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Bassetti nuovo presidente delle Comunità di accoglienza: ''Ripartiamo dalla solidarietà, livello di conflittualità altissima e non parlatemi di 'buonismo'''

Dal caso avvenuto sul Flixbus a quello di Arco durante la Settimana dell'Accoglienza intervista all'ex guida della Sat che oggi è stato scelto per prendere il testimone di Vincenzo Passerini alla testa del Cnca: ''In questo momento storico non si può restare indifferenti. Troppi slogan e tendenza a dividere''

Di Luca Pianesi - 18 ottobre 2018 - 19:51

TRENTO. ''In questo momento storico non si può restare indifferenti. Bisogna spendersi in prima persona. Io da un lato lo faccio per salvare la mia dignità di essere umano, perché se rimanessi inerme mi sentirei complice di quel che sta accadendo. Dall'altro lo faccio per la comunità. Il livello di conflittualità attuale, infatti, ci sta polverizzando, ci sta trasformando tutti in atomi, in nemici l'uno dell'altro. Dobbiamo decidere se vogliamo sentirci ancora una comunità o se preferiamo farci ognuno i fatti suoi, armarci, difenderci da soli, finire per odiarci tutti chiudendoci sempre più nel nostro giardino di casa''.

 

La scelta Claudio Bassetti, evidentemente, l'ha già fatta. Lo ha dimostrato in passato impegnandosi per anni con la Sat, che ha guidato fino all'aprile scorso. E lo ha dimostrato oggi accettando di prendere il testimone di Vincenzo Passerini, presidente del Cnca Trentino Alto Adige dal 2015. L’assemblea dei soci, tenutasi oggi a Villa S. Ignazio, del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) ha, infatti, deciso che il nuovo presidente sarà proprio lui, Claudio Bassetti.

 

L'associazione negli ultimi tempi si è allargata, passando da 10 a 16 organizzazioni coinvolte ed ha nella Settimana dell’Accoglienza (giunta alla sua quarta edizione) uno dei suoi momenti più importanti. E proprio il tema dell'accoglienza è uno di quelli cruciali per Bassetti, ''intesa come accoglienza non solo dei migranti - spiega - ma anche dei più poveri, dei carcerati, degli anziani e di tutti i soggetti più fragili. A tutti loro dobbiamo dare risposta come collettività. In Sat il senso di solidarietà era automatico perché chi vive la montagna sa che da soli non si arriva da nessuna parte. Una cordata non si salva nella bufera se non si lavora tutti insieme aiutandosi l'uno con l'altro". 

 

A proposito di accoglienza, Bassetti. Ha visto la notizia della signora che a bordo di un Flixbus ha chiamato la polizia per non far sedere vicino a sé un ragazzo senegalese?

Ho visto e sono proprio queste le cose che mi spaventano e mi spingono a continuare a lavorare per la comunità. Quel che è accaduto è una cosa da Alabama degli anni '20, una cosa orribile. Fossi stato nella polizia avrei fatto scendere dal pullman la signora altro che far spostare il ragazzo. E quel che è successo pochi giorni fa in Corso Buonarroti dove un ragazzo indiano è stato picchiato senza motivo? Queste cose sono tutte figlie di una politica dello scontro. La politica dovrebbe essere l'arte della compensazione dei conflitti, del saperli attutire, del cercare di ridurli al minimo. Oggi assistiamo al meccanismo opposto. E la società si sta sfaldando.

 

Se la politica ragiona per slogan e alimenta i contrasti, c'è ancor più bisogno di figure intermedie che si sostituiscano alla politica? Figure come quelle del mondo delle associazioni?

Penso di sì. Si fa politica anche nei luoghi non istituzionali. Si fa politica con i propri comportamenti, con le proprie scelte quotidiane. Il momento è particolarmente complicato e difficile ed proprio per questo che bisogna prendersi le proprie responsabilità. Io c'ho pensato parecchio prima di accettare questo incarico: da un lato provengo da altri ambienti (quelli della montagna ndr), anche se in realtà sono molto vicini con il mondo dell'accoglienza e della solidarietà; e poi perché Vincenzo Passerini è stato un grande presidente che ha lasciato un segno davvero importante. Ma la sfida è troppo importante: c'è tanto da fare in termini di comunicazione, di coinvolgimento della società, di lavoro per creare reti.

 

Pochi giorni fa, durante proprio la Settimana dell'Accoglienza, Nicoletta Malfer, candidata leghista si è detta 'preoccupata' per l'incontro a scuola con i richiedenti asilo. Il rischio sarebbe stato quello di 'inculcare la cultura ''buonista'' ai nostri figli'. Che ne pensa?

Penso che quella iniziativa fosse più che meritoria, che dobbiamo educare i nostri giovani alla complessità e far capire loro che il mondo non si spiega con gli slogan. Che se oggi interi popoli migrano lo si deve anche a quello che ha fatto l'Europa in secoli di depredazioni. Che anche le nostre scelte quotidiane, il nostro stile di vita, provoca conseguenze fuori dai nostri confini. Oggi ci stanno abituando a risposte facili, ad una comunicazione a spot, a messaggi contraddittori, a convivere con le falsità, le mistificazioni della realtà. Partire dalle scuole è fondamentale. E poi, la prego, non mi citi nemmeno la parola 'buonista'. E' proprio lo specchio di questi tempi terribili. Un modo per cercar di trasformare chi cerca di essere solidale, aperto, sensibile in qualcosa di negativo. Ma lo sappiamo che l'articolo 2 della Costituzione parla di 'doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale'? La solidarietà è la base di una comunità. Poi se vogliamo possiamo cambiare la costituzione, decidere che ognuno pensi solo a sé stesso, che io mi difendo da solo e lei si chiude in casa sua e non parla più con nessuno. Ma non è il mondo dove voglio vivere io.

 

Per questo ha deciso di rimettersi in gioco con il Cnca?

Anche per questo. E vedo una continuità con il mio impegno in Sat, in questo senso. Una figura a cui ispirarsi può essere la guida alpina francese Benoit Ducos indagata dalla magistratura d'Oltralpe per aver soccorso il 17 marzo una famiglia di migranti al confine tra l’Italia e la Francia. La donna era incinta e lui l'aveva portata fino all’ospedale. Fermato lo hanno accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e rischia fino a 5 anni di carcere ma lui ha detto: 'lo rifarei mille volte'. Un uomo di montagna non può che agire così. Prima la vita si salva e poi si fanno le valutazioni del caso. La solidarietà prima di tutto. Temo che questa nuova avventura, con il Cnca, sarà una delle montagne più difficili da scalare, piena di rocce sconnesse e pericoli lungo il sentiero ma è una salita alla quale non potevo dire di no. 

 

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