha poi opposto quella ideale del 100% di partecipazione. “Con 340mila testati i positivi dovrebbero essere circa 10mila – ha spiegato – non sono tantissimi né pochissimi. Se assumiamo che corrisponderanno a 100 terapie intensive, 10mila appaiono troppi. Ad ogni modo, considerando che la sensibilità del test si attesta attorno al 70%, con un’attendibilità molto superiore in caso di un sintomatico, dobbiamo prendere in considerazione la possibilità che alcuni positivi non vengano individuati e che escano dei falsi negativi. È un rischio che ci dobbiamo prendere”.

 

“I falsi negativi sono il punto cruciale – ha continuato Falk – alla gente infatti dobbiamo spiegare che un test negativo è completamente affidabile solo dopo una settimana. Solo dopo questo periodo se uno era un falso negativo non è più contagioso, infatti. L’importante, in conclusione, è che la partecipazione sia responsabile. Che i negativi rispettino le regole e che i positivi rispettino l’isolamento, dunque. Solo così possiamo evitare altre persone contagiate”.

 


 

Tutto ciò, chiaramente, può anche avere degli “effetti collaterali”. “Come ci sono i falsi negativi esistono anche i falsi positivi. Questi vengono tra virgolette condannati senza essere colpevoli, ma è un prezzo che dobbiamo pagare. Nei loro casi, possiamo dire che essendo isolati la loro possibilità di essere contagiati è minima”.

 

Effettuato il primo screening di massa, ve ne potranno essere altri?– ha concluso Falk – prendiamo il caso di un Comune dove la partecipazione è stata molto bassa e i casi tanti”.

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