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Trentino, il 3% degli studenti ha problemi di dislessia. L'associazione DSA Trentino: "Serve una scuola più moderna e tecnologica"

In occasione della Settimana europea della dislessia, presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto oggi e domani si terranno incontri, laboratori e giochi promossi dall'associazione DSA Trentino - Domani Saremo Autonomi

Foto: Associazione Italiana Dislessia
Pubblicato il - 14 ottobre 2017 - 17:49

TRENTO. Nel 2012 in Trentino erano 1200 gli studenti che presentavano la certificazione per disturbi di apprendimento. Con il passare del tempo, però, la situazione è cambiata. Nel 2014 le percentuali sono aumentate arrivando al 2% e oggi a soffrire di queste problematiche sono circa il 3% dei giovani. “I dati non sono ufficiali – ci spiega Paolo Chisté, dell'associazione DSA Trentino - Domani Saremo Autonomi – ma l'aumento che abbiamo registrato negli ultimi anni è importante ed è dovuto al fatto che solo in questo ultimo periodo si fa maggiore attenzione e i bambini con questi problemi vengono avviati per un iter per una loro valutazione”.

 

La dislessia è una condizione neurobiologica che rende più complessa la lettura, ma nei disturbi di apprendimento ci sono anche disgrafia, difficoltà nella scrittura e nel disegno, disortografia con difficoltà nelle competenze ortografiche e discalculia per quanto concerne i numeri e il calcolo. Proprio oggi e domani, dalle 10 alle 19, in occasione della Settimana Europea della Dislessia, presso la salata conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto si terranno interventi a tema, tavole rotonde, laboratori per adulti e bambini e videogiochi per il training cognitivo.

 

Come mai negli ultimi anni è stato registrato un aumento di giovani con problemi di dislessia?

“Qualcuno si è subito molto preoccupato di questo aumento per la paura che ci siano diagnosi spinte da professionisti per avere una didattica più leggera ma non è assolutamente vero. E' cambiata la sensibilità sia da parte degli insegnanti che da parte dei genitori. E' stata fatta molta informazione grazie anche alla legge 170 del 2010 che certifica questi tipi disturbi e ne descrive i provvedimenti”.

 

Che problemi incontrano le famiglie?

“Ostacoli burocratici non ce ne sono ma purtroppo sono di altra natura. Dal momento in cui le famiglie vengono a conoscere i disturbi, viene rilasciata una certificazione e validata la diagnosi. I genitori possono rivolgersi alla scuola per la redazione di un piano educativo personalizzato. Questo, però, è solo l'inizio di una storia che può essere complicata. Perché ancora oggi esistono insegnanti che utilizzano metodologie datate. Nell'insegnamento si basano su sistemi superati. Per aiutare questi ragazzi bisogna invece avviarsi su una scuola più moderna e tecnologica”.

 

Ma per gli insegnanti non ci sono corsi di aggiornamento?

Si il dipartimento provinciale ha avviato dei progetti di formazione e in generale la situazione è buona ma non tutti gli insegnanti partecipano agli aggiornamenti oppure ci sono scuole dove i piani educativi personalizzati sono considerati più una burocrazia che un'opportunità per tutti.

 

Che diritti hanno i giovani con dislessia a scuola?

Non hanno diritto a insegnanti di sostegno ma di poter usare degli strumenti compensativi come computer, sistemi di sintesi vocale, mappe concettuali e altro. Il punto è che non si è ancora pienamente compreso che questi strumenti possono andare a vantaggio anche di tutta la classe grazie al lavoro a gruppi dove ogni componente offre le proprie potenzialità.

 

In Trentino negli ultimi anni si è molto puntato allo studio delle lingue straniere. Cosa ne pensate?

L'apprendimento è importante. Non ci siamo opposti ma crediamo che ci debba essere maggiore scelta e non solo inglese e tedesco. Il nostro timore è l'uso della metodologia clil dove la lingua straniera viene usata in una materia scolastica. Se i bambini Dsa, ad esempio, hanno difficoltà in inglese che è una lingua non trasparente, hanno difficoltà anche nella materia dove la lingua viene usata. Noi abbiamo chiesto, per lo studio delle lingue, di privilegiare  la via orale e una maggiore sensibilità da parte degli insegnanti senza abbassare però il livello dei contenuti.

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