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Borse di studio, appello degli studenti: "Se passa questa delibera il Trentino tra i peggiori d'Italia"

Una lettera-appello alla politica e alla città per chiedere che la giunta non approvi la proposta di Sara Ferrari: "Politiche poco lungimiranti"

Pubblicato il - 02 ottobre 2016 - 12:42

TRENTO. In una lettera-appello gli studenti universitari dell'Ateneo trentino (Udu e Unitin) chiedono al governatore Ugo Rossi di non procedere con una decisione (che dovrebbe essere presa nella prossima riunione di giunta di venerdì) che porterebbe il Trentino in fondo alle classifiche per quanto riguarda il diritto allo studio. "Una decisione che non è nuova ma conferma anni di politiche poco lungimiranti". 

 

"Nei giorni scorsi - scrivono -  nonostante la nostre argomentazioni nel merito con dati, numeri e stime (peraltro più accurati di quelli a disposizione di un assessorato che pare abbia iniziato solo dopo le nostre proteste a raccoglierne), si è cercato di farci passare come degli ospiti viziati. Ci è stato risposto che si trattava di un problema solo nostro mentre non si è pensato che il problema fosse di tutto il Trentino".

 

"Bruno Kessler, nel 1962, volle la nascita di questa Università guardando lontano. La sua idea era di un’Università che non fosse chiusa al solo Trentino ma aperta verso i cervelli di tutta italia e del mondo. E così fu. Arrivarono ad insegnare e studiare alcune delle menti migliori del Paese e grazie al loro lavoro l’Università è cresciuta fino a divenire eccellenza a livello nazionale ed internazionale. Il taglio delle borse di studio, che ci porterà ad essere i peggiori in Italia, superiori solo a Molise, Calabria e Campania, si inserisce in un disegno più ampio di “normalizzazione” del nostro ateneo".

 

"Quello che si vuole fare è minare le fondamenta di un ateneo internazionale cercando di portarlo ad una dimensione di chiusura locale: un’università di provincia, un piccolo ateneo di periferia, non più un’università che ha nell'Autonomia le radici per guardare al resto del mondo. L’eccellenza dell’Università degli Studi di Trento inizia a vacillare. La qualità non sta solo nella didattica e nella ricerca ma anche e soprattutto nella capacità dell’università di rispecchiare la società, di essere quell'ascensore sociale in grado di liberare gli individui dalla propria condizione di partenza, dalle proprie origini economiche, sociali e geografiche".

 

"Quello del diritto allo studio è un primo passo di smantellamento dell’eccellenza universitaria trentina, poi si passerà al peggioramento dell’internazionalizzazione attraverso il contingentamento dei cervelli non comunitari e a seguire il resto.
La presenza dell’Università nel tessuto locale e l’indotto legato alla presenza degli studenti sono stati analizzati dall'economista Enrico Zaninotto che ha tentato di dare una risposta con una simulazione la quale ha valutato l’effetto della presenza di studenti provenienti da fuori regione, nonché l’effetto dell’eventuale scelta, da parte di studenti trentini, di studiare in altre sedi".

 

"Infine Zaninotto ha verificato l’effetto congiunto dei due casi. Dalle sue analisi si evince che la presenza degli studenti porta all'economia trentina oltre 21 milioni di euro l’anno, tra spese di abitazione (la voce più consistente con oltre 6 milioni), istruzione, alimentari, vestiario, sanità, trasporti e comunicazione. Si calcola inoltre un effetto moltiplicativo cumulato sul PIL di quasi 27 milioni. In pratica, per ogni euro speso in più dagli studenti considerati in eccedenza, il PIL provinciale sarà maggiorato di un euro e 30 centesimi nell'arco di circa cinque anni".

 

"Alla luce di questo, ci dicono che non ci sono i soldi, ci dicono che la coperta è corta e che i tempi sono cambiati. Con 3 milioni di euro, una briciola nel bilancio provinciale, possiamo evitare questo arretramento insensato e possiamo evitare che l’input moltiplicativo si interrompa costringendo librerie, cinema, bar, ristoranti, cooperative gestrici di convitti, esercizi commerciali vari ad abbassare le serrande per l’assenza di studenti fuori-sede. Possiamo fermare questa deriva.

Ciò che manca non sono le risorse, ciò che manca è la visione di cosa vuole essere questo territorio e la capacità di guardare a lungo termine".

 

"Chi ha fortemente voluto, sognato e ingrandito l’Ateneo trentino possedeva queste capacità, ma gli attuali amministratori sembrano averle smarrite".

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