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Melchiorre de Lindegg, l'irredentista dimenticato. La sua storia raccontata dalla figlia: ''Al posto della casa di famiglia sorge ora l'Ossario di Castel Dante''

A lui, tenente che combatté a fianco di Damiano Chiesa, sarà dedicata una mostra curata da Epifanio Delmaschio e dalla nipote Lavinia Pasquali. Dal 9 al 13 maggio a Rovereto in piazza del Suffragio. La figlia Isabella de Lindegg: "Ha fatto tanto per la sua terra"

Di Donatello Baldo - 22 aprile 2018 - 17:52

ROVERETO. E' l'ultima erede, con lei si chiude la dinastia della famiglia de Lindegg. Forse per questo ha deciso di raccontare la storia della sua famiglia, mettendo a disposizione i bauli pieni di carte e carteggi, di medaglie e di fotografie. Mille ricordi che lei descrive a approfondisce, restituendo alla catasta di fogli e immagini la vita di un tempo.

 

Isabella de Lindegg parla di suo padre, una figura tanto importante quando sconosciuta ai più. Di quando era in battaglia a pochi passi da Damiano Chiesa, che fu arrestato. Di quando dal monte Zugna dovette cannoneggiare la sua casa sul colle di Castel Dante, di quando il colle venne venduto a don Rossaro per fare l'Ossario dei Caduti.

 

Racconta di Melchiorre de Lindegg, patriota irredentista, legionario italiano, che per l'Italia combatté nella Prima guerra mondiale, esponente di un'antica famiglia nobile arrivata a Rovereto alla fine del 1400. Apre un libro che riporta l'intreccio dell'albero genealogico: "I capostipiti riposano nella chiesa di Santa Maria", mentre gli altri morti nella tomba di famiglia al cimitero di San Marco.

 

Un po' si rammarica: "Per le regole di un tempo possono essere sepolti lì soltanto gli eredi maschi e le figlie nubili", quelle che preservano il nome blasonato. Lei è sposata, ha fatto l'insegnante, ora è in pensione. "Insegnavo materie che ora non si insegnano nemmeno più - afferma con un sorriso - insegnavo dattilografia e stenografia".

 

Ma oggi racconta la storia, spaziando qua e là. "L'Impero aveva mandato i Lindegg a Rovereto come esattori delle tasse. Si erano stabiliti sul colle di Castel Dante, prima di loro c'erano i Castelbarco". Uno degli avi, racconta, fu il finanziatore della ferrovia Mori-Arco-Riva, la famosa M.A.R.".

 

Poi, venduto il possedimento sul colle, abitarono la casa in centro a Rovereto. "Il nostro giardino era lì dove ora c'è il parcheggio di piazza Suffragio. La chiamano anche piazza della Pesa, e la pesa era nostra. Avevamo dato un pezzo di terreno per la costruzione della chiesa, quella appunto del Suffragio. Comunque sì, era il nostro giardino".

 

Ma torniamo al padre, e torniamo su quel colle. Iniziamo col dire che fu venduto dalla madre di Melchiorre, dalla nonna di Isabella, a don Antonio Rossaro, il prete irredentista, quello che raccolse il ferro dei cannoni per fonderlo nella Campana dei caduti. A pochi soldi venne ceduta la proprietà per far sorgere l'Ossario militare che raccoglie le spoglie dei combattenti. 

 

Venne venduto a pochi soldi un rudere straziato dal fuoco dei cannoni. E tra chi ebbe nel mirino quell'altura ci fu proprio Melchiore de Lindegg, che dalle montagne circostanti, in forza all'esercito italiano, sparava contro l'Austria. Il maniero abitato fin dall'infanzia veniva cannoneggiato, Rovereto e la Vallagarina distrutte. 

 

Fu poi lo stesso de Lindegg a occuparsi, finito il conflitto e su ordine dell'esercito italiano, del ritorno dei profughi nelle terre sfollate del circondario. I trentini di ritorno dalla Boemia e dalla Moravia trovavano posto nelle baracche usate pochi mesi prima dai reparti militari, da lì si mossero per avviare la ricostruzione delle case ormai perdute.

 

Durante la guerra Melchiorre de Lindegg era al fronte. "Prima di arruolarsi scappò in Italia - spiega la figlia Isabella - per raggiungere Torino. Prese la via del monte Baldo, da Brentonico, poi giù verso il lago di Garda, a Desenzano. Ci raccontava che il passatore che gli fece varcare il confine camminava tanti metri avanti per la paura che qualcuno lo scoprisse. Mio padre e gli altri del gruppo lo seguivano a distanza. Se fossero stati scoperti sarebbero stati subito arrestati".

