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Gli studenti protestano, serrata alla facoltà di giurisprudenza di Lisbona, il racconto di una studentessa trentina

Una querelle che si trascina tra il rettorato e l'assemblea degli studenti della facoltà di giurisprudenza di Lisbona da diverso tempo. Mesi e mesi di dialogo, ma sono ancora tanti i punti irrisolti all'ordine del giorno. Carlotta Capizzi: "Sono rimasta sorpresa ma questa protesta non è un fulmine a ciel sereno"

Di Luca Andreazza - 12 dicembre 2017 - 21:47

LISBONA (Portogallo). Serrata all'Università di Lisbona nella giornata di martedì 12 dicembre, quando la facoltà di giurisprudenza della capitale portoghese è stata occupata dagli studenti in segno di protesta per il 'metodo di valutazione' attualmente in vigore. E tra gli universitari che non hanno potuto accedere all'edificio c'è anche Carlotta Capizzi, una studentessa dell'Università di Trento in Portogallo per l'Erasmus.

 

"Sono rimasta sorpresa - dice Carlotta, studentessa classe 1996 al terzo anno di giurisprudenza - ma questa protesta non è un fulmine a ciel sereno. La tensione per i 'metodi di valutazione' è sempre alta e ritorna ciclicamente sul tavolo. Questa volta in maniera più forte e decisa".

 

Una querelle che si trascina tra il rettorato e l'Associação Académica da Faculdade de Direito de Lisboa, assemblea degli studenti della facoltà di giurisprudenza di Lisbona da diverso tempo. Mesi e mesi di dialogo, ma sono ancora tanti i punti irrisolti all'ordine del giorno.

"Il problema principale - spiega la studentessa - riguarda il fatto che gli esami scritti non sono in forma anonima (invece che il numero di matricola, gli studenti scrivono nome e cognome, ndr) e questo è ritenuto troppo discrezionale. I figli di personalità importanti del Portogallo, come politici e amministratori, frequentano, infatti, l'Università di Lisbona e l'Assemblea ritiene che questo metodo non sia corretto e trasparente: ci potrebbero essere favoritismi".

 

Ma sono diverse le criticità messe in luce dagli studenti, come gli i test scritti sovraffollati e gli esami orali programmati senza preavviso, l'incognita dei giorni di esame del prossimo gennaio con il calendario non ancora ufficializzato, ma anche gli esami intermedi che dovrebbero rappresentare solo il 20% della valutazione e alla fine pesano più del dovuto, così come aule troppo piccole e le lezioni pratiche della stessa disciplina fissate in giorni consecutivi.

 

"Quest'ultimo punto - aggiunge Carlotta - è un nodo importante in quanto i ritmi troppo serrati non permettono una preparazione ottimale. Inoltre i test intermedi durano 50 minuti, troppo poco per riuscire a completare il compito. Questo comporta un abbassamento delle medie". Medie che già non possono essere particolarmente alte. "La facoltà di giurisprudenza di Lisbona - ammette la studentessa - addotta storicamente punteggi bassi".

L'Associazione aveva trovato un accordo con il rettorato per riuscire a porre rimedio a questa situazione, una trattativa iniziata in febbraio, terminata e sottoscritta a giugno scorso. Il 'nuovo' corso sarebbe dovuto partire il 30 novembre scorso, ma tutto è rimasto sulla carta, completamente disatteso. "Il rifiuto - conclude Carlotta - è sfociato in questa protesta. La facoltà avrebbe cambiato le carte in tavola: scaduto il termine avrebbe, infatti, accordato le richieste, ma solo se gli studenti si fossero presi la responsabilità di eventuali scritti 'anonimi' persi oppure valutati in modo errato".

 

E qui arriva il 'niet' degli studenti e la decisione di presidiare la facoltà per almeno 24 ore. In tarda mattina le forze dell'ordine hanno cercato di far desistere i manifestanti, mentre si è svolto un confronto faccia a faccia tra i rappresentanti degli studenti e il rettorato. In palio il futuro accademico degli universitari e per ora il rompete le righe, ma la protesta non sembra destinata a terminare tanto presto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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