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Razzismo al Mercatino, gli operatori si difendono con un video (che ribadisce quanto raccontato) e attaccano il Dolomiti

Il leghista Daniele Demattè ha pubblicato questa diretta Facebook (cliccate sulla foto per vederla integralmente) dove presidente e operatore si difendono e attaccano in maniera contraddittoria i giornalisti che prima li avrebbero cercati per una replica e che poi non avrebbero chiesto loro una replica. Il tutto tra insulti e frasi minacciose rivolte al sottoscritto per chiedere un confronto

Di Luca Pianesi - 17 dicembre 2018 - 19:36

TRENTO. Volevamo evitare che i volti di queste persone venissero dati in pasto alla rete, con tanto di nomi e cognomi; volevamo evitare di dar peso a frasi violente e maleducate ai limiti del minaccioso. Invece c'ha pensato il leghista Daniele Demattè, marito di una consigliera provinciale della Lega e grande amante delle dirette Facebook, a metterli in piazza senza alcuno scrupolo credendo, forse, di aiutarli, in realtà consigliandoli malissimo e di fatto esponendoli come non meriterebbe nessuno.

 

E poi c'era da attaccare il Dolomiti, che in questo video girato dal signor Demattè, viene nominato più volte, come viene nominato chi vi scrive in questo momento spiegando che non avremmo concesso il diritto di replica a queste persone che nello stesso video però attaccano i giornalisti perché li cercavano per avere la loro versione dei fatti. Per non parlare dell'elegante modo con il quale si sono approcciati al sottoscritto: ''Perchè non metti la foto sul tuo profilo almeno vedo chi e il m......o che ci sta infangando?''. O aggiungendo: ''Peccato quando sei finito sotto la mia auto di non averti fatto seriamente del male, ora non saresti lì a scrivere cazzate infangando la gente perbene infangando gli ignoranti''. 

 

Ma andiamo con ordine. La vicenda è quella successa giovedì 6 dicembre al Mercatino di Natale di Piazza Cesare Battisti, a Trento, e raccontata da ilDolomiti sabato 8. Jacob è un ragazzo di colore di origine congolese in Italia da 17 anni, laureato all'Università di Trento, ingegnere civile, che lavora in un'azienda affermata e va al mercatino con due amici (uno italiano e l'altro tedesco) per bere un brulè quando viene puntato dagli operatori dell'associazione che raggiunti i tre chiedono agli altri due, ''Sta con voi?'', e alla loro risposta ''Sì, perché?'' rispondono ''Pensavo vi stesse disturbando, sapete c'è gente che gira a chiedere soldi qui''. Per Jacob si è trattato di un chiaro caso di pregiudizio. Lui è nero e quindi poteva essere uno che chiedeva soldi, i suoi due amici sono bianchi e quindi forse venivano disturbati da lui. (QUI L'ARTICOLO COMPLETO e la replica di chi gestisce l'evento, l'Apt e il Comune)

 

La cosa paradossale è che la stessa versione viene confermata anche nel video del signor Demattè dallo stesso operatore. E' lui che racconta la stessa storia e mentre la racconta non si rende conto che sta riaffermando quel pregiudizio andando quindi a ribadire esattamente quel che si cercava di stigmatizzare, che si sperava di superare senza coinvolgere associazioni o singole persone (nei nostri articoli per tutelare sia la vittima della vicenda che chi ha sbagliato, non abbiamo mai messo cognomi, non abbiamo citato l'associazione né l'operatore in questione proprio perché è il fatto in sé che si voleva far emergere non certo mettere in croce Tizio o Caio). Ma il signor Demattè ha pensato bene di esporre queste persone a quella che lui definisce ''gogna mediatica'', facendo vedere a tutti chi è l'operatore che ha agito in quel modo tanto assurdo e chi è il suo ''superiore'' il presidente dell'associazione.

