I vignaioli trentini Comai e Cavic stregano la Fiera di Piacenza, gli ''indipendenti'' si confermano al top
Kermesse partita in sordina dall’intuizione di un manipolo di vignaioli veraci, con Mario Pojer, Peter Dipoli e il compianto Leonildo Pieropan rappresenta oggi un punto di riferimento per il settore

PIACENZA. Tanti, talmente tanti che il padiglione fieristico è diventato una mega bottiglia riempita da una miscellanea d’autenticità vinose. Seicento e più vignaioli, orgogliosi della loro indipendenza – liberi da legami con i colossi, con le industrie da fatturati megagalattici, liberi pure da certe tecniche improntate solo all’uso della chimica – hanno davvero fatto bingo.
Il Salone della Fivi s’è confermato una delle fiere più coinvolgenti. Impossibile non annoverarla tra gli eventi clou. Ora il mercato nazionale dovrà giocoforza tenerne conto.
Kermesse partita in sordina, dall’intuizione di un manipolo di vignaioli veraci, con Mario Pojer – il "baffo di Faedo" da quasi mezzo secolo artefice della rinascita del vino trentino – che coinvolge Peter Dipoli - grande intenditore di Laives, vignaiolo e distributore di rarità enologiche - e il compianto Leonildo Pieropan, alfiere del Soave e della Valpolicella.
A proposito. Stamane in onore di questo indimenticabile Fondatore è stato premiato un vignaiolo trentino, uno con la ‘V’ maiuscola: Giuseppe "Bepi" Fanti (Qui articolo).
Uomo di vigna, ultraottantenne – proprio per questo ha dovuto rimanere a casa, a Pressano – ritirando idealmente il premio. Che rende onore a uno degli artefici del Nosiola. Vino e omonimo vitigno declinato al maschile, quasi per differenziarsi da quella Nosiola, al femminile, chiamata così in Valle dei Laghi.
Bepi Fanti, il vino e la musica le sue passioni, portate avanti con grande intraprendenza dal giovane figlio Alessandro. Patriarca che insegna. A tutti. Con il Consorzio dei vignaioli del Trentino mobilitato a far spazio alle giovani generazioni, alle cantine artigianali, ai promettenti e altrettanto vignaioli indipendenti.
A Piacenza non sono mancate le novità assolute, le anteprime della "nuova frontiera" del bere trentino. Tra le aziende trentine presenti alla Fiera Fivi, ottima performance di due "emergenti": Comai e Cavic.
Poche bottiglie, entrambe aziende ancora in gestazione, ma con grandi potenzialità. I Comai contano sulla loro esperienza di agrituristi, vigneti tra Riva del Garda, Arco e le amene colline di Tenno.
Pure la famiglia Calliari ha qualche posto letto nella sua struttura per l’ospitalità rurale, con i vigneti che circondano la suggestiva chiesa di Santa Croce, nel Lomaso, comune di Comano Terme.
Due realtà diverse nella loro similitudine. Scommettono sulla rinascita del vino artigianale, sperimentano tecniche assolutamente ecocompatibili. Vitigni che garantiscono vendemmie senza dover chiedere troppo aiuto alla chimica. Vinificano totalmente in proprio.
Luca Calliari usa pure le suggestive anfore in terra cotta, quelle che i Tava cuociono nella loro innovativa fornace di Ceole, ad Arco. Vasi vinari che recuperano tradizioni georgiane – dove per la prima volta, 6 mila anni fa, il mosto delle uve pigiate con i piedi è stato chiamato "vino" – per attualissime interpretazioni.
Due esempi, due interpreti di un Trentino che vuole essere maggiormente "indipendente", confrontandosi con le tendenze enologiche di quanti curano la vigna solo per offrire vini autenticamente ‘di territorio’.
Tra le Dolomiti dunque, qualcosa di buono – e molto significativo – si sta verificando. Per piacevoli soddisfazioni. Che a Piacenza hanno fortunatamente stimolato altri "vigneron" a cimentarsi con azioni davvero indipendenti.








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