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Alla WIRun tutti più buoni, ma il ricordo del clochard ucciso a bastonate in Piazza Dante (per evitare la violenza su una donna) dura 9 secondi

Da tempo assieme a un giovane trentino ci stiamo impegnando affinché Miguel, un senzatetto peruviano massacrato nel 2009 per evitare una violenza, sia ricordato con una targa. Dopo i primi ok il Comune ha risposto (ALLEGHIAMO LETTERA) che sarebbe stato ricordato nella giornata contro la violenza sulle donne. Questo è stato il triste risultato

Di Luca Pianesi - 26 novembre 2017 - 20:31

TRENTO. "E proprio qui in Piazza Dante qualche anno fa, un giovane, Miguel, ha dato la vita per difendere una ragazza che stava per essere violentata". Basta. Finito. Scandaloso. Siamo rimasti allibiti. Sono stati 9 i secondi dedicati alla memoria di Miguel Angel Cayo Ramirez. Nove secondi annacquati in altri mille, affogati nella descrizione del tragitto che i presenti avrebbero dovuto percorrere, ai nomi delle associazioni presenti, a quelli degli sponsor che avevano realizzato il pacco gara e le magliettine. E bisogna dire anche "grazie" agli organizzatori della WIRun (e glielo diciamo per davvero, la colpa per quanto sta succedendo non è certo loro) di ieri, per averlo almeno citato perché, c'è stato riferito, il Comune nulla gli aveva chiesto di fare.

 

 

 

 

Ci è stato spiegato che lo avevano appreso dal nostro quotidiano che avrebbero dovuto ricordare la figura di quel clochard peruviano ucciso, a bastonate in testa, in Piazza Dante nel 2009, da un uomo di quasi due metri che stava molestando una giovane minorenne. Lui, 35 anni, omino minuto ma di cultura, amante della libertà ma anche dei diritti e delle persone, aveva scelto di non voltarsi, provando a frapporsi tra quella ragazza e il suo carnefice. Lo ritrovarono con la testa fracassata da un bastone nello stagno della piazza per quella che il gip, la mattina successiva, aveva definita “una vera e propria mattanza”.   

 

Ebbene da un anno, ormai, un giovane trentino, Roberto, e noi de il Dolomiti stiamo cercando di strappare un ricordo, un timido riconoscimento, che non faccia cadere nell'oblio (dove è già evidentemente caduto) l'eroico gesto di questo uomo che ha sacrificato la sua vita per evitare una violenza, un sopruso su una donna. Uno straniero, morto nella piazza oggi vista come un problema perché finita in mano "agli stranieri". Avevamo chiesto una targa. Eravamo disposti a pagarla noi, di tasca nostra. Un simbolo per non disperdere la memoria, per far pensare colui il quale, alzando la testa, avrebbe letto di quel gesto. Se vogliamo anche un simbolo per quei migranti che in quella piazza stazionano. Vedere che Trento è capace di dedicare una targa a un senzatetto straniero perché capace di un gesto eroico, anche per loro, potrebbe servire da segnale positivo. 

 

E invece no. L'amministrazione, dopo mille "va bene" e tante "pacche sulle spalle", ha mandato a Roberto questa mail, che a questo punto pubblichiamo (in coda al pezzo) perché qualcuno si deve prendere le sue responsabilità. Abbiamo detto: va bene, un ricordo è meglio che niente e poi nella corsa/camminata contro la violenza sulle donne ci starebbe proprio. E invece tutto ha perso di significato. Tutto s'è svuotato in quei 9 secondi. La corsa, così, si è trasformata nel solito evento che piace tanto ma lascia niente. Poteva essere una marcia per la pace, la corsa di San Valentino, la camminata dell'amore, scegliete voi. C'è il fine nobile, la gente che sorride, davanti in bella mostra i politici e le autorità in calzoncini, non mancano mai. Alla fine le persone vanno a casa contente, felici di essersi fatta una sgambata e di aver partecipato anche a una cosa giudicata socialmente positiva.

 

Ma nei fatti cosa s'è dimostrato? Che siamo buoni perché ci vestiamo di rosso e teniamo in mano un palloncino a forma di cuore? Ma se non siamo nemmeno capaci di ricordare, sul serio, un poverino che ha perso la vita per salvare una donna da una violenza, nel giorno contro la violenza sulle donne, che le facciamo a fare certe cose? Miguel è stato massacrato a bastonate sotto lo sguardo sornione della "Famiglia Trentina" la statua in bronzo per la quale, nel 2008, l'amministrazione spese circa 100.000 euro tra realizzazione ed eventi collaterali (e oggi non se ne parla di metterci una targhetta da quattro soldi?). Una statua a due passi dal laghetto che era lì a "guardarlo" mentre si consumava la mattanza.

 

 

 

Che facciamo? Continuiamo a guardare e basta?

 

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