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Attentato alla libreria "La Pecora Elettrica" di Roma. Perché i libri fanno paura? Giorgio Gizzi, romano e titolare dell'Arcadia di Rovereto: "Perché le idee sono difficili da controllare"

Il primo attentato è di qualche mese fa. Alla vigilia dell'inaugurazione, un nuovo attacco. In centinaia sono scesi in piazza per esprimere solidarietà alla libreria. Gizzi: "Alcuni amici di Roma che hanno partecipato alla manifestazione mi hanno riferito che i colleghi della Pecora elettrica sono spaventati e atterriti. Si sentono molto soli e non so se avranno la forza di continuare"

Di Arianna Viesi - 08 novembre 2019 - 18:51

ROMA. La Pecora elettrica, libreria-bistrot antifascista di Centocelle a Roma, avrebbe dovuto riaprire ieri. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile scorso, il presidio (umano e culturale) del quartiere era stato infatti vittima di un attentato incendiario. Un chiaro atto (di forza) intimidatorio.

 

I titolari, però, non si sono fatti scoraggiare. E, con tenacia e fermezza, si sono rimboccati le maniche per ripartire. Avrebbero dovuto farlo ieri, appunto. Il giorno prima dell'inaugurazione, però, un nuovo attacco. Le indagini sono ancora in corso ma i cittadini si sono già stretti attorno alla (loro) libreria. In corteo hanno percorso via delle Palme per ribadire che il (loro) quartiere non si tocca. È partita anche una campagna di raccolta fondi, spontanea e dal basso. Circa una mese fa, sulla stessa via, era stata incendiata anche una pizzeria.

 

Il quartiere, insomma, pare avere un serio problema con la criminalità organizzata che, evidentemente, non gradisce presidi che possano in qualche modo interferire con le sue attività. Sarà la magistratura a svolgere le indagini e a trarre le dovute conclusioni.

 

Il rogo di libri, però, richiama alla memoria fantasmi e ombre. Tra tutti basti ricordare il rogo del 10 maggio 1933 durante il quale le gerarchie naziste bruciarono, nella Bebenplatz a Berlino, circa 25.000 volumi ritenuti pericolosi. Ché, con i libri, non si bruciano solo carta e inchiostro, ma idee, pensiero, principi e, dunque, libertà fondamentali.

 

Giorgio Gizzi è un libraio appassionato e viene proprio da lì, da Roma. Da qualche anno, insieme a Monica Dori, gestisce quel piccolo baluardo di meraviglia che è la libreria Arcadia di Rovereto (QUI ARTICOLO). Gizzi è quindi uno che, di libri e di Roma, se ne intende. Le vicende della Pecora elettrica hanno lasciato sgomenti anche (e soprattutto) loro.

 

"L'ennesimo attacco ai danni della libreria di Centocelle ci ha molto turbati. È sinonimo, e sintomo, di una città fuori controllo. Lasciando per un attimo da parte il fatto che sia sta colpita una libreria, sulla stessa strada, un mese prima, era stata incendiata anche una pizzeria".

 

Centocelle, come spiega Giorgio Gizzi, è un quartiere popolare in cui mancano luoghi di aggregazione, fondamentali presidi di comunità e, dunque, civiltà. "Sicuramente, qui, c'è un problema di criminalità. Spegnere le luci della città favorisce la criminalità. Per questo sono stati colpiti i due locali che, in questa zona, tengono aperto fino a tardi".

 

Stando alle prime indiscrezioni, pare che l'attentato non abbia connotazione politica di sorta. Fa riflettere, però, che, la prima volta, la Pecora elettrica sia stata colpita in una data simbolica (che, fatalmente, s'intreccia al rogo di libri). "Il primo attentato alla Pecora elettrica risale al 25 aprile, una data molto sentita a Roma. Roma è la città della resistenza. Colpire una libreria proprio il 25 aprile ha un valore molto forte. Per questo si è parlato di attentato di matrice fascista. È simbolico anche il fatto che sia stata colpita il giorno prima della nuova inaugurazione".

 

Uno striscione "Combatti la paura! Difendi il quartiere" e centinaia di persone scese in strada per sostenere la libreria al grido di "Siamo tutti la Pecora elettrica". "Alcuni amici di Roma - continua - che hanno partecipato alla manifestazione mi hanno riferito che i colleghi della Pecora elettrica sono spaventati e atterriti. Ovviamente a loro fa enorme piacere la manifestazione di solidarietà e il crowdfounding. Ma si sentono molto soli e non so se avranno la forza di continuare".

 

Si sentono soli anche perché, a Roma, mancano (sempre più) luoghi di aggregazione. "Roma, negli ultimi anni, ha visto chiudere tantissime librerie. Il saldo è negativo mentre in altre regioni le librerie continuano ad aprire".

 

Le librerie, e i libri, sono un simbolo, si diceva. E fanno paura, l'hanno sempre fatta. "I libri fanno paura perché inducono la gente a pensare, ad elaborare un'idea personale. E le idee, si sa, sono difficili da controllare. Un paese in cui la gente non legge è più facile da controllare. Per questo la cultura non piace alle dittature e alla malavita".

 

Una libreria, se dinamica, è un luogo di incontro: con altre idee, persone, autori. "Deve essere, anche e soprattutto, un luogo di incontro con persone che non la pensano come noi. Il confronto è salvifico. La libreria è una porta aperta sul mondo, non solo della cultura. Libreria vuol dire costruire relazioni. Qui a Rovereto, ad esempio, grazie al nostro gruppo di lettura, sono nate belle amicizie tra persone che, nonostante vivano nella stessa città, non avevano mai avuto modo di incontrarsi e rivolgersi la parola".  

 

La libreria Arcadia presidia Rovereto dal 2016. "La nostra libreria a Roma andava molto bene - conclude Gizzi - ma eravamo stanchi dell'invivibilità complessiva della città. Qui il tessuto connettivo è più sano, è una regione piccola nella quale però le infrastrutture resistono. Roma è una città con molte difficoltà, in primis infrastrutturali. Il tempo per le persone è sempre meno. Qui abbiamo recuperato soprattutto questo: il tempo".

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