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Sulla strada, come sempre. La festa del Punto d'Incontro per la chiusura della Settimana dell'accoglienza

La nuova presidente Graziella Masserdoni: "Al giorno d'oggi si è costretti a rivendicare la dignità. Il senza dimora non è soltanto senza casa, è senza tutto, la povertà non è solo economica. I senza dimora, in questa società, siamo tutti noi, senza distinzione"

Di Donatello Baldo - 15 ottobre 2017 - 18:03

TRENTO. Non poteva che finire al Punto d'Incontro la Settimana dell'accoglienza. E non poteva che svolgersi in strada la festa, su quella strada che diventa metafora, luogo simbolo della solitudine ma anche dell'incontro, del disagio ma anche del percorso che si deve intraprendere per andare avanti passo dopo passo, nonostante tutto.

 

Oggi, grazie agli Alpini dei Nu.Vol.A, è stato montato un tendone in via Esterle, a pochi passi dalla sede storica di via Travai. Sotto, a dividere un pasto e ascoltare musica, non solo i senzatetto. "Un gruppo di donne si è avvicinato - racconta Graziella Masserdoni, la nuova presidente del Punto d'Incontro - abitano poco lontano: 'Vogliamo conoscere i nostri vicini', hanno detto". 

 

"Vedi - confida soddisfatta - di umanità ce n'è ancora tanta. Solo che non fa notizia - aggiunge - le persone per bene sono più silenziose, non urlano". E di bene al Punto d'Incontro sono in tanti a volerne: "Non passa giorno che non arrivi qualcuno e chieda se può lasciare qualcosa". 

 

Ma qualcuno lo vorrebbe in periferia, alcune forze politiche hanno addirittura manifestato contro il "disagio" che i poveri portano nel quartiere. "E' così - ci spiega la presidente - la società dell'agio non riesce a sopportare il disagio". Sorride e chiede: "Ma siamo sicuri che che qui un negozio in franchising di qualche grande catena porterebbe maggiore ricchezza?"

 

E continua con le domande: "La ricchezza cos'è? E' forse il profitto? Ma lo sai che il valore in eccedenza, la quantità in più, è altrimenti detta 'margine'? Ecco - spiega allora - anche noi del Punto d'Incontro siamo margine, anche noi siamo ricchezza".

 

Il posto giusto per il Punto è proprio in centro. "E' forse una provocazione - ammette - una provocazione della coscienza. Il nostro compito è anche quello di testimoniare l'esistenza di questa realtà, perché la ricchezza - ripete - non la dà un negozio, la ricchezza è il margine che si migliora, il margine che viene accolto". 

 

Graziella Masserdoni è alla presidenza del Punto d'Incontro da pochi mesi. "L'obiettivo del mio mandato - spiega - sarà quello della provocazione. Non una provocazione fine a se stessa, ma la volontà di mettere la società e le istituzioni davanti ai fatti, alla realtà, a quelle situazioni che spesso si tende a escludere".

 

"Perché il problema è proprio quello dell'esclusione - spiega - si mette da parte, si preferisce togliere la realtà addirittura dalla vista per non vederla e per non doverla affrontare". Succede al semplice cittadino ma succede anche alle istituzioni: "In questo caso l'esclusione è burocratica, fredda, fatta di numeri".

 

Il caso della morte a Bolzano del ragazzo disabile curdo-iracheno è di pochi giorni fa (ieri abbiamo raccontato della manifestazione). "Lì c'è stato il fallimento delle istituzioni - osserva - perché ormai l'accoglienza istituzionale è questa, il letto di Procuste". 

 

E il richiamo a questo racconto mitologico è calzante: un brigante greco, in questo letto scavato nella roccia, obbligava a i malcapitati a starci dentro senza che avanzassero spazio o senza che eccedessero con i piedi. In caso contrario li stirava o li amputava

 

"E' così - spiega - devi essere di quel preciso modello per essere accolto, devi essere in regola con questo e con quello, devi corrispondere a una circolare altrimenti dormi fuori al freddo. Questa è l'accoglienza senza cuore, quella fredda, quella che non riconosce nell'altro se stesso. Questa è accoglienza burocratizzata".

 

Il rapporto con le istituzioni è nodale per il Punto d'Incontro. "Ci rapportiamo con le istituzioni e forniamo un sevizio - spiega - ma dobbiamo anche tenere l'ancoraggio all'anima di strada". A quella vocazione che il 'capostipite' don Dante aveva eletto a missione. "Sulla strada, senza nessun gradino che ci separi da essa".

 

Poi le cose cambiano, da quel 1979, a 38 anni di distanza dalla fondazione, molte cose sono cambiate. "Sono cambiati i bisogni, la composizione delle persone in stato di bisogno. La nostra capacità è quella di crescere rimanendo forti nel nostro ideale, coerenti nel cambiamento". 

 

In quegli anni si lottava per i diritti, i lavoratori, gli studenti. Persino i poveri rivendicavano diritti. "Oggi non è così, oggi la rivendicazione è quella della dignità. Oggi il senza dimora non è soltanto senza casa, è senza tutto. La povertà non è solo economica. Oggi i senza dimora, in questa società, siamo tutti noi, senza distinzione".  

 

 

 

 

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