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Dietro la chiusura del Don Quijiote nessun mistero. Uno degli ex soci: "Gli incassi si volatilizzavano. Non venivano pagati neanche i fornitori"

Tramite il suo legale parla Giuseppe Tommasino che insieme a Bonfanti e De Giorgi aveva fondato il locale di vicolo dell'Adige. E' lui a voler specificare che nulla centra con la gestione "più che discutibile" degli altri due e che anche lui è stato una loro "vittima". Replica anche la proprietà, alle dichiarazioni di Bonfanti sul Trentino: "Gli affittuari non dovevano 7.000 euro ma più di 16.000, solo nel 2017"

Di Luca Pianesi - 22 dicembre 2017 - 09:06

TRENTO. "Una totale assenza di contabilità tra entrate e uscite, molti fornitori non venivano pagati e gli incassi dell'associazione, maturati attraverso gli esercizi bar e ristorante, operanti all’interno dei locali di vicolo dell’Adige, si volatilizzavano in modo rimasto inspiegabile". Così spiega la situazione del Don Quijote il legale di Giuseppe Tommasino uno dei tre soci, assieme a Elio Bonfanti e Piergiorgio De Giorgi, che un anno e mezzo fa avevano dato il via al locale di vicolo dell'Adige chiuso la scorsa settimana per ordine del giudice per morosità degli affittuari. Tommasino rimarca il fatto che effettivamente fu tra quelli che diedero il via all'attività (come riportato da ilDolomiti.it il giorno stesso dello sfratto) ma che "ne è uscito già nel luglio 2016 per profondi disaccordi che sussistevano in ordine alla gestione del presidente Bonfanti e del tesoriere de Giorgi, che appariva più che discutibile".

 

Una presa di distanze netta rispetto all'operato degli altri due ex soci come netta è la presa di distanze dei proprietari dell'immobile dagli articoli pubblicati all'indomani dallo sfratto da alcuni quotidiani cartacei locali. In particolare sul Trentino sono state riportate le dichiarazioni dello stesso Bonfanti che è stato definito "amareggiato" perché avrebbe dovuto "alla proprietà poco più di 7 mila euro" che, diceva lui, sarebbero stati in grado di pagare in questi giorni. Paventando anche una qualche forma di complotto: "Nulla ci toglie dalla testa che si sia approfittato di una nostra difficoltà per cacciarci e riaffittare il circolo a cifre maggiorate. Da giorni gira la voce di un cliente in grado di pagare 45 mila euro più altrettanti di fidejussione".

 

Ebbene la cifra dovuta dall'associazione si aggira, in realtà, sui 16.000 euro solo per l'anno 2017 e ci sarebbero anche degli arretrati visto che già nel 2016 era stata avviata una prima procedura di sfratto fermata solo in forza di un piano di rientro poi non rispettato dai gestori del Don Quijote. Insomma, praticamente da subito (il locale era stato fondato a giugno 2016) gli affittuari non si erano comportati da buoni affittuari. Come spiega lo stesso Tommasino tramite il suo legale, infatti non solo i proprietari dell'immobile non venivano pagati ma anche "molti fornitori"

 

Tommasino rincara ulteriormente la dose. "Non da ultimo - ci comunica il suo legale - occorre ricordare che lo stesso Tommasino figurava tra i finanziatori dell’associazione, avendo anticipato (mediante accordi presi con il presidente ed il tesoriere, che prevedevano una restituzione nel tempo, mai avvenuta) quasi trentamila euro dei propri risparmi, dei quali ora non v’è più traccia. Il Sig. Giuseppe Tommasino chiede pertanto che sia fatta chiarezza e vengano specificate ai lettori de “Il Dolomiti”, le circostanze esposte nella presente lettera, in modo tale che l’immagine del Sig. Giuseppe Tommasino non possa in alcun modo venir associata all’esperienza fallimentare condotta dai sig.ri Bonfanti e De Giorgi, dei quali il Tommasino stesso è stato vittima e non certo complice". 

 

Insomma, nessun complotto, nessuna misteriosa strategia per far chiudere il locale. La vera spiegazione, probabilmente, di quanto accaduto si nasconde tra le righe di Miguel de Cervantes Saavedra mentre descrive "El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha". "Altro non presentavasi alla sua immaginazione che incantamenti, contese, battaglie, disfide, ferite, concetti affettuosi, amori, affanni ed impossibili avvenimenti: e a tal eccesso pervenne lo stravolgimento della fantasia, che niuna storia del mondo gli pareva più vera di quelle ideate invenzioni che andava leggendo".

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