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Dal Vajont a Roma con le asine Puina e Rosina, per non dimenticare. Anche Mauro Corona nel progetto di Diego d’Incau

Il 9 ottobre 1963, millenovecentodiciassette persone morivano nella tragedia della diga del Vajont. Per sensibilizzare la popolazione parte una camminata per ricordare Tina Merlin e promuovere l'idea di economia rurale e di uno stile di vita sano per cercare di fermare l’inarrestabile abbandono della montagna

Di Nereo Pederzolli - 08 ottobre 2018 - 19:46

PORDENONE. Millenovecentodiciassette, scritta che toglie ancora il fiato. Che elenca il numero delle vittime del Vajont, esattamente 55 anni addietro, la frana che devasta la comunità rurale di Erto e Casso, luoghi abbarbicati sulle fragili sponde della mastodontica diga idroelettrica. Anniversario dimenticato. Dalla politica, da gran parte dei media nazionali. Restii a rievocare i fatti del 9 ottobre 1963.

 

 

 

Resiste con tenacia l’istrionico Mauro Corona, figlio e cantore di questa sua terra martoriata. Che difende tramandando il vissuto delle 1917 vittime. Tra leggende, provocazioni letterarie, pure con plateali iniziative mediatiche. Come la partenza di un ‘viaggio della salute’, iniziativa benefica che – nel nome della tragedia del Vajont – partirà proprio dal ciglio della famigerata diga. E nel giorno del 55esimo anniversario.

 

Mauro Corona come supporter strategico all’iniziativa caparbiamente voluta da Diego d’Incau, detto Tita del Casel, promotore di forme di bioeconomia legate al recupero del fieno (quello falciato a mano) e delle risorse più sostenibili tra le aree più isolate delle Dolomiti. Pronto a percorrere i 600 chilometri che separano il Vajont da Roma. A piedi, in compagnia delle sue asine Puina e Rosina. Una camminata per divulgare la sua idea di economia rurale e di uno stile di vita sano. Quello che mette al centro i beni più veri della ruralità, per cercare di fermare l’inarrestabile abbandono della montagna.

 

Partendo volutamente dalla diga del Vajont e dedicando il viaggio anche a Tina Merlin, la coraggiosa – e purtroppo inascoltata – giornalista che si batté contro la scellerata costruzione della diga sopra Longarone. Viaggio simbolico, itinerario che scenderà prima verso Venezia, Bologna, Firenze e giungerà a Roma nei giorni del Natale. Durante il viaggio Diego d’Incau non sarà solo con le sue asine. Uno staff di fidati collaboratori lo supporterà. Una giovane artista, Maristella Cappelli, camminerà al loro fianco, disegnando archetipi riscontrati nel viaggio. Tante le associazioni ambientaliste già informate.

 

Sono previsti eventi con scuole elementari e numerosi comuni. Nel carretto al traino delle asine saranno trasportati oggetti dell’artigianato della Valcellina, la zona della partenza. Altri oggetti simbolici saliranno sul carro, lungo l’iter del viaggio.

E ogni sera Mauro Corona si collegherà via Facebook per scambiarsi opinioni, curiosità, sull’itinerario, sulle persone incontrate di volta in volta. Tra i diversi supporter del ‘viaggio di resistenza contadina’, alcuni noti ambientalisti. Da Luca Mercalli a Paolo Rumiz. Coinvolta come sponsor pure l’Università di Scienze gastronomiche, quella istituita a Pollenzo da Slow Food.

 

E ancora. Mauro Corona intende sfruttare la sua popolarità e la presenza fissa al martedì sera sulla Rai, nella trasmissione di Bianca Berlinguer, per diffondere questa forma di ‘nuova resistenza contadina’. Collegamenti radiofonici pere con ‘Caterpillar’ su Radiodue, nonché con Geo di Rai Tre. Senza dimenticare il Vajont. E la figura di Tina Merlin. Indipendentemente dall’anniversario, della data ora alle porte.

 

Per altre informazioni è attivo il sito www.lalunabona.it, mentre per sostenere il progetto è possibile inviare una donazione all’iban IT71I0760105138277278377284 intestato a Maristella Cappelli.

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