 

Era il 1914. L'anno della fuga in Italia e dell'arruolamento. "Nel 1916 l'Impero scrisse una lettera - che nelle tante carte è ancora conservata - che diceva che mio padre era stato visto con addosso la divisa del nemico". Era infatti per l'Italia che il tenente de Lindegg combatteva. 

 

"Mia nonna fu messa al confino e tutti i beni sequestrati". Anche il castello di Castel Dante. Soltanto quando finì la guerra i bene furono riconsegnati, anche perché a quel punto non era più dell'Austria Rovereto, "Rovereto era italiana"

 

Il barone Melchiorre de Lindegg, tenente dei Legionari italiani, fu tenuto in gran considerazione dai suoi commilitoni. Amico di Chiesa, a pochi passi da lui quando venne catturato, "se prendevano anche lui faceva la stessa fine", chiosa la figlia. 

 

"Quando Damiano Chiesa venne inumato nel sacrario militare di Castel Dante - ricorda con emozione la figlia Isabella - tutti i bambini furono portati su all'Ossario. Alle mie compagne di classe indicavo mio padre con orgoglio, era tra i quattro legionari che facevano il picchetto".

 

Finita la guerra, lo abbiamo detto, fu a disposizione dell'esercito italiano per organizzare il ritorno degli sfollati. "Poi ritornò a Torino per finire gli studi. Era laureato in Economia e diceva sempre che preferiva essere chiamato dottore piuttosto che barone".

 

"Mio padre ha fatto molto - dice con un filo di amarezza la figlia - ha contribuito nella guerra che ha riportato il Trentino all'Italia. Ma di lui non si ricorda più nessuno", a Rovereto una via intitolata a lui non c'è. Ma ci sarà presto una mostra, nella casa che abito il tenente con la famiglia, in piazza del Suffragio al civico 5.

 

"Tenente Melchiorre de Lindegg, Legionario". Dal 9 al 13 maggio dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 22. Mostra curata da Epifanio Delmaschio e dalla figlia di Isabella, nipote di Melchiorre, Lavinia Pasquali. "Mostra di cimeli, documenti e fotografie appartenuti al tenente e alla sua famiglia", si legge nell'opuscolo che riporta anche i patrocini del Comune di Rovereto, della Comunità della Vallagarina e indicata tra le iniziative per l'Adunata degli Alpini.

 

Tra i cimeli anche l'ode funebre declamata dai commilitoni il giorno del funerale del tenente de Lindegg. "Ci ha lasciati alla vigilia di un cinquantenario glorioso, 2 aprile 1965. Fu proprio il 24 maggio 1915 che Melchiorre de Lindegg, allora appena ventenne, assieme ai conterranei Damiano Chiesa e altri, che studiavano a Torino, sottoscrisse il proprio arruolamento al deposito del 6° Artiglieria. Qualche giorno dopo era già sul Pasubio - si legge nell'ode - semplice soldato fra i soldati". 

 

Oltre all'ode funebre, tra i cimeli anche il documento che celebra la gioia del matrimonio, celebrato dallo stesso Don Rossaro tra il tenente e la moglie Ada Gazzoletti. Un componimento in versi che canta le gesta e la vita del tenente irredentista. Tra le note al testo il riferimento alla cessione di Castel Dante che permise di innalzare l'Ossario a cui don Rossaro e gli altri irredenti tenevano tanto.

 

"Dopo la guerra Maria de' Lindegg, madre di Melchiorre, proprietaria di Castel Dante, con squisita munificenza, cedette a mitissime condizioni il colle di Castel Dante ad un Comitato di cui lo scrivente faceva parte - scriveva don Rossaro - perché vi si raccogliessero le salme dei caduti in guerra".

 

Un luogo che adesso, nelle intenzioni della Provincia e dello Stato, dovrebbe trasformarsi in un luogo capace di ricordare - senza differenza di bandiera - tutti i caduti della Grande guerra. Sarebbe cosa buona che una piccola parte di ricordo fosse dedicata alla famiglia che con "munificenza" ha permesso che quell'Ossario fosse innalzato. 

 

Sarebbe altrettanto giusto che la città di Rovereto si ricordasse dell'uomo illustre che la abitò, Melchiorre de Lindegg, "roveretano di antica e patriottica famiglia, uomo spontaneamente schivo, modesto, di saldi principi morali e professionali - come c'è scritto nell'orazione funebre - di cui tutta la sua vita civile è stata prova ed esempio, specie nell'immediato dopoguerra, cioè negli anni della ricostruzione della città dalle rovine in cui era stata ridotta".

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