 

Proprio il presidente attacca il Dolomiti e me in particolare (Luca Pianesi) per non aver voluto ascoltare la versione dell'operatore. ''Ho contattato via Facebook il direttore de ilDolomiti- spiega - anche perché, sono onesto, lo conosco da vecchia data. Era un ragazzo che frequentava l'università, io sono un ex dipendente universitario, lui veniva a fare degli esami, delle iscrizioni e quant'altro e ci siamo conosciuti così'' (in realtà ci siamo sì conosciuti mentre io frequentavo l'università, ma per via di un incidente visto che la persona in questione mi aveva investito con la macchina in città come lui stesso ricostruirà nei suoi messaggi). E alla domanda di Demattè ''vi ha dato modo di fare la vostra replica?'', la risposta è stata ''assolutamente no. Mi ha risposto se ti va fai uno scritto, me lo mandi, poi io valuto e ti cito'' e l'altro operatore, con aria saggia aggiunge ''così lo poteva modificare successivamente'' (non sapendo che la lettera è proprio il testo più impossibile da modificare: si pubblica come si riceve se non è offensivo o violento).

 

Eppure poco prima si criticavano, nel video, i giornalisti perché avevano cercato di parlare con loro e di avere la loro versione dei fatti (una vera e propria ''gogna mediatica'' la definisce Demattè con tanto di ''inseguimenti'' e minacce del tipo ''vi cercheremo e vi faremo parlare''). Insomma prima sono loro che scappano dai giornalisti cattivi e poi sono i giornalisti cattivi che non chiedono loro una replica. Poi si attacca il sottoscritto dicendo che è stato contattato via Facebook e, sempre il presidente di questa associazione, spiega che ''ti ho provocato ma senza offendere''. Ebbene questi sono i messaggi che la persona in questione ha scritto sulla mia bacheca, pubblicamente sotto un altro articolo (QUESTO, commentato fermandosi al titolo e facendo subito capire cosa pensava di Jacob). La conversazione ''gentile'' con la quale mi si chiedeva un garbato incontro.

 

 

 

Questa frase finale è stata rimossa dallo stesso presidente tra ieri sera e oggi. Io ho replicato, nonostante tutto, chiedendogli di inviarci un testo scritto.

 

 

In quei giorni stavano succedendo dei fatti terribili e la nostra attenzione era, ovviamente, a Strasburgo, ma quello di inviare un testo scritto sarebbe stato un modo comunque per pubblicare integralmente la loro posizione (previo ovvio controllo perché visto il tenore dei messaggi su Facebook non sapevamo bene cosa aspettarci e inoltre non sapevamo nemmeno chi era la persona in questione quindi avremmo dovuto verificare ogni cosa) e invece hanno pensato bene di uscire con questo video che non smentisce nulla, che è pieno di imprecisioni ed errori (per esempio si dice che Jacob avrebbe scattato la foto da noi pubblicata ai vigilantes ma quella foto è stata scattata da noi stessi la sera successiva ai fatti) e che mette ulteriormente nei guai questi operatori.

 

Nel video infatti dicono ''l'Apt ci ha incaricato di vigilare sulla piazza affinché i turisti non siano disturbati'' e ancora ''se il pakistano è abituato a girare nella piazza per vendere le rose noi gli chiedevamo gentilmente di restare ai lati della piazza'' o ancora ''facevamo i giri di controllo per prevenire i borseggi ed evitare che venissero disturbati i clienti'' quando in realtà l'Apt e il Comune hanno già smentito tutto. Loro non sono pubblici ufficiali, non avevano funzioni di sicurezza, tutt'al più potevano dare delle indicazioni ai visitatori di natura prettamente informativa e in caso di problemi deviare le persone alle forze dell'ordine o alla stessa Apt. Insomma di sicurezza non si è mai parlato perché per fortuna, per ora, questa è rimessa nelle mani di professionisti, di poliziotti e carabinieri, di persone capaci di gestire le situazioni, ben addestrate e altamente specializzate

 